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Alza gli occhi, la mietitura è pronta

Alza gli occhi, la mietitura è pronta

 

ALZA GLI OCCHI, LA MIETITURA È PRONTA

Casavatore 15-02-2026                                                                             PREDICAZIONE: PASTORE ANTONIO RUSSO

Il titolo del messaggio di oggi è “Alza gli occhi, la mietitura è pronta”, perché Dio ci chiama a guardare il campo con gli occhi della fede e a entrare nella Sua prospettiva, riconoscendo che ciò che spesso ci sembra lontano è in realtà già pronto davanti a noi. Per vedere questo dobbiamo partire dal fondamento spirituale che sostiene ogni cosa: la preghiera, che ha lo scopo di vedere le persone arrese a Cristo. Quando preghiamo, nel mondo spirituale si crea una breccia e le barriere crollano; la gente si arrende a Gesù, l’inganno e la cecità spirituale si infrangono tramite l’intercessione. La preghiera apre gli occhi, apre il cuore, apre la via affinché Dio possa operare. La fede inizia a vedere Dio muoversi nella vita delle persone, perché il nostro obiettivo è uno solo: svuotare l’inferno e riempire il regno di Dio di anime salvate; questo è il cuore di Dio, il battito del cielo. È una gioia vedere persone arrendersi a Cristo e portare la vita di Dio, la Zoe, in ogni persona e famiglia, perché quando Gesù entra, la Sua presenza trasforma, rinnova, guarisce e cambia ogni cosa. Con questa predicazione vogliamo accendere un fuoco per i perduti, ricordando che una parola rhema ricevuta quest’anno è “evangelismo esplosivo”. Non un evangelismo timido, non un evangelismo passivo, ma un movimento potente dello Spirito Santo. La Chiesa deve muoversi ed essere abilitata a conquistare anime, perché questo è il nostro mandato, la grande commissione: andare e fare discepoli di tutti i popoli. E mentre ci muoviamo, dobbiamo essere consapevoli che esiste un nemico invisibile che tenta di distrarci, di rallentarci, di farci perdere il fuoco. Una delle armi che il nemico usa è tenerci occupati e improduttivi, impegnandoci in altre cose, riempiendo la nostra agenda ma svuotando il nostro cuore. Quando prendiamo impegni seri con Dio, l’inferno si scatena perché abbiamo deciso di fare le cose con maggiore serietà. Ogni volta che il cuore si riconsacra, il nemico prova a muovere circostanze attorno a noi per farci desistere, perché sa che un credente consacrato è pericoloso. A volte viviamo intrighi e gelosie nel corpo di Cristo, tra i fratelli, opere della carne che nascono da competizione, mormorii e lamentele, elementi che ci distolgono dal proposito di Dio, distrazioni che rubano tempo, energie e focus. Molti si limitano all’apparenza esteriore, curando immagine e facciata, come una maschera, ma dobbiamo buttarla giù perché Dio ci ha creati senza maschera: Dio non unge le maschere, unge i cuori sinceri. Quando la comunità si concentra sull’apparenza e non sulla sostanza, la raccolta si indebolisce e la mietitura rallenta, perché il cielo risponde alla verità, non alla facciata. Tante parole ma poca passione per i perduti: tante chiacchiere, poco entusiasmo, e il cielo non si muove con le chiacchiere, ma con l’obbedienza. Perciò preghiamo affinché lo Spirito Santo accenda un fuoco di passione per vedere dove stanno i perduti e camminare verso di loro. Il cielo risponde quando trova cuori disposti, non quando trova solo rumore o attività prive di direzione. Lo Spirito Santo oggi ci parlerà in modo semplice ma potente affinché questa parola entri nel cuore.

Giovanni 4:34-35; “Gesù disse loro: «Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e di compiere l'opera sua. 35 Non dite voi che vi sono ancora quattro mesi e poi viene la mietitura? Ecco, io vi dico: Alzate i vostri occhi e mirate le campagne come già biancheggiano per la mietitura.»”

I campi sono già bianchi, pronti: non è domani, è adesso; non è un futuro lontano, è un presente che ci chiama.

Giovanni 4:36; “Or il mietitore riceve il premio e raccoglie frutto per la vita eterna, affinché il seminatore e il mietitore si rallegrino insieme.”

C’è una ricompensa per chi obbedisce, c’è gioia per chi serve e un frutto che rimane per sempre; il cielo non dimentica. La domanda è: qual è il cibo della nostra vita spirituale? Di cosa ci stiamo realmente nutrendo? Se il cibo di Gesù era fare la volontà del Padre, allora anche noi dobbiamo nutrirci delle stesse cose. Gesù un giorno ha detto: "Non la mia volontà, ma la tua volontà sia fatta." Egli aveva una sua volontà, come noi abbiamo la nostra, e dobbiamo decidere di sottometterla alla volontà del Padre, la maturità spirituale si vede da questo. I nostri pensieri non sono la Sua volontà; abbiamo bisogno di conoscere quella che realmente è rivelata da Dio. Per comprendere questi versi dobbiamo ricordare Giovanni 4, dove Gesù incontra una donna samaritana la cui vita, da quell’incontro, non è più la stessa. Gesù passa per la Samaria e cerca di restare solo con la donna: manda tutti e dodici i discepoli a fare la spesa, sapendo che sarebbero stati un ostacolo mentre Lui parlava con la donna, perché tra giudei e samaritani esistevano conflitti e razzismo. Gesù resta solo presso il pozzo e quando arriva la donna samaritana, con umiltà le chiede: “Dammi da bere.” Da qui nasce una conversazione: “tu sei giudeo e chiedi a me, samaritana?” Spesso l’evangelizzazione inizia con una semplice domanda, non serve un sermone, basta un contatto. Gesù porta la donna dall’acqua naturale all’acqua viva: Giovanni 4:13-14; “… «Chiunque beve di quest'acqua, avrà ancora sete, 14 ma chi beve dell'acqua che io gli darò non avrà mai più sete in eterno; ma l'acqua che io gli darò diventerà in lui una fonte d'acqua che zampilla in vita eterna».” Inizialmente c’è conflitto, poi la donna comincia a capire: “Io vedo che tu sei un profeta,” e infine conclude dicendo: “Tu sei il Messia che stiamo aspettando.” Motivata, supera paura e pregiudizio, torna nella sua città e testimonia: “«Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che io ho fatto; non sarà forse lui il Cristo?».” (Giovanni 4:29). I discepoli tornano con il cibo e lo pregavano di mangiare, ma Gesù disse che aveva già mangiato di un cibo che loro non conoscevano.

Giovanni 4:34; "Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e di compiere l'opera sua."

Noi dobbiamo nutrirci dello stesso cibo spirituale, cercando la volontà di Dio e la gioia di vedere anime trasformate. Ci sono credenti stanchi, perché cercano un nutrimento che non nutre il loro spirito: un nutrimento naturale, carnale, umano. Il nutrimento che tante persone cercano è il riconoscimento, ma questo non è un alimento che fa bene al credente; è un alimento che intossica la vita. Anche la ricerca della comodità può diventare una trappola, perché ci porta a servire Dio solo finché non veniamo scomodati. Oppure discutere, litigare, sparlare e criticare gli altri: questo cibo ci avvelena, ci intossica e ci fa stare male. Per noi c’è ancora un altro cibo: i social, a cui a volte diamo priorità invece che alla volontà di Dio. Quando ci allontaniamo dalla missione la nostra vita spirituale perde freschezza, ma tornando alla volontà del Padre ritroviamo libertà, pace e vita. Tornando alle anime, ritorna la gioia, perché siamo nella stessa direzione in cui Dio è. I tesori di Dio sono le anime; un’anima vale più di tutto il mondo intero. Molti credenti vivono di emozioni momentanee, ma la vera forza viene dalla presenza di Dio, non dall’emotività. Dobbiamo nutrirci del giusto cibo che dà forza e stabilità, fare la volontà del Padre come faceva Gesù, diventando persone stabili. La volontà di Dio è che i perduti vengano salvati. Ci sono alcuni motivi per evangelizzare, per conquistare le anime e comprendere la visione di Dio.

Il primo motivo è per il timore di Dio.

2 Corinzi 5:11: “Conoscendo dunque il timore del Signore, persuadiamo gli uomini …” a credere in Dio e arrendersi a Gesù. Il timore di Dio è la consapevolezza dell’eternità: sapere che non viviamo solo per le cose terrene, ma per l’eternità che Dio ha preparato. Se crediamo nel cielo e nell’inferno, non possiamo restare zitti: vedere una persona in pericolo e non avvisarla non è rispetto, ma indifferenza, e dire “mica è mia responsabilità” rivela mancanza del timore di Dio. Il timore di Dio ci spinge a predicare e ad annunciare le cose che Gesù ci ha detto nella Sua parola.

Il secondo motivo è l’ubbidienza.

Gesù non ha detto: se vi sentite, fatelo; ha detto semplicemente: andate, un comando che non si basa sui sentimenti, ma sulla volontà.

Marco 16:15; “Poi disse loro: «Andate per tutto il mondo e predicate l’evangelo a ogni creatura.»”

Quando ci dicono di tenere la fede nel cuore, è una menzogna dell’inferno: Gesù ha detto di predicare l’evangelo a ogni creatura e di annunziare le cose del Regno di Dio, senza restare fermi o zitti. Nell’ultimo verso del Vangelo di Matteo, dove Gesù dà lo stesso comando che abbiamo letto in Marco, leggiamo: “… Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo.”

Il terzo motivo è per l’amore di Dio.

In 2 Corinzi 5:14, l’apostolo Paolo scrive: “Poiché l’amore di Cristo ci costringe …” Non possiamo essere remissivi: il vero amore, guidato dall’amore di Cristo che ci costringe, non resta seduto, si muove e trova sempre una via e un motivo per agire, senza cercare scuse.

Il quarto motivo è per il valore che Dio dà a ogni persona.

Ogni anima, ogni persona ha un valore speciale per Dio; infatti, Gesù disse in Marco 8:36: “Che gioverà infatti all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde l’anima sua?” Una sola persona vale più del mondo intero.

Il quinto motivo è perché siamo ambasciatori.

2 Corinzi 5:20; “Noi dunque facciamo da ambasciatori per Cristo …”

Non stiamo rappresentando noi stessi, ma il Re dei re e il Signore dei signori.

Il sesto motivo è perché è una guerra spirituale.

Negli Atti degli Apostoli è scritto che dobbiamo avere gli occhi aperti, perché la cecità esiste, e quando è spirituale significa che non riusciamo a vedere oltre.

Atti 26:18; “per aprir loro gli occhi e convertirli dalle tenebre alla luce e dalla potestà di Satana a Dio …”

Evangelizzare significa che, predicando la Parola, si apre nel mondo spirituale una breccia nel cuore delle persone; liberiamo i prigionieri, spezziamo le catene e portiamo luce dove regnano le tenebre. Gesù in Luca 10:3 dice: “Andate; ecco, io vi mando come agnelli in mezzo ai lupi.” Cosa fanno i lupi quando c’è un agnello? Cercano di sbranarlo, ma Gesù è con noi e nessuno ci potrà toccare, perché Lui è al nostro fianco.

Il settimo motivo è per l’urgenza.

Questo significa che il tempo è breve e che dobbiamo agire con urgenza, senza indugi né rimandi.

2 Corinzi 6:2; “Ecco ora il tempo accettevole, ecco ora il giorno della salvezza.”

No tra quattro mesi, non quando mi sento pronto o preparato: Dio ci chiama ad andare adesso a predicare la Sua Parola.

L’ottavo motivo è per la gioia del premio eterno.

Il mietitore riceve il premio e raccoglie frutto per la vita eterna. Dio non dimentica nemmeno una lacrima che versiamo per un perduto, né nei momenti di persecuzione o di oppressione; Egli vede ogni lacrima e non ne dimentica nessuna. Tutti questi motivi condussero Gesù a dare un comando. Quale fu il comando? “Alzate gli occhi”.

Giovanni 4:35; “Non dite voi che vi sono ancora quattro mesi e poi viene la mietitura? Ecco, io vi dico: Alzate i vostri occhi e mirate le campagne come già biancheggiano per la mietitura.”

Questo significa che le campagne sono pronte per la raccolta. Gesù affronta la mentalità del rinvio: voi dite “tra quattro mesi” o “un giorno succederà”, ma Egli ci dice di alzare i nostri occhi. Spesso non vediamo i perduti perché siamo assorbiti dalle nostre difficoltà, ma Dio ci invita a guardare oltre ciò che ci pesa e ci dice: vieni nella mia presenza, ti guarisco ora. Gesù ci dice di alzare gli occhi e guardare nella stessa direzione in cui sta guardando Lui, oltre le scuse, verso le persone che non hanno ciò che noi possediamo: Gesù nel cuore. Riflettiamo: il Creatore del cielo e della terra vive dentro di noi e, sebbene il mondo intero sia nel palmo della Sua mano, noi, che dovremmo ammirarne la grandezza, lo riduciamo a qualcosa di piccolo e limitato. Alza gli occhi: tre tipi di occhi che dobbiamo alzare.

I primi occhi sono quelli della compassione. Gesù guardava le persone con gli occhi della compassione, non per giudicarle, ma per amarle e accoglierle. La compassione, ci invita a vedere oltre l’apparenza, riconoscendo che aggressività, freddezza o scorbuticità spesso nascondono ferite e conflitti interiori. La carne non conta, è lo spirito che vale; dobbiamo lasciare che Cristo si manifesti nella nostra vita e nelle relazioni con gli altri. Manifestare compassione significa sentire il dolore degli altri e muoversi per fare qualcosa. Gesù stesso è la compassione di Dio in persona.

I secondi occhi sono quelli della fede. Una storia racconta di un criminale violento che entrò in chiesa, ascoltò che nel sangue di Gesù c’è perdono, confessò Gesù come Signore e trasformò la sua vita, restaurando la famiglia. La fede ci porta a credere che nessuno è troppo lontano per essere raggiunto dalla grazia di Dio. Oggi Dio ci sta dicendo di alzare gli occhi della fede: Egli può salvare chiunque, perché non guarda alla qualità delle persone e non fa differenze. Fede significa anche invitare una persona, pregare brevemente per lei e guardare non ciò che appare nel naturale, ma ciò che Dio può operare nella sua vita.

I terzi occhi sono quelli della guida dello Spirito Santo. Lo Spirito Santo ci guida a vivere incontri divini e a portare altri a tali incontri. Pensiamo a Saulo di Tarso: fu accecato sulla via di Damasco e Dio mandò Anania da lui. Lo Spirito Santo indicò il luogo preciso, la via e perfino la casa, e suggerì anche la parola da dire. Allo stesso modo, lo Spirito Santo ci può dare una parola che tocca il cuore delle persone.

L’amore di Dio si manifesta ovunque: a scuola, al supermercato, sui mezzi pubblici, al lavoro, nel vicinato e sui social, dove anche un piccolo messaggio può cambiare una vita in quel momento. Tutti noi partecipiamo al ministero della riconciliazione, indipendentemente dal ruolo che ricopriamo nella Chiesa. Il nostro campo di missione è il mondo attorno a noi. Gesù parla del frutto eterno, del mietitore e della gioia. Dio vede, ricorda e ricompensa; non è ingiusto da dimenticare, perché la nostra fatica nel Signore non è vana. Il frutto che raccogliamo riguarda l’eternità delle persone, perché ogni anima ha un valore unico davanti a Dio.

Daniele 12:3; “Quelli che hanno sapienza risplenderanno come lo splendore del firmamento e quelli che avranno condotti molti alla giustizia, risplenderanno come le stelle per sempre.”

Vogliamo risplendere come le stelle? Dobbiamo salvare quante più persone possibile, perché non si nasce cristiani, ma si diventa credendo in Gesù.

Giovanni 1:12; “ma a tutti coloro che lo hanno ricevuto, egli ha dato l’autorità di diventare figli di Dio, a quelli cioè che credono nel suo nome.”

La gente va all’inferno non per le azioni che compie o per la gravità del peccato che pesa sulle sue spalle, ma perché non ha creduto. Il nostro compito è urgente e prezioso: ogni anima che raggiungiamo è un frutto della misericordia di Dio, e ogni vita trasformata testimonia la Sua potenza; non possiamo fermarci, perché la mietitura è pronta e il tempo per agire è adesso.

 

 

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