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Come sviluppare una vita di preghiera costante

Come sviluppare una vita di preghiera costante

 

COME SVILUPPARE UNA VITA DI PREGHIERA COSTANTE

Casavatore 24-08-2025                                                                            PREDICAZIONE: ANZIANO MARCO VITTORIO

Nel servizio di culto di questa settimana parleremo di un tema fondamentale per la nostra sopravvivenza spirituale e quindi per la nostra vita: “Come sviluppare una vita di preghiera costante”. Vogliamo introdurre questo tema ricordando che siamo reduci da circa una settimana di ritiro spirituale, un tempo in cui abbiamo pregato, cercato Dio e vissuto momenti intensi con la Parola, e questo ci ha insegnato che dobbiamo essere costanti per non perdere ciò che abbiamo ricevuto. Non a caso ci troviamo davanti a questo titolo, perché spesso diciamo che vogliamo conquistare la nostra città per Gesù, ed è vero, ma la verità più grande è che la nostra città possiamo conquistarla solo se prima lo facciamo nel mondo spirituale, perché tutto quello che accade nello spirito è il risultato di quello che noi vediamo nel naturale. Se c’è una chiesa che prega, se c’è un popolo che si innalza davanti a Dio, quella chiesa inizia a conquistare la città nella preghiera, e questo lo vedremo poi nel naturale intorno a noi, ma se c’è una chiesa che dorme, una chiesa che non prega, si vedrà anche l’opera del diavolo manifestata intorno a noi. Ecco è importante che noi andiamo al nocciolo della situazione, cioè capire dove possiamo intervenire per vedere un reale cambiamento nella nostra città, e la prima cosa che dobbiamo fare è pregare. Qualcuno potrebbe dire: ma abbiamo già pregato l’anno scorso, abbiamo già pregato in passato. Ma questo è il punto: il problema di molti è che iniziamo a fare le cose, ma poi non le portiamo a termine. Invece, il segreto della preghiera sta nel perseverare e nel portare a compimento ciò che abbiamo iniziato. Perseverare significa continuare con costanza ciò che Dio ci affida, senza fermarci dopo i primi tentativi. Spesso iniziamo con entusiasmo, ma quando l’emozione passa ci fermiamo, eppure la perseveranza non si nutre di emozioni, non si lascia condizionare dalle circostanze. Noi troppo spesso leghiamo il nostro impegno alle emozioni, ma non deve essere così, perché il nostro Dio è perseverante. Quante volte Dio ci ha chiamati e noi abbiamo detto di no, eppure Lui non si è fermato, ha continuato a cercarci e a bussare alla nostra vita. Dio è perseverante e se Lui è il nostro Padre noi dobbiamo imparare da Lui, e anche se a volte pensiamo di non farcela, se permettiamo allo Spirito Santo di prendere il controllo, Lui ci aiuterà ad essere perseveranti. Per questo vogliamo partire da Matteo 6:33: “Ma cercate prima il Regno di Dio e la sua giustizia, e tutte le altre cose vi saranno sopraggiunte”. Gesù ci insegna a mettere prima di ogni cosa la ricerca del Regno di Dio, e mentre noi ci occupiamo di cercare la Sua faccia, Lui si prende cura dei nostri bisogni. Se vogliamo accordarci a quello che Gesù ci ha detto, comprendiamo che forse con le nostre forze potremmo anche risolvere un problema momentaneo, ma Lui desidera qualcosa di più grande: non vuole solo risolvere il problema di oggi, vuole risolverlo per sempre. Quando permettiamo a Dio di essere il nostro Signore e il nostro provveditore, la Sua provvidenza non è limitata a un tempo, ma diventa eterna. Dio porta un’accelerazione nella nostra vita, ciò che a noi richiederebbe mesi o anni, Lui lo cambia in un attimo, perché è il Padrone dei cieli e della terra, Colui a cui appartiene ogni cosa e che può trasformare l’impossibile in possibile. In Romani è scritto: se Dio non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi, come non ci donerà anche tutte le altre cose insieme con Lui? Se ci ha dato il massimo, Gesù, come potrebbe non donarci il resto? Le cose materiali sono poca cosa rispetto al dono di Cristo. Dio ci ricorda che ciò che chiediamo è già nostro, perché siamo Suoi figli, eredi e coeredi con Cristo. Tutto questo si manifesta nella nostra vita solo attraverso la preghiera costante e la dichiarazione delle promesse di Dio, che deve avere la priorità assoluta nelle nostre giornate. La preghiera per noi cristiani è vitale come l’ossigeno: senza di essa non possiamo vivere spiritualmente. Essere fisicamente presenti in chiesa non basta, perché senza preghiera possiamo comunque spegnerci spiritualmente, dato che Dio non è un edificio, ma è vivo e desidera avere comunione con noi ogni giorno. L’uomo è stato creato per avere comunione con Dio, come Adamo ed Eva nel giardino, e quando non viviamo questo scopo siamo fuori dal proposito divino, ci sentiamo vuoti e disorientati. La preghiera è fondamentale per mantenerci in vita spiritualmente e per portare sulla terra ciò che è già nei cieli. Dio vuole fare del bene nelle nostre vite e nelle nostre città, ma ha bisogno di bocche che dichiarino la Sua Parola. Dichiarare la Parola significa accordarsi con la volontà di Dio. La Bibbia ci insegna che la Sua Parola è come una spada a doppio taglio e che è già stata pronunciata: guarigione, liberazione e vittoria sono già state dichiarate. Oggi tocca a noi confessarla con fede, e Dio non può tirarsi indietro perché è fedele alla Sua Parola. Vediamo ora, quali qualità servono per sviluppare una vita di preghiera costante, perché non basta iniziare a pregare, ma è necessario anche saper continuare; allora, come possiamo perseverare?

La prima cosa che dobbiamo comprendere è che la preghiera deve essere vissuta come un vero “impegno” davanti a Dio.

Non deve essere qualcosa che facciamo solo quando abbiamo bisogno, per mettere a posto la coscienza o quando abbiamo tempo. Spesso non perseveriamo perché non prendiamo sul serio l’impegno della preghiera, ma così come rispettiamo un impegno di lavoro, dobbiamo onorare il nostro appuntamento con Dio. Il problema è che spesso vediamo la preghiera come un optional, pensando che Dio capisca le nostre difficoltà. La mentalità che dobbiamo cambiare è prendere un impegno serio con Dio, decidendo un orario e un luogo precisi, non possiamo lasciare che la giornata decida per noi, altrimenti non pregheremo mai. Pregare con costanza significa scegliere con tutto il cuore uno stile di vita e non un atto occasionale. All’inizio ci costerà perché dovremo disciplinarci, rinunciare alla nostra carne e ad altri impegni, ma col tempo quella che inizialmente sembra fatica diventerà una necessità e un’abitudine quotidiana, come lavarsi i denti al mattino. Dobbiamo capire che la preghiera è fondamentale, deve diventare una priorità nella nostra vita, un appuntamento fisso e costante con Dio. Così come non possiamo immaginare di vivere senza respirare, non possiamo vivere spiritualmente senza pregare. La costanza nella preghiera alimenta la nostra vita spirituale e rende naturale la comunione quotidiana con Dio.

La seconda cosa che dobbiamo afferrare è che la preghiera richiede “disciplina” personale.

Non sarà facile, perché come un soldato o un atleta dobbiamo disciplinare la nostra carne per raggiungere un obiettivo, allo stesso modo la disciplina della preghiera plasma la nostra vita.

Matteo 26:41; “Vegliate e pregate, per non cadere in tentazione; poiché lo spirito è pronto, ma la carne è debole».”

Il nostro spirito desidera pregare, leggere la Parola e fare la volontà di Dio, mentre la carne resiste con scuse come stanchezza o altri impegni. Questo perché i desideri dello Spirito e quelli della carne sono contrari e siamo noi a dover scegliere chi far prevalere. Davide in un momento di scoraggiamento dice alla sua anima: “Anima mia, benedici l’Eterno,” prendendo autorità sulla carne e sulle emozioni, lanciando un comando di lode e obbedienza allo Spirito. Così anche noi possiamo e dobbiamo discernere chi parla al nostro cuore: Dio o la carne, lo Spirito o il diavolo. La preghiera è un impegno che comporta combattimento, perché ogni volta che perseveriamo diventa un pugno nell’occhio del diavolo, qualcosa di devastante per l’inferno. Nonostante le difficoltà, dobbiamo aprire occhi e orecchie alla rivelazione di Dio, desiderando di essere costanti e non più incostanti. La vittoria è già nostra, perché Gesù ci ha dato l’equipaggiamento per vincere: quando la carne ci scoraggia, il nostro spirito ci ricorderà che pregare è essenziale e che dobbiamo perseverare, trasformando la disciplina in uno strumento di vittoria quotidiana nella vita spirituale.

La terza cosa per avere una vita di preghiera costante è la “perseveranza”.

La perseveranza è il segreto di ogni successo, sia nelle cose quotidiane che nella vita spirituale, e tutti coloro che l’hanno praticata hanno ottenuto risultati straordinari. Pensiamo a Thomas Edison, che non si sa quante lampadine abbia scartato prima di riuscire a creare quella funzionante. Spesso, però, pensiamo che Dio sia come un distributore automatico: Gli chiediamo qualcosa, non vediamo risultati immediati e pensiamo che forse non è per noi, che non abbiamo abbastanza fede o che Dio non voglia esaudire la nostra preghiera. Non funziona così perché la preghiera è un combattimento, un impegno serio e una disciplina da mantenere. Quando iniziamo a pregare dobbiamo deciderci a non fermarci finché non vediamo il risultato nella nostra vita. Non possiamo arrenderci al primo ostacolo o ai primi giorni di preghiera, perché il risultato è già nostro dato che Dio ha già provveduto. Tuttavia, quando preghiamo, ci sono demoni che si oppongono, e il diavolo cercherà sempre di scoraggiarci e di farci dubitare, perché sa che c’è potenza nella nostra preghiera. Se smettiamo, la vittoria passa a lui, ma dobbiamo ricordare che la vittoria appartiene a Gesù. Gesù ci ha insegnato la perseveranza in Luca 18:1: “Poi propose loro ancora una parabola, per mostrare che bisogna continuamente pregare senza stancarsi”. Quindi, Gesù stesso ci invita a pregare senza stancarci, a non arrenderci, a mantenere la costanza nella preghiera, riconoscendo che la nostra perseveranza è un elemento basilare per vedere l’opera di Dio manifestarsi nella nostra vita. Gesù ci insegna che la preghiera perseverante non è un optional, ma una necessità fondamentale per la nostra vita spirituale e naturale: senza di essa nulla si smuove, la nostra vita rimane invariata e non vedremo mai realizzarsi ciò che Dio ha previsto per noi. Dio ha creato l’uomo per avere comunione e intimità con Lui, e solo attraverso la preghiera possiamo conoscerLo, avere relazione con Lui e vivere secondo il Suo proposito. La preghiera è essenziale affinché la volontà di Dio sia fatta sulla terra, perché Dio ha bisogno che apriamo la nostra bocca e dichiariamo la Sua volontà. Se Dio avesse potuto agire da solo, lo avrebbe già fatto, ma ha dato autorità all’uomo sulla terra, e rispetta il nostro parlare quando ci accordiamo alla Sua volontà. La preghiera ci mantiene costanti, ci aiuta a non scoraggiarci e a rimanere fermi nonostante le opposizioni. Gesù ci mostra che la perseveranza nella preghiera è fondamentale, rafforzando questo concetto con la parabola “dell’amico importuno”, in Luca 11:5-8, in cui un uomo bussa a mezzanotte alla porta dell’amico per ottenere tre pani; il padrone glieli concede non per amicizia, ma per la sua insistenza. Questo ci insegna che la persistenza e l’insistenza nella preghiera sono essenziali: la fame e il bisogno devono motivarci a non fermarci davanti a ostacoli o ritardi. Solo attraverso questa determinazione vedremo la manifestazione della volontà di Dio nella nostra vita, perché la preghiera diventa uno strumento potente che trasforma le circostanze, protegge lo spirito e porta il Regno di Dio sulla terra. La preghiera è ciò che muove il cielo e consente allo spirito di dominare sulla carne; senza di essa, la nostra vita rimarrebbe ferma, priva di trasformazione, e noi stessi rischieremmo la morte spirituale. La preghiera permette di dichiarare la volontà di Dio sulla terra, perché se Dio potesse fare tutto da solo, lo avrebbe già fatto, ma ha scelto di coinvolgere l’uomo, affidandoci autorità e responsabilità. Anche se talvolta ci sentiamo piccoli o impotenti, la nostra voce e le nostre dichiarazioni contano: Dio aspetta che noi ci attiviamo attraverso la preghiera, perché essa è lo strumento per vedere la Sua volontà compiersi e per proteggere la nostra vita dalle tentazioni. In Luca 11:1-8, i discepoli chiedono a Gesù di insegnare loro a pregare, ed Egli introduce la preghiera del Padre nostro, invitandoci a vedere Dio non solo come Signore, ma soprattutto come Padre. Questa nuova prospettiva trasforma il nostro modo di pregare, perché sappiamo che, rivolgendoci a nostro Padre, riceveremo ciò di cui abbiamo bisogno per amore, non per merito. Gesù rafforza il principio con Matteo 7:7-8: “Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto; …” Questi tre verbi rappresentano tre livelli di preghiera: chiedere, cercare e bussare.

Il primo livello, “chiedere”, consiste nella preghiera di petizione o supplica.

Molti non ricevono semplicemente perché non chiedono; Dio vuole che apriamo la bocca e chiediamo ciò di cui abbiamo bisogno.

Il secondo livello, “cercare”, significa rincorrere Dio con insistenza, come quando cerchiamo qualcosa di perso: è una ricerca diligente e perseverante, che richiede sforzo e attenzione, perché più grande è lo sforzo, più apprezzeremo ciò che riceviamo. Dio talvolta si fa attendere per attirare la nostra attenzione e suscitare il nostro desiderio, non per ingannarci, ma per farci crescere nella perseveranza.

Il terzo livello, “bussare”, implica agire, colpire la porta fino a quando qualcuno la apre.

La preghiera è come un seme interrato: non basta piantarlo, bisogna curarlo, attendere il raccolto e agire secondo la promessa ricevuta. Dobbiamo aspettarci il risultato, essere costanti e non fermarci finché non incontriamo la promessa nella nostra vita.

La preghiera richiede quindi impegno, disciplina e perseveranza: è un combattimento spirituale in cui la carne si oppone, ma lo spirito ci guida. Per mantenere una vita di preghiera costante, dobbiamo farne una priorità quotidiana, crocifiggere la carne, rimanere perseveranti e agire in accordo con ciò che Dio ha promesso. La preghiera non è solo una richiesta, ma un impegno costante, un combattimento che porta frutto quando perseguito con fede e determinazione. Dobbiamo chiedere, cercare e bussare fino a incontrare la promessa nella nostra vita, perché ciò che Dio ha già provveduto sarà ricevuto attraverso la nostra costanza, la nostra insistenza e la nostra fede attiva. La vittoria appartiene a Gesù, e la nostra perseveranza ci permette di viverla in pienezza. 

 

 

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