La caduta di un re
LA CADUTA DI UN RE
Casavatore 10-08-2025 PREDICAZIONE: PASTORE JOE PORRELLO
In questa domenica abbiamo avuto la gioia di accogliere il Pastore Joe Porrello che, dopo i saluti di rito, è subito passato alla Parola, da cui riceviamo nutrimento e direzione, con una riflessione dal titolo forte: “La caduta di un re”. Nella Bibbia vediamo che, a partire da Saul, nasce una cultura del Regno che attraversa l’Antico Testamento. Diversi re si sono succeduti sul trono: alcuni hanno camminato nella fedeltà, altri nell’infedeltà. Noi crediamo che sia importante l’autorità come esempio e, come figli di Dio, padri, madri, mariti, mogli e figli, dobbiamo prenderci la responsabilità di ciò che viviamo. Spesso diamo per scontata la Chiesa, il pregare e lodare insieme, ma dobbiamo comprendere i tempi che stiamo vivendo, che sono gli ultimi tempi. È un tempo di responsabilità, lealtà, trasparenza e verità, per dimostrare che la nostra scelta di seguire Dio è autentica, perché questo mondo ha bisogno di esempi concreti.
1°Cronache 10:13-14; “Così Saul morì a motivo della sua infedeltà commessa contro l'Eterno, perché non aveva osservato la parola dell'Eterno e anche perché aveva consultato una medium per avere consiglio, 14 e non aveva invece consultato l'Eterno. Per questo l'Eterno lo fece morire e trasferì il regno a Davide, figlio di Isai.”
L’infedeltà porta alla morte, perché quando usciamo dal proposito di Dio perdiamo protezione. Infedele non significa solo peccare, ma essere falsi; infatti, Saul disse di aver sterminato gli amalekiti, ma non era vero, e questo gli fece perdere la copertura. Anche noi dobbiamo avere timore di Dio e vegliare su ciò che esce dalla nostra bocca. Viviamo in un mondo in cui i social amplificano ogni cosa, e una foto può sembrare testimonianza di felicità senza però mostrare la realtà. Così anche Saul cercò scorciatoie per arrivare a Dio, e rivolgendosi a una medium evocando Samuele scelse la via sbagliata. Anche noi possiamo cadere nel rischio di pratiche che sembrano spirituali ma che in realtà sono magia, perché ripetere formule senza cuore è pericoloso. Non basta sapere come si dice o come si prega, la domanda è: il nostro cuore com’è? Meglio fermarsi un attimo e dire: devo sistemare qualcosa nella mia vita, piuttosto che cadere nel peccato. Noi abbiamo bisogno di lealtà, di trasparenza, di ubbidienza, perché le scorciatoie spirituali portano alla morte. È incredibile e interessante come la Bibbia racconti la morte di Saul, spiegandone il motivo in Prima Cronache e descrivendone l’accaduto in Secondo Samuele.
2°Samuele 1:1-10; “Dopo la morte di Saul, Davide tornò dalla strage degli Amalekiti e si fermò due giorni a Tsiklag. Al terzo giorno, ecco arrivare dall’accampamento di Saul un uomo con le vesti stracciate e col capo cosparso di terra. Appena giunto vicino a Davide, cadde a terra e si prostrò. Davide gli chiese: «Da dove vieni?». L’altro rispose: «Sono fuggito dall’accampamento d’Israele». Davide disse: «Come sono andate le cose?». Egli rispose: «Il popolo è fuggito… anche Saul e suo figlio Gionathan sono morti»… “Così mi avvicinai a lui e lo uccisi… poi presi il diadema che era sul suo capo e il bracciale che aveva al braccio, e li ho portati qui al mio signore».”
La Bibbia racconta di un giovane che, cosparso di terra e con vesti stracciate, si presenta davanti a Davide portando il diadema e il bracciale di Saul, dichiarando: “L’ho ucciso io, Saul.” Tuttavia, in 1°Samuele 31:1-7 si legge chiaramente che Saul si è tolto la vita. “I Filistei vennero a battaglia con Israele… Saul disse al suo scudiero: ‘Sfodera la tua spada e trafiggimi con essa…’ Ma il suo scudiero non volle… Allora Saul prese la spada e vi si gettò sopra. Quando lo scudiero vide che Saul era morto, si gettò anch'egli sulla propria spada… Così in quel giorno morirono insieme Saul, i suoi tre figli, il suo scudiero e tutti i suoi uomini. Gli Israeliti… vedendo la sconfitta, fuggirono e i Filistei si stabilirono nelle loro città.” La verità è che Saul si è suicidato, e quel giovane ha mentito a Davide per ottenere il suo favore dicendogli: “Me l’ha chiesto lui e io l’ho ucciso,” ma la Scrittura è chiara: Saul si è tolto la vita. Due giovani sono legati al destino di Saul: lo scudiero, che muore per lealtà, e il ragazzo che mente per opportunismo. Quando viviamo nella menzogna, nella ribellione, fuori dalla copertura di Dio, trasciniamo altri nella morte. Saul, nella sua ribellione e infedeltà, non si consulta con l’Eterno e lo scudiero, pur avendo principi sani, muore della stessa morte. Il giovane che mente si presenta nella condizione perfetta per ingannare: sporco, stracciato, con i gioielli di Saul, pensa che Davide sarà felice, perché Saul lo ha perseguitato ma egli non ragiona umanamente. Noi, come Chiesa, spesso pensiamo umanamente: cerchiamo di crescere con le nostre forze, comprando favori, prendendo ciò che non ci appartiene, ma nel proposito di Dio, è Lui che ci porta avanti. Davide risponde con fermezza: 2°Samuele 1:14: “Allora Davide gli disse: «Come mai non hai avuto timore di stendere la mano per uccidere l'unto dell'Eterno?».” Il ragazzo verrà ucciso. La domanda di Davide è potente, perché anche lui aveva avuto due occasioni per uccidere Saul, ma non lo ha fatto; lo chiama “l’unto del Signore.” Davide, unto da Samuele, riconosce che anche Saul era l’unto del Signore. Saul ricevette l’olio da un vasetto, Davide da un corno, ma Davide lo onora comunque; che cuore, che attitudine. A volte sembra che ci piaccia entrare in competizione, trovare chi è più bravo e chi meno, ma Davide sapeva bene che l’attitudine di Saul era sbagliata. In una delle occasioni, prende un pezzo del mantello di Saul e lo sventola da lontano, dicendo: “Io so in che condizione sei, ma non mi farò giustizia da solo.” Viviamo in una mentalità sbagliata, convinti che la giustizia vada fatta da soli, ma Gesù ha fatto giustizia salendo sulla croce e, quando Pietro ci ha provato con la spada, Dio ha compiuto un miracolo. Quel giovane ha mentito davanti al re l’altro giovane è morto della stessa morte di Saul. Dio sta preparando un’armata di giovani, di adolescenti che vivono nella verità, nella fedeltà, nella trasparenza. Noi crediamo che la vera Chiesa è stanca della religiosità, che copre il peccato, ma quando entra la santità, non possiamo fare a meno di distruggere ogni forma diabolica, ogni peccato. Mentre Saul andava dalla medium per consultare l’Eterno, Davide aveva un rapporto autentico con Dio, suonando, scrivendo Salmi e cercando la Sua faccia. Saul non ha commesso adulterio o omicidio come Davide, eppure Dio non ha mai rinnegato Davide perché aveva un cuore puro e trasparente e, quando Nathan gli parlò, disse: “Io ho sbagliato,” assumendosi la responsabilità delle sue azioni. Questo è un tempo dove dobbiamo smettere di vivere nella bugia, nella penombra, in condizioni false, con un piede dentro la Chiesa e uno fuori, con un piede nella Santità e uno fuori. È un tempo di consacrazione e di Santità, dove Dio sta alzando il livello della Sua chiamata. Davide disse: “Ti sei ucciso con la tua bocca per quello che è uscito dalla tua bocca”, anche se non era stato vero, perché le parole negative proclamate portano morte. Oggi tanti giovani si guardano allo specchio e decretano maledizioni, dicono sempre: deve succedermi questo, deve capitarmi quello. Questa cultura va sradicata rilasciando benedizioni e parole profetiche, perché esse distruggono le opere del nemico e tranciano ciò che il nemico ha seminato. Abbiamo bisogno di luoghi santi, di una Chiesa che si muove, che conquista e fa la differenza. Il ragazzo che mentì a Davide era un Amalekita; Saul fu rigettato perché non distrusse gli Amalekiti, lasciando bambini e animali, e quell’errore permise alla falsità di crescere e manifestarsi. Se non distruggiamo le nostre forme di peccato, i nostre Amalekiti, saranno svergognate pubblicamente. È tempo di vivere nella verità, di svergognare le opere del nemico, di riflettere sulle eredità che lasciamo, perché la Bibbia ci chiede di considerare ciò che avviene dietro di noi e cosa resterà spiritualmente. L'ubbidienza e la santità non sono un gioco; anche Gesù, attraverso le sue sofferenze, ci ha insegnato l'importanza dell'ubbidienza. Non basta dire sì in Chiesa e vivere diversamente fuori; la consacrazione deve essere vera. Possiamo tentare di prendere in giro le autorità, ma non possiamo ingannare lo Spirito Santo. Dio ci chiede Santità reale e trasparenza, di riconoscere i nostri errori e liberarsi dagli Amalekiti. Saul non aveva fede nel ragazzo e nella sua eredità spirituale, voleva perseguire la sua eredità umana invece di custodire quella divina, ma Davide portò avanti il proposito di Dio. Dobbiamo chiederci: quale eredità stiamo lasciando? Non è necessario essere apostoli o pastori, basta essere figli di Dio consapevoli della nostra eredità spirituale e agire con mentalità profetica. Ad un certo punto il Pastore Joe ci ha raccontato qualcosa che oggi possiamo dire apertamente perché è pubblico ed è palese, ma allora non lo era. Infatti, esattamente cinque anni fa, l’Apostolo Lirio lo chiamò nel suo ufficio e gli disse che, trascorsi quei cinque anni, avrebbe preso il suo posto, incaricandolo di prepararsi spiritualmente nel segreto, pregando e intercedendo. Da quel momento iniziarono notti insonni, ansia e paura, ma anche la costruzione di un’eredità spirituale, e quando qualcuno chiese come fosse possibile ottenere tanto in così poco tempo, la risposta fu che erano stati cinque anni di preghiera e richiesta di Sapienza a Dio. Questa è la mentalità di un uomo visionario: non si ragiona solo per sé, per i propri beni o desideri, ma si lavora per lasciare un’eredità e far avanzare il Regno di Dio, comprendendo che la preparazione nel segreto è fondamentale per il compimento del proposito divino. La mentalità profetica richiede di pensare oltre sé stessi, per il Regno e non per il proprio vantaggio. È essenziale vivere nella verità, nella santità e nella trasparenza, senza compromessi tra il bene e il male. Il giovane amalekita, la menzogna e l'infedeltà di Saul ci avvertono che ciò che non eliminiamo dal nostro cammino può radicarsi e influenzare negativamente le generazioni future. Dobbiamo liberare la nostra vita dagli amalekiti, svergognare le opere del nemico, vivere una vita trasparente e preparare una eredità spirituale per le generazioni future, facendo avanzare il Regno di Dio con ubbidienza, consacrazione e fedeltà, non con scorciatoie o inganni, ma con cuore puro e vita conforme alla volontà divina. Saul ragionava dicendo: io voglio il mio, io devo stare bene, i miei figli devono stare bene, senza curarsi di chi verrà dopo o di ciò che accadrà. Costruiva tutto per i figli, pensando solo all’eredità materiale, ma non rifletteva sulla sua eredità spirituale. La mentalità profetica ci invita a pensare oltre i benefici personali, combattendo ciò che è malvagio non per cercare approvazione, ma per obbedire al volere di Dio. Saul non uccise l’amalekita per non offendere il popolo, per compiacere, entrando così nell’infedeltà e nella disubbidienza; quell’amalekita non eliminato divenne una trappola spirituale. Il nemico ci spinge a cercare approvazione umana, ma dobbiamo ricordare che ciò che conta è il favore del nostro Re, non quello degli uomini. Siamo qui per distruggere ogni amalekita, ogni cosa che vive nell’ombra, svergognare le opere diaboliche, rompere catene nel nome potente di Cristo, manifestare ogni infedeltà e portare alla luce ciò che è nascosto. Gesù ha vinto, Saul ha perso; un re è caduto, il Re ha vinto. Saul uscì dal proposito, ma il Re ci dà scopo, significato, e ci richiama al proposito divino. Anche quando ci sentiamo confusi o senza scopo, il Signore ci reindirizza, portandoci all’ubbidienza e liberandoci dal rancore che ferisce noi stessi, perciò il perdono deve essere rilasciato. Molti matrimoni e vite spirituali sono distrutti dalla falsità protratta, dall’apparire, del “va tutto bene”, mentre dentro c’è sofferenza; è meglio dichiarare la verità: “non sto passando un bel periodo, aiutami, pastore”. Una debolezza rivelata può diventare insegnamento maggiore di una debolezza nascosta; mostrare vulnerabilità permette agli altri di entrare in libertà, di confessare errori, chiedere preghiera e ricevere aiuto. Anche Gesù, pur essendo uomo, viveva le necessità umane e le debolezze, ma non peccò. Mostrare le nostre debolezze non è segno di fallimento, ma di umanità; tutti abbiamo bisogno di aiuto. Saul entrò nell’orgoglio, vediamo la sua caduta, e il suo scudiero si tolse la vita perché lui lo aveva fatto prima, lasciando un’eredità spirituale negativa. Dobbiamo aprire gli occhi, discernere, farci aiutare e vivere in comunità, perché la Chiesa è famiglia: un figlio chiede aiuto al padre, non finge che tutto sia perfetto, e per questo aiuto, preghiera, trasparenza e libertà sono fondamentali. I pensieri sbagliati non sono peccato finché non diventano azione; possiamo avere pensieri folli, ma dobbiamo dominarli, gestirli, trasformarli secondo la volontà di Dio. Saul voleva arrivare a Dio con scorciatoie, ma non si può usare inganno o mezzi sbagliati; dobbiamo camminare nella verità e nella santità, senza nasconderci, senza pensieri di paura o giudizio umano. Non possiamo nascondere nulla a Dio, Lui conosce ogni cosa. È tempo di distruggere gli amalekiti della nostra vita, non nutrirli inconsciamente; ciò include insegnamenti culturali sbagliati o modi di vivere ereditati che diventano ostacoli spirituali. Liberandoci dagli amalekiti, viviamo nell’ubbidienza, nella trasparenza, nella santità, nella consacrazione reale. Il proposito divino si manifesta quando distruggiamo le opere del nemico, manifestiamo la verità, rilasciamo perdono, chiediamo aiuto e agiamo senza scorciatoie. La Chiesa è famiglia spirituale, dove condividere debolezze, crescere, pregare insieme e ricevere sostegno. Solo così possiamo vivere una vita piena del proposito di Dio, costruire un’eredità spirituale autentica, libera da menzogne, inganni e influenze demoniache, camminando nella libertà e nella vittoria di Cristo. Dobbiamo rimanere fedeli, leali e trasparenti nella nostra testimonianza, riconoscendo che ogni azione, parola e pensiero conta nel disegno divino, e che il nostro cammino spirituale richiede attenzione, discernimento e comunione con Dio e con i fratelli.
