La fede che non si arrende 2°Parte
LA FEDE CHE NON SI ARRENDE 2°Parte
Casavatore 17-05-2026 PREDICAZIONE: PASTORE ANTONIO RUSSO
La settimana scorsa abbiamo iniziato a trattare un argomento riguardante la fede, perché davanti a noi ci sono nuove sfide e, se ci sono nuove sfide, significa che abbiamo bisogno di un livello più grande, di una misura maggiore di fede. Il tema è questo: “La fede che non si arrende 2° Parte”, con il sottotitolo: “La fede non è un’opzione, è una necessità.” Quindi vedremo la storia di Abramo e parleremo delle tre generazioni della fede. La prima generazione è quella di Abramo, che non aveva opzioni ma una necessità; la seconda generazione invece introduce la scelta tra “credo o non credo”. Per questo il compito dei genitori è guidare i figli nella via di Dio affinché possano credere. Molti di noi sono la prima generazione di fede nella propria famiglia, ma non dobbiamo fermarci a noi stessi: dobbiamo investire tempo, risorse e parole perché anche la seconda e la terza generazione continuino a credere. Qual è lo scopo della fede? Non si limita a ottenere beni materiali come casa, macchina o contratti, anche se Dio provvede a questi bisogni, ma è molto più grande. Nella Lettera agli Ebrei 11:1 è scritto: “Or la fede è certezza di cose che si sperano, dimostrazione di cose che non si vedono.” La fede è certezza e sicurezza, crede l’impossibile e vede l’invisibile. L’apostolo Paolo ci incoraggia a vivere per fede, una fede ferma e attiva nello Spirito Santo, che non si arrende. La vera fede non abbandona mai le promesse di Dio: non lasciamo la guarigione promessa, non lasciamo il proposito, non lasciamo la Parola ricevuta. Romani 12:3 dice che Dio ha dato a ciascuno di noi una misura di fede, ma la responsabilità di farla crescere è nostra. Non partiamo da zero, ma da un dono già ricevuto: la capacità di credere, di resistere nelle prove, di avanzare e conquistare nuovi territori. Se Dio ha detto “Io ti userò”, lo farà; se ha detto “Per le sue lividure siamo stati guariti”, allora lo siamo; se ha promesso provvidenza, Egli supplisce a ogni bisogno secondo le Sue ricchezze in gloria; se sembra non esserci via, Dio apre una strada dove non c’è. La fede è attiva: si muove, agisce, parla, resiste e continua a credere anche quando non si vede una via d’uscita. È una fede destinata a crescere. Gesù Cristo ha detto che la fede, anche come un granello di senape, può spostare un monte se non dubitiamo nel cuore, perché ciò che diciamo avverrà. Oggi Dio vuole portarci a un livello di fede più alto: una fede che Gli piace, una fede che supera il naturale e che mantiene lo sguardo su Dio. Attraverso la fede possiamo vedere Dio operare, agire e compiere miracoli nella nostra vita. È una fede che non si ferma davanti a ciò che viene dichiarato dagli uomini, come una diagnosi medica che dice: “Hai questa infermità, questa malattia e dovrai conviverci per tutta la vita.” Con rispetto per la scienza medica, siamo chiamati a rispondere in accordo con la Parola di Dio, dicendo: “Grazie per quello che fate, ma noi crediamo nell’Iddio Onnipotente e confidiamo in Lui.” Sono state testimoniate situazioni in cui persone hanno dichiarato questa fede e hanno visto cambiamenti impossibili agli occhi umani, tanto che anche alcuni medici sono rimasti stupiti davanti a ciò che non c’era più. Questa è una fede che rimane ferma davanti alla diagnosi, alla paura, all’opposizione o alla voce del nemico. Dio ci ha equipaggiati per vivere una fede soprannaturale, una fede che afferra le promesse e dichiara la Parola. Gesù Cristo stesso ci ha mostrato questo esempio: ha affermato la Sua identità dichiarando la voce del Padre: “Tu sei il mio amato Figlio, in Te mi sono compiaciuto”, e poi, condotto nel deserto, ha risposto alle tentazioni non con emozioni ma con la Parola di Dio. Questo ci insegna che la fede vera conosce la propria identità in Cristo e sa dichiararla anche nelle prove, perché Dio ci ha dato autorità spirituale. La testimonianza del pastore Kenneth E. Hagin racconta di un’esperienza in cui, mentre Gesù gli parlava, un demone cercava di interferire impedendo la comprensione della Parola. Dopo la visione, egli chiese perché il Signore non fosse intervenuto, e ricevette la rivelazione che l’autorità era già stata data al credente e doveva essere esercitata personalmente. Dio opera attraverso il credente, e questa autorità deve essere compresa e messa in pratica con fede, sapendo chi siamo in Cristo. Dio è Spirito, ma per operare nel mondo ha agito attraverso Gesù Cristo, che ha preso un corpo umano e ha vissuto tra noi per salvarci; allo stesso modo, Egli ha delegato a noi la Sua autorità spirituale. In Cristo abbiamo potenza contro le forze delle tenebre e autorità sulle circostanze difficili. Tuttavia, questa autorità non si attiva da sola: deve essere esercitata. Gesù ha insegnato che possiamo “dire a questo monte” di spostarsi, cioè rispondere alle situazioni che ci parlano con la Parola di Dio. Come Davide davanti a Golia, anche noi siamo chiamati a rispondere alle sfide dichiarando la nostra fede e la nostra identità in Cristo. Non basta conoscere la nostra identità: dobbiamo viverla. Abbiamo bisogno di agire secondo ciò che siamo in Cristo: una fede che non si arrende e che rimane stabile nella Parola di Dio. Perciò dichiariamo che la nostra fede non morirà, ma crescerà, si rafforzerà e ci porterà a un nuovo livello spirituale. Dio ci ha dato una misura di fede: la responsabilità di farla crescere è nostra, ma l’equipaggiamento ce lo ha già dato Lui. Romani 10:17 dice: “la fede viene dall’udire e l’udire viene dalla Parola di Dio.” Solo nutrendoci della Sua Parola la fede cresce, diventa viva, attiva e capace di trasformare la nostra realtà, permettendoci di vivere secondo la volontà di Dio. Ora, vediamo alcune funzioni della fede.
La prima funzione è questa: “la fede serve per piacere a Dio”.
Abbiamo detto che senza fede possiamo fare qualsiasi sforzo, ma se non cresciamo nella fede e non aumenta il nostro livello di fede, non possiamo piacere a Dio. Infatti, senza fede è impossibile piacere a Dio, per questo ogni area della nostra vita deve esserne attraversata. La nostra famiglia, il nostro futuro, il proposito che Dio ci ha dato, le nostre finanze, la nostra salute e il nostro servizio a Dio: tutto deve essere attraversato dalla fede; nulla della nostra vita deve esserne escluso. La fede non è soltanto un’emozione della domenica, ma è il modo in cui viviamo ogni giorno. Con la fede si vive e si cammina, come Enoch che camminò con Dio e fu rapito. La fede è anche il modo in cui prendiamo decisioni e affrontiamo le battaglie. La Bibbia ci esorta a combattere il buon combattimento della fede e ad afferrare la vita eterna. Sulla nostra fede c’è una battaglia in corso: qualcuno vorrebbe rubarla dalla nostra vita, ma noi dobbiamo resistere e non permetterlo. Siamo chiamati a combattere per rimanere fermi nella fede, stabili nella volontà di Dio, senza arretrare davanti alle difficoltà ma continuando a credere e perseverare nella Sua Parola.
La seconda funzione è questa: “la fede si appropria della potenza di Dio”.
Nel Vangelo secondo Marco, al capitolo 5, viene raccontata la storia della donna dal flusso di sangue. Non è una favoletta, non è un racconto inventato per impressionare: è una storia reale, la storia di una donna. Quando questa donna toccò il lembo della veste di Gesù Cristo, Egli si fermò e disse: “Chi mi ha toccato?”. I discepoli risposero che la folla lo stringeva da ogni parte, ma Gesù non parlava di un tocco fisico bensì di un tocco di fede, infatti dichiarò: “Ho sentito che una potenza è uscita da me.” Tutti lo stavano toccando, ma non tutti allo stesso modo: solo quella donna lo aveva toccato con fede. Quella donna aveva già dichiarato nel suo cuore: “Se riesco a toccare anche solo il lembo della Sua veste, sarò guarita.” Per arrivare a Gesù superò ogni ostacolo naturale: impurità, folla e difficoltà, non si fermò davanti a nulla perché cercava guarigione. Non venne per curiosare, ma con una fede determinata e una confessione precisa. Prima ancora del contatto fisico ci fu una dichiarazione: la fede crede nel cuore e parla con la bocca. Per questo oggi siamo chiamati a dichiarare che ogni situazione difficile, per Dio, non è impossibile e può essere risolta nel nome di Gesù. Ci sono cose nella nostra vita che forse possiamo pensare abbiano uno scopo, ma la malattia non ha uno scopo. Non possiamo dire: “Forse Dio mi vuole mandare negli ospedali a parlare”, ma è meglio andarci da vivi e da sani. Anche se Dio può usare ogni situazione per misericordia, il suo modello non è la malattia, ma la guarigione. Possiamo dichiarare: “Io credo nelle lividure di Gesù Cristo: non solo sono guarito, ma sono in salute, ho la salute divina.” La fede è la mano che riceve ciò che la grazia di Dio ha già preparato. Dio non ha smesso di guarire, liberare e provvedere; chi Lo cerca con fede riceve guarigione, liberazione e provvidenza. Il primo proposito della fede è piacere a Dio, perché non possiamo ottenere il Suo favore con le opere, ma è la fede che Gli piace. Non siamo ascoltati per le ore di preghiera o per le nostre prestazioni, ma per grazia.
La terza funzione è questa: “per ogni cosa c’è bisogno di qualcuno che ci crede.”
Dio ha dato una promessa che Giosuè ha compreso profondamente quando ha dichiarato: “Io e la mia casa serviremo l’Eterno.” Ogni famiglia ha bisogno di qualcuno, un uomo o una donna, che abbia il coraggio di credere nella Parola di Dio e che non si pieghi davanti alle notizie negative, alle diagnosi, alle maledizioni generazionali, al passato o ai limiti familiari. Anche quando pensiamo che la nostra famiglia sia difficile e non conosciamo tutte le situazioni, sappiamo però che per Dio nulla è impossibile, e più continuiamo a dichiarare negatività più quella realtà sembra rafforzarsi. Per questo cambia tutto quando qualcuno decide di credere e parlare diversamente. C’è la testimonianza di una donna che, vivendo una forte difficoltà con il figlio, aveva sviluppato la paura di vederlo finire in carcere, al punto da ripeterlo come confessione costante anche a lui. Ma fu aiutata a comprendere la necessità di cambiare confessione di fede: invece di dichiarare un futuro negativo doveva iniziare a vedere suo figlio trasformato dalla presenza di Dio. Questo insegna che la fede non si limita a descrivere il presente, ma dichiara ciò che Dio può compiere. Infatti, Gesù ha detto in Luca 6:45: “...perché dall’abbondanza del cuore parla la bocca.” Se nel cuore custodiamo solo problemi e limiti, non riusciremo a ricevere il miracolo, ma se crediamo nella potenza di Dio possiamo dichiarare che per Dio ogni cosa è possibile. Per questo non dobbiamo più dire che la nostra famiglia è impossibile, ma dichiarare che Dio può intervenire, perché Egli è più potente di qualsiasi tenebra, stregoneria, maledizione e passato. Quando Dio vuole operare in una famiglia, città o generazione non cerca un comitato, ma una persona di fede. Dio non si muove dove ci sono solo capacità umane, ma dove trova fede, anche quando noi ci sentiamo incapaci o non all’altezza. Abbiamo bisogno di salire a un nuovo livello di fede, perché le sfide che abbiamo davanti oggi sono più grandi di quelle di ieri. Quando Dio vede fede, è come se dicesse: “Finalmente ho trovato qualcuno che mi crede.” Spesso ci accontentiamo di poco, ma Dio ha progetti più grandi per il Suo Regno e per la nostra famiglia, finanze e testimonianza, perché il mondo ha bisogno di salvezza. L’opera di Dio non viene sostenuta dall’esterno: sono i credenti che, con fede, sostengono il Regno di Dio. Per questo abbiamo bisogno di aprire anche la nostra immaginazione guidata dallo Spirito Santo. L’esempio di Abramo mostra la fede che esce dalla comodità. In Genesi 12:1, Dio chiama Abramo da Ur dei Caldei, una città ricca e avanzata, dicendogli: “Or l’Eterno disse ad Abramo: «Vattene dal tuo paese, dal tuo parentado e dalla casa di tuo padre, nel paese che io ti mostrerò».” Abramo, già ricco e stabilito con sicurezza e 318 servi, a 75 anni lascia una vita di stabilità per una promessa non ancora visibile. Ur non era un luogo povero, ma una realtà prospera e organizzata, e proprio per questo la chiamata aveva un costo reale. Abramo non lasciò il nulla, ma una vita piena di sicurezza per entrare nell’incertezza della promessa di Dio. Questo mostra che la vera fede non è solo ricevere qualcosa da Dio, ma soprattutto essere disposti a lasciare ciò che conosciamo per fidarci della Sua Parola. Oggi dobbiamo cambiare il nostro concetto di fede, perché spesso pensiamo che la fede serva solo a ricevere. Ma Dio ci sta dicendo che, molte volte, abbiamo bisogno di lasciare qualcosa per poter ricevere ciò che Lui ha preparato per noi. Per Abramo, Ur dei Caldei rappresentava sicurezza, stabilità e comodità, mentre Canaan rappresentava una promessa. La fede di Abramo è stata quella di preferire una promessa invisibile a una comodità visibile e di credere alla Parola che Dio gli stava rilasciando in quel momento. Quando Dio vuole fare qualcosa nella vita di una persona, la chiama a uscire dalla comodità, a lasciare ciò che conosce e a uscire dai propri schemi mentali. Spesso viviamo dentro abitudini già stabilite, ma Dio a volte interviene e sconvolge i nostri programmi, portandoci in stagioni in cui non possiamo più appoggiarci alle sicurezze umane. Dio rompe le nostre false sicurezze e ci dice: “Comincia a camminare fidandoti di Me.” La sfida è che non possiamo ubbidire pienamente a Dio finché restiamo nella zona di comfort, dove tutto è sotto controllo; ma quando qualcosa esce dal nostro controllo andiamo in crisi, per questo Dio dice: “Vattene.” Ad Abramo non furono dati tutti i dettagli, ma soltanto: “Va’ verso il paese che Io ti mostrerò.” In altre parole: “Comincia a camminare e mentre cammini Io ti mostrerò la strada.” Noi invece vogliamo sapere tutto prima, vogliamo garanzie e diciamo: “Se non mi dici dove mi porti, non mi muovo”, ma Dio ci dice: “Comincia a camminare, Io ti ho dato una parola.” Quando riceviamo la Parola dobbiamo camminare su di essa e, mentre camminiamo, Dio ci mostra i passi successivi: questa è fede genuina. Questo principio si vede quando i sacerdoti dovevano entrare nella terra promessa, dopo quarant’anni di deserto, e si trovarono davanti al Fiume Giordano, che in quei giorni era in piena. Tutto il popolo doveva attraversarlo ed era pericoloso. Sapete quando il Giordano si aprì? Quando i sacerdoti misero il piede nell’acqua, in quel momento il fiume si aprì e il popolo passò sull’asciutto. La stessa cosa avvenne con Mosè: davanti aveva il mare, dietro gli egiziani, e il popolo era preso dalla paura. Mosè gridò a Dio nella sua disperazione, ma Dio gli disse: “Perché gridi a Me? Tu sai chi sei: parla al mare e stendi il tuo bastone.” Anche oggi Dio ci dice: “Io voglio darti un’attività, un nuovo lavoro”, e noi rispondiamo “come farò?”, ma Lui dice: “Comincia a muoverti.” Oppure: “Voglio usarti nel Mio Regno”, e noi chiediamo dettagli, ma Dio risponde: “Comincia a camminare e nel cammino Io ti guiderò.” Abramo, padre della fede, è il modello: non conosceva i dettagli ma aveva una promessa, e quella gli bastava. La fede per lui non era un’opzione ma una necessità, e dovette lasciare le sue comodità. Per questo in alcuni posti, come in Africa o in Sudamerica, vediamo grandi movimenti spirituali, miracoli, guarigioni e molte conversioni, e ci chiediamo se Dio sia diverso, ma non è così: spesso è la comodità che indebolisce la fede. Anche la suocera di Pietro ci ricorda che, in quel tempo, una semplice febbre poteva essere letale. In alcuni contesti, come in certe zone dell’Africa, ci sono persone che non hanno nemmeno medicinali a disposizione e vivono situazioni in cui sembra valere la logica: o credi o muori. La fede deve diventare una necessità anche per noi: vediamo ciò che Dio ha preparato solo se lasciamo la comodità. Molti si affidano alle sicurezze umane, trasformando lavoro, denaro e stabilità nel proprio “dio”, ma quando queste crollano perdiamo la pace. Gesù ha detto: “Basta a ciascun giorno il suo affanno.” Per questo dobbiamo confidare in Dio più che nelle cose, senza sostituire la fede con le sicurezze umane.
Quindi, concludiamo dicendo che oggi Dio ci sta chiamando a uscire dalla paura, dalla comodità e dalle nostre false sicurezze per imparare a fidarci completamente di Lui. Forse davanti a noi ci sono sfide, battaglie o situazioni che sembrano impossibili, ma la vera fede continua a credere anche quando non vede ancora la risposta. Non permettiamo alle circostanze di spegnere la nostra fede, perché Dio sta ancora guarendo, liberando, provvedendo e aprendo strade dove una strada non c’è. Oggi è il tempo di rialzarci spiritualmente, di dichiarare la Parola di Dio e di credere che ciò che per gli uomini è impossibile, per Dio è possibile. Desideriamo che lo Spirito Santo possa accendere nei nostri cuori una fede viva, forte e perseverante, che non si arrende, non torna indietro e continua a camminare finché vedrà compiersi le promesse di Dio nella nostra vita, nella nostra famiglia e nelle generazioni future.
