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La fede che non si arrende

La fede che non si arrende

 

LA FEDE CHE NON SI ARRENDE

Casavatore 10-05-2026                                                                              PREDICAZIONE: PASTORE ANTONIO RUSSO

Il tema del messaggio che tratteremo è la fede e avrà per titolo: “La Fede che non si arrende”. Parliamo di ciò che accade quando il soprannaturale incontra l’impossibile, quando Dio si manifesta nelle situazioni che per noi sembrano senza soluzione. Attraverso questo messaggio comprendiamo che Dio desidera edificare in noi una fede che non si arrende davanti alle difficoltà, ma che affronta con fermezza le circostanze. Inizieremo questo percorso perché tutti abbiamo bisogno di essere incoraggiati, fortificati e portati a un livello più profondo nel nostro cammino spirituale. La fede che abbiamo vissuto finora è stata sufficiente per ciò che abbiamo attraversato, ma ora Dio ci chiama a crescere ancora. Abbiamo bisogno di una fede più matura, stabile e perseverante, capace di credere anche quando tutto sembra impossibile. Ringraziamo Dio per ciò che abbiamo ricevuto, ma per andare avanti dobbiamo comprendere che le promesse di Dio, le parole rilasciate nei culti e le sfide che ci aspettano richiedono un altro livello di fede. La fede non è un argomento secondario: la Bibbia insegna che il giusto vive per mezzo della sua fede. È il mezzo attraverso il quale ci avviciniamo a Dio. Infatti, senza fede è impossibile piacergli, perché chi si accosta a Lui deve credere che Egli è e che Egli è il rimuneratore di quelli che lo cercano. La fede è anche il modo attraverso il quale riceviamo da Dio. Possiamo piangere o lamentarci, ma ciò che muove il braccio di Dio è la fede. Gesù entrò nella casa dove c’era una bambina morta, circondata da persone che piangevano, ma le fece uscire. Fece entrare solo Pietro, Giacomo e Giovanni, e la bambina risuscitò. Questo ci insegna che non sono i lamenti a muovere Dio, ma la fede. La fede è anche il modo attraverso il quale camminiamo con Dio. Enoch camminò con Dio e sviluppò una relazione così profonda che Dio lo rapì nella Sua presenza. La fede non è solo credere, ma vivere ogni giorno in relazione con Dio. Ricordiamo le tre sedie: spesso ci troviamo nella seconda, nell’incredulità e nella distanza spirituale, mentre la prima rappresenta la dipendenza dalla presenza di Dio. In Romani 10:17 leggiamo: “La fede dunque viene dall’udire e l’udire viene per mezzo della Parola di Dio.” La fede non nasce dallo sforzo umano né da emozioni, ma viene attraverso la Parola. Per questo dobbiamo custodire il nostro ascolto, perché ciò che ascoltiamo influenzerà la nostra fede. Ci sono molte voci che cercano di parlare al nostro cuore, ma dobbiamo scegliere di ascoltare la Parola di Dio. La Parola è un seme vivo che contiene vita. Come un seme naturale, anche se piccolo, ha potenza di generare, così la Parola genera vita dentro di noi. Possiamo essere deboli o scoraggiati, ma quando ci esponiamo alla Parola qualcosa inizia a cambiare. La fede non nasce guardando noi stessi, ma ascoltando Dio. Ogni giorno ascoltiamo molte voci: i social, la televisione, la voce del coniuge, dei figli e di tante altre persone. Queste voci raggiungono la nostra mente e il nostro cuore, ma dobbiamo fare una santa selezione, perché non tutte edificano. Non dobbiamo permettere che ciò che ascoltiamo ci contamini, ma dobbiamo dare spazio alla Parola che viene da Dio, perché la fede nasce dal cuore di Dio attraverso l’ascolto della Sua Parola. La fede viene quando ascoltiamo la Parola giusta. Non tutto ciò che ascoltiamo produce fede: parlare di paura genera paura, parlare di ansia alimenta ansia, e le preoccupazioni producono ancora più inquietudine. Anche le lamentele hanno un effetto preciso: producono scoraggiamento. Spesso non è ciò che gli altri ci fanno a scoraggiarci, ma ciò che noi stessi pronunciamo. Le parole di scoraggiamento ci scoraggiano, le parole di incredulità producono dubbi, il “forse”, il “lo speriamo”. Ascoltare continuamente problemi può farli crescere dentro di noi. Per questo c’è un’urgenza: ascoltare Dio e la Sua Parola. Quando ascoltiamo Cristo, le Sue parole, le Sue opere e la Sua fedeltà, tutto questo produce fede nella nostra vita. L’apostolo Paolo dice che la fede viene e cresce attraverso l’udire, non attraverso il vedere o il comprendere tutto. Ci sono persone che vogliono capire ogni cosa, ma non sempre siamo chiamati a comprendere: a volte siamo chiamati semplicemente a ubbidire. Nei Vangeli leggiamo della donna dal flusso di sangue, afflitta da dodici anni. La sua fede era semplice ma determinata: “Se riesco a toccare anche solo il lembo della sua veste, sarò guarita.” La fede non nasce dal comprendere tutto, né dal cambiamento delle circostanze. La fede viene prima, e poi le circostanze cambiano. Per questo Paolo dice: “La fede viene dall’udire, e l’udire viene per mezzo della Parola di Dio.” Prima che cambino le situazioni esterne, Dio cambia ciò che è dentro di noi. Come nel naturale distinguiamo il cibo buono da quello avariato, così dobbiamo discernere ciò che ascoltiamo, perché ciò che accogliamo influisce sulla nostra vita spirituale. La Scrittura dice che il giusto vive per fede, e quando questa fede non viene nutrita dalla Parola, il giusto si indebolisce. Se vogliamo vedere cambiamenti attorno a noi, dobbiamo prima cambiare ciò che ascoltiamo. La fede può crescere: una persona può entrare in chiesa senza fede e, ascoltando la Parola, passare dall’impossibile al possibile, fino alla certezza: “Io credo che Dio lo farà.” La fede nasce dentro di noi e poi si manifesta all’esterno. La Parola entra nell’orecchio, scende nel cuore, rinnova la mente e cambia il nostro modo di pensare, finché ciò che prima sembrava impossibile diventa dichiarazione di fede. La Parola di Dio è una spada a doppio taglio: prima la pronuncia Dio, poi deve essere la nostra bocca a dichiararla. Nel testo greco l’immagine richiama l’idea di “due bocche”, perché quando riceviamo la Parola iniziamo a fare dichiarazioni di fede, producendo confessioni che sono in accordo con ciò che Dio dice. Da queste dichiarazioni nasce anche l’ubbidienza, perché quando Dio parla noi scegliamo di credere alla Sua Parola. Se Dio ci dice di fare qualcosa, noi la facciamo, sapendo che ciò che Egli dice è verità, è “sì” e “amen”. E quando continuiamo a credere e a ubbidire, arrivano anche i risultati e la testimonianza. La fede non è qualcosa che dobbiamo produrre da soli: viene quando ci esponiamo alla voce giusta, che non sono i social né le tante voci del mondo, ma la preziosa Parola di Dio. Dobbiamo chiudere le orecchie alle voci che cercano di influenzarci e permettere alla voce di Dio di parlare alla nostra vita. Se ascoltiamo continuamente la paura, crescerà la paura; se ascoltiamo la Parola, crescerà la fede. Per questo dobbiamo chiederci cosa vogliamo che cresca nella nostra vita. Nei Proverbi è scritto che morte e vita sono in potere della lingua, e ciò che diciamo rivela ciò che abbiamo nel cuore. Dio non ci chiede di produrre da soli ciò che Lui genera attraverso la Sua Parola. Molti si chiedono perché non ricevono un miracolo o un cambiamento, ma la vera domanda è: chi stiamo ascoltando? Solo la Parola produce fede. Se ci nutriamo di lamentela, diventeremo scoraggiati; se nutriamo il cuore con la Parola, nascerà una fede capace di affrontare le montagne. Questa serie di messaggi nasce perché Dio ci ha fatto comprendere che le sfide davanti a noi richiedono una fede più concreta. Quello che abbiamo vissuto finora è stato importante, ma ciò che Dio ci mette davanti richiede una fede più profonda, più forte e più stabile. Abbiamo ricevuto molta Parola, ma se non iniziamo a credere davvero, non vedremo le promesse realizzarsi. Abbiamo bisogno di crescere in una fede più matura, appartandoci con la Parola e imparando a stare nella presenza di Dio, perché quando stiamo con Lui diventiamo come Lui. Gesù disse: “Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno mai.” (Matteo 24:35) Il Dio che serviamo è il Dio del soprannaturale, non limitato dalle leggi naturali. I limiti non li mette Dio, ma li mettiamo noi. Anche quando l’uomo dice che non c’è più speranza, Dio ha l’ultima parola. Guardate cosa disse Gesù in Giovanni 11:40: “Gesù le disse: «Non ti ho detto che se credi, vedrai la gloria di Dio?».” Quando Adamo fu creato, aveva un corpo fisico per abitare la terra, ma viveva anche in una dimensione spirituale aperta. Prima del peccato, Adamo viveva in comunione diretta e viva con Dio e gli occhi dello spirito erano aperti. La Bibbia ci insegna, nel Nuovo Testamento, che noi Lo vedremo e diventeremo come Lui. Questa è la realtà del cielo, ciò che vivremo quando saremo nella Sua presenza. Possiamo immaginare la condizione di Adamo prima del peccato: camminava con Dio in una realtà non solo naturale e fisica, ma spirituale, in un luogo di comunione come l’Eden. Dopo il peccato tutto è cambiato: l’uomo ha perso quella comunione aperta e il dialogo diretto con Dio si è interrotto. Prima del peccato era più cosciente di Dio che delle cose naturali; dopo, è diventato più cosciente della materia che delle realtà spirituali, come se fosse passato dalla prima sedia alla seconda, vivendo nello spirito, anima e corpo dominato dall’anima, perdendo così la comunione con Dio. Ma nella Sua grazia Dio ha aperto una via per accedere di nuovo alla dimensione invisibile del Suo Regno, e questa via è la fede. Attraverso la fede possiamo entrare nel soprannaturale e vivere ciò che lo spirito vede e riceve da Dio. Quindi, se prima del peccato c’era comunione, dopo il peccato c’è stata separazione, ma in Cristo l’accesso è stato ristabilito per mezzo della fede. Oggi non possiamo più trovare scuse: Dio ha dato a ciascuno una misura di fede, e questa misura è una responsabilità da far crescere. Nel mondo fisico accediamo alla realtà attraverso i sensi, ma con Dio siamo chiamati a vivere per ciò che crediamo, non per ciò che vediamo. La Scrittura ci pone davanti a due possibilità: vivere per ciò che si vede oppure vivere per fede. Molti restano nella “seconda sedia”, dicendo: “se non vedo, non credo”, ma noi crediamo attraverso l’ascolto della Parola. Anche quando vediamo il corpo invecchiare, la Parola ci dice che l’uomo interiore si rinnova di giorno in giorno. Spesso però ci concentriamo su ciò che vediamo e trascuriamo ciò che Dio sta facendo dentro di noi. Siamo chiamati a credere alla Parola: se Dio lo ha detto, noi lo crediamo e la questione è chiusa. Siamo adoratori di un Dio invisibile, e attraverso la fede entriamo nella Sua presenza. Non esiste altra via per piacere a Dio se non la fede, come è scritto in Ebrei 11:6: “Ora senza fede è impossibile piacergli, perché chi si accosta a Dio deve credere che Egli è…”. La fede è fiducia nel Padre, ma non si ferma al credere che Dio esiste, perché anche i demoni credono e non cambiano; la vera fede va oltre e crede in ciò che Dio è e in ciò che Egli fa. Infatti, il verso continua: “e che egli è il rimuneratore di quelli che lo cercano.” Questo significa che Dio vede quando Lo cerchiamo, quando preghiamo, quando adoriamo, quando perseveriamo e quando lo vede, risponde: “Io vi darò la ricompensa.” La fede quindi crede non solo che Dio esiste, ma che ricompensa. Egli dona pace, salvezza, guarigione, direzione, forza e restaurazione secondo la Sua volontà. È giusto amare Dio per ciò che Egli è, ma è Dio stesso che ha promesso che chi Lo cerca sarà ricompensato. Se siamo venuti in chiesa, cosa dobbiamo fare? Cercare un incontro con Lui, desiderare un incontro con Lui, bramare che Lui ci parli. Quanti di noi vogliono che Dio parli loro? Dio ci parla continuamente, e ci sta parlando proprio ora. Crediamo che Lui voglia ricompensarci, non domani ma adesso, perché Dio è l’Iddio del presente: Egli vive nell’eterno presente, in Lui non c’è passato né futuro come li intendiamo noi. Dio ha creato il tempo per noi, ma Egli non è limitato da esso e mentre Lui vive nel presente, molti di noi restano legati al passato. Un giorno l’apostolo Paolo ha detto di dimenticare le cose che stanno dietro. Questo significa lasciare andare ciò che può paralizzare il cammino spirituale: ciò che ci hanno fatto o detto fratelli, sorelle, marito o moglie. Se il passato ha ferito la nostra vita, non dobbiamo permettere che continui a farci male; dobbiamo girare pagina. Non è solo qualcosa che chiediamo a Dio, ma una decisione nostra: scegliamo di non ricordare più ciò che sta dietro per spingerci verso ciò che Dio ha preparato davanti a noi. Dobbiamo imparare a vivere il presente, perché nel presente può accadere ogni cosa. Ciò che crediamo oggi, adesso, può manifestarsi nella nostra vita. Dio non resta mai debitore con chi Lo cerca: se gli diamo il nostro tempo, Lui lo onora e se gli diamo la nostra fede, Lui risponde. In Matteo 7:7, Gesù ha detto: “Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto.” Ogni azione di fede riceve risposta da Dio. Se gli diamo il cuore, Dio lo trasforma e se gli diamo ubbidienza, apre una strada dove non c’è. Fino ad ora abbiamo compreso che la fede viene dall’udire la Parola e che senza fede è impossibile piacere a Dio, perché non esiste altro modo per toccare il Suo cuore. Nei Vangeli, Gesù fu impressionato dalla fede del centurione, non dai miracoli, e anche la fede di una donna Lo colpì profondamente. La fede è convinzione e certezza; infatti, in Ebrei 11:1 è scritto: “Or la fede è certezza di cose che si sperano, dimostrazione di cose che non si vedono.” Ma questa convinzione non viene dall’uomo, ma dallo Spirito Santo che produce fede nei nostri cuori. Noi non eravamo presenti quando Gesù è risorto dai morti, non eravamo davanti alla tomba vuota e non Lo abbiamo visto fisicamente uscire dal sepolcro. Eppure, Gesù disse a Tommaso in Giovanni 20:29: “Perché mi hai visto, Tommaso, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto.” La fede è un dono di Dio, e noi dobbiamo mantenerla viva per mezzo dell’ascolto della Sua Parola. Sapete, Dio ha dato a ciascuno una misura di fede, ma poi diventa nostra responsabilità farla crescere attraverso la Parola. Qualcuno potrebbe dire: “Ma noi c’eravamo?” No, non c’eravamo, ma abbiamo nel cuore la certezza che la tomba è rimasta vuota. E questa certezza ce la dà lo Spirito Santo, che testimonia dentro di noi che Gesù non è rimasto in quel sepolcro, ma è risorto. Siamo convinti che Gesù è il Signore, che la morte non Lo ha trattenuto e che ci ascolta quando preghiamo. Ma dobbiamo portare questa realtà nella vita quotidiana: crediamo davvero chi siamo in Cristo o ci vediamo senza valore? Quando diciamo “non possiamo”, “Non valiamo”, “Non ce la faremo”, quella non è fede, perché il giusto vive per fede. Quindi, se non stiamo vivendo per fede, dobbiamo renderci conto di una realtà. Non è un’accusa, ma un richiamo di Dio al nostro cuore: “Figli, ritornate alla fede, ritornate a credere nella Mia Parola, ritornate a credere nelle Mie promesse”, perché la fede è convinzione. Chi siamo noi? Noi siamo figli di Dio, e sapete cosa hanno i figli? Hanno privilegi, hanno diritti, hanno un’eredità. Abbiamo una fede che viene da Lui, capace di vedere oltre il naturale e dichiarare: “Per le Sue lividure siamo stati guariti.” È una fede che resiste anche quando tutto crolla, perché ci saranno sempre voci contrarie. Ma quando riceviamo una Parola dobbiamo restare fermi, perché quando Dio mette una convinzione nel cuore, nessuna voce può cambiarla. Molti non sono convinti di chi sia Dio e vivono paura e confusione, ma quando Lo conosciamo davvero nasce in noi una certezza forte. La fede genera fiducia e ci libera dall’insicurezza; per questo dobbiamo tornare alla Parola, perché è lì che la fede nasce e cresce. La domanda è: lo stiamo vivendo davvero? Stiamo crescendo nella fede? Per affrontare le battaglie che abbiamo davanti e ricevere le promesse di Dio, abbiamo bisogno di entrare in un altro livello di fede. Quello che ci ha sostenuti fino ad oggi è stato importante, ma ora non è più sufficiente. Quando camminiamo per fede non diremo più: “Forse Dio lo farà”, “Forse Dio ci aiuterà”, ma sapremo chi siamo e diremo con certezza: “Noi sappiamo in chi abbiamo creduto, noi sappiamo che Dio è fedele.” Oggi molti vivono una crisi d’identità: sono nella chiesa ma non sanno chi sono, mentre noi siamo figli di Dio. Quando prendiamo la Parola e permettiamo allo Spirito Santo di trasformarla in convinzione, la nostra identità viene guarita, restaurata e rafforzata. Un uomo o una donna con una vera convinzione spirituale fanno tremare l’inferno: non si piegano, non si arrendono, non si vendono e non tornano indietro. Per questo dobbiamo lasciarci persuadere dalla Parola di Dio.

Ora vogliamo onorare la fede delle mamme, guardando all’esempio della donna sirofenicia, la Cananea, in Matteo 15:21 e Marco 7:24. Quella donna aveva una figlia tormentata da un demone, ma a chiedere aiuto a Gesù fu la madre. Mamme, ci sono battaglie che i vostri figli non riusciranno a vincere da soli, momenti in cui non comprenderanno il pericolo e stagioni in cui non sapranno nemmeno come pregare, ed è lì che entra in azione la fede di una madre. Questa donna superò le distanze, il rifiuto e perfino il silenzio. Gesù continuava a camminare e lei continuava a gridare: “Abbi pietà di me.” I discepoli dissero: “Signore, falla tacere”, ma lei non si fermò. Superò anche l’umiliazione quando fu chiamata “cagnolino”, perché una madre che crede a Dio supera ogni barriera. Continuò a credere anche quando sembrava che Gesù non le rispondesse. Mamme, non fermiamoci: nelle nostre mani Dio ha messo propositi preziosi, i figli che ci ha affidato. Non smettiamo di pregare per loro e per il proposito di Dio sulla loro vita. In Matteo 15:26 Gesù disse: “… «Non è cosa buona prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini».” Il pane rappresentava la promessa, la guarigione e la liberazione, e indicava che lei era fuori dal patto di Israele. Ma la donna, al verso 27, rispose: “… «È vero, Signore, poiché anche i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni».” Che risposta straordinaria di fede: questa donna non si offese, non si fermò e non si arrese, ma continuò a credere. Allora Gesù, al verso 28, disse: “«O donna, grande è la tua fede! Ti sia fatto come tu vuoi». E in quel momento sua figlia fu guarita.” Gesù non esaltò il bisogno, ma la fede, perché la vera fede non pensa solo a sé stessa: intercede per gli altri. Una madre di fede spesso piange, prega e combatte quando i figli non comprendono il pericolo. Ci sono madri che hanno tenuto in piedi una casa sulle ginocchia, che hanno coperto i figli con la preghiera e non hanno lasciato andare la promessa di Dio, anche quando tutto sembrava perduto. Quando cerchiamo Dio e non sentiamo subito una risposta, quella è una prova difficile, ma molti si fermano, mentre una madre di fede non si ferma. La vera fede continua anche quando non vede risultati immediati, quando non sente nulla e quando sembra che il cielo sia chiuso, e rimane salda anche quando l’unica cosa che abbiamo è una promessa. La fede matura non vive soltanto di risposte immediate, ma rimane salda anche nel silenzio di Dio. L’amore materno sostenuto dalla fede rompe ogni barriera, apre porte soprannaturali e può cambiare il destino di una casa, preservare destini e toccare generazioni. La fede di una madre può diventare un’eredità spirituale per i suoi figli.

 

 

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