La Transizione richiede Decisioni di Cambiamento 2°Parte
LA TRANSIZIONE RICHIEDE DECISIONI DI CAMBIAMENTO 2°Parte
Casavatore 30-11-2025 PREDICAZIONE: PASTORE ANTONIO RUSSO
Oggi viene ripreso, nella seconda parte, il tema “La Transizione richiede una Decisione di Cambiamento”, già trattato due settimane fa, partendo dalla domanda su chi desidera entrare nel nuovo di Dio, ricordando: “Ecco, io faccio una cosa nuova… Io aprirò una strada nel deserto, farò scorrere fiumi nella solitudine.” (Isaia 43:19). Dove c’è deserto Dio apre vie, dove c’è solitudine consola i cuori, intervenendo proprio dove sembra impossibile. La transizione viene definita come il passaggio da una condizione a un’altra, come un transito che riguarda la vita personale e anche la casa di Dio, che è chiamata a entrare nel nuovo. Viene ricordata la promessa di Ageo 2:9: "La gloria di quest'ultimo tempio sarà più grande di quella del precedente …" Questo riguarda la chiesa di Cristo, poiché la Bibbia afferma: “Non sapete che il vostro corpo è il tempio dello Spirito Santo che è in voi, …?” (1°Corinzi 6:19). Noi siamo pietre viventi edificate sulla pietra angolare che è Cristo, e la gloria del tempio spirituale futuro supererà quella del passato. Il meglio non è dietro di noi ma davanti, nell’agenda di Dio che contiene disegni, miracoli, prodigi e benedizioni destinati a compiersi pienamente. Tuttavia, molti non transitano perché restano negli stessi pensieri e abitudini, ripetendo errori senza mai decidere un vero cambiamento: ascoltano la Parola ma non permettono che produca decisioni concrete. Il problema non sono le circostanze, il luogo o il tempo, ma la mentalità sbagliata che dichiara: non posso cambiare. La buona notizia è che il cambiamento è possibile e inizia dalla mente, perché ciò che si pensa e si medita entra nel cuore. Il cristianesimo è cambiamento: diventiamo nuove creature in Cristo con un cuore nuovo. L’apostolo Paolo insegna che dobbiamo andare di gloria in gloria, passando continuamente a livelli più alti; seguire Cristo e rimanere uguali è impossibile. Molti sono toccati da Dio ma pochi cambiano realmente: il tocco deve essere seguito da una decisione duratura, non da una semplice emozione passeggera. Ora continueremo a trattare la seconda parte del tema, introducendo la figura del vino nuovo: Dio desidera riversare cose nuove nella nostra vita, ma attende che prendiamo una decisione di cambiamento. Già il dichiarare di non voler restare nella condizione attuale è una scelta che apre alla novità; la chiave è il rinnovamento della mente, come scritto in Romani.
Romani 12:1-2; “Vi esorto dunque, fratelli, per le compassioni di Dio, a presentare i vostri corpi… quale sacrificio vivente, santo e accettevole a Dio. 2 E non vi conformate a questo mondo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente, … “
Non conformarsi significa non aderire al sistema del mondo, come una scarpa nuova che si adatta perfettamente al piede; allo stesso modo, dobbiamo permettere a Dio di modellare la nostra mente e il nostro cuore, invece di lasciarci plasmare dai pensieri del mondo. Paolo parla invece di trasformazione, la metamorfosi: così come il bruco diventa farfalla, passando da una vita limitata a terra mangiando polvere e foglie secche, a una vita di volo, nutrendosi di nettare. Allo stesso modo il credente si nutre della Parola di Dio, amplia la propria visione e smette di guardare solo dal basso per iniziare a vedere dall’alto, comprendendo che la vera transizione è il continuo rinnovamento della mente davanti a Dio. Questa metamorfosi quotidiana rende possibile accogliere il vino nuovo promesso, vivere una fede dinamica, obbediente e trasformata, avanzando costantemente verso il compimento delle promesse divine preparate per noi. Il cambiamento è reale solo quando noi cambiamo veramente, perché è attraverso il cambiamento che avviene il rinnovamento della nostra mente. La trasformazione arriva proprio tramite questo rinnovamento, cioè sostituendo il vecchio modo di pensare. Molti pensieri sono profondamente radicati nella nostra vita e hanno formato il nostro carattere, tanto che tante persone vivono con un linguaggio e uno stile di vita negativi perché nella loro mente sono stati stabiliti schemi sbagliati. La nostra mente è stata formata dalla cultura del luogo in cui viviamo, dall’educazione ricevuta in famiglia e a scuola, dallo stile di vita trasmessoci dalla casa in cui siamo cresciuti. L’Apostolo Pietro insegna che non dobbiamo essere guidati dai nostri padri naturali né seguire il vano modo di vivere che ci è stato tramandato, perché in Cristo Dio ha preparato per noi qualcosa di molto più grande. Pur ringraziando i nostri genitori per quanto hanno fatto, riconosciamo che in Cristo c’è di meglio. La mente viene rinnovata attraverso la Parola di Dio e la comunione con lo Spirito Santo, affinché possiamo conoscere per esperienza “quale sia la buona, accettevole e perfetta volontà di Dio”, che è buona, accettevole e perfetta. Rinnovando la mente arriviamo a conoscere questa volontà, e conoscendola iniziamo a viverla giorno dopo giorno. Quando la mente cambia, entriamo nella perfetta volontà di Dio e non restiamo in una semplice sopravvivenza spirituale. Purtroppo, molti credenti vivono solo per sopravvivere spiritualmente, ma Dio desidera che viviamo pienamente ciò che Lui ha preparato, realizzando il meglio della Sua volontà. Il vino dello Spirito nel giorno della Pentecoste, in Atti 2:7-17, dimostra questo principio: “E tutti stupivano e si meravigliavano e si dicevano l’un l’altro…”. I 120 discepoli, ripieni di Spirito Santo, iniziarono a parlare in altre lingue secondo che lo Spirito dava loro di esprimersi e scesero per le strade predicando, lasciando le persone profondamente stupite. Prima avevano vissuto per cinquanta giorni nella paura, come Pietro che aveva rinnegato Gesù dicendo: “Non sono uno di loro”, pur avendo affermato: “Signore, sono pronto a venire con te fino alla morte”. Mancava loro franchezza e temevano di subire la stessa sorte del loro Maestro, ma quando ricevettero lo Spirito Santo, qualcosa cambiò radicalmente. Pietro iniziò a predicare con coraggio: “Quel Gesù che voi avete crocifisso…” e la folla si meravigliava e diceva: “Non sono tutti Galilei questi che parlano? Come mai ciascuno li ode parlare nella propria lingua natia?”. Gli ebrei provenivano da molte regioni del mondo conosciuto, circa centocinquanta nazioni, e udivano i discepoli parlare nelle lingue dei loro paesi. Il miracolo era sia nella bocca di chi parlava sia nelle orecchie di chi ascoltava, perché tutti udivano “le grandi cose di Dio nelle nostre lingue!”. Infatti, leggiamo: “Noi Parti, Medi, Elamiti… Cretesi e Arabi, li udiamo parlare delle grandi cose di Dio nelle nostre lingue!”. Tutti erano stupiti e perplessi chiedendosi: “Che vuol dire questo?”, mentre altri li schernivano dicendo: “Sono ripieni di vin dolce!”. Ma Pietro, un tempo timoroso, si alzò in piedi con franchezza, perché qualcosa era cambiato dentro di lui: aveva ricevuto la potenza e la presenza dello Spirito Santo.
Atti 2:14-17; “Ma Pietro si alzò in piedi con gli undici e ad alta voce parlò loro: «Giudei e voi tutti che abitate in Gerusalemme, vi sia noto questo e prestate attenzione alle mie parole. 15 Costoro non sono ubriachi, come voi ritenete, poiché è solo la terza ora del giorno. 16 Ma questo è ciò che fu detto dal profeta Gioele: 17 "E avverrà negli ultimi giorni, dice Dio, che spanderò del mio Spirito sopra ogni carne; e i vostri figli e le vostre figlie profetizzeranno, i vostri giovani avranno delle visioni e i vostri vecchi sogneranno dei sogni.”
Era la manifestazione gloriosa dello Spirito Santo effuso; quindi non si trattava di vino naturale, ma della pienezza dello Spirito che li faceva apparire come ubriachi. Nella Bibbia il vino rappresenta la pienezza spirituale e rivela diversi aspetti dell’opera dello Spirito: come una colomba che esprime delicatezza e sensibilità, come acqua che rinfresca e purifica, come fuoco che accende la passione e purifica, e come vino che modifica percezione, coraggio e condotta. Nel naturale l’ubriachezza altera ciò che una persona vede, pensa e fa; allo stesso modo, in senso opposto e santo, lo Spirito Santo desidera trasformare il nostro spirito cambiandone la mentalità. Per questo Paolo afferma in Efesini 5:18-21: “E non vi inebriate di vino, nel quale vi è dissolutezza, ma siate ripieni di Spirito”. L’ubriachezza naturale libera ciò che di peggiore è nell’uomo, mentre la pienezza dello Spirito tira fuori ciò che di migliore Dio ha posto nella nuova creatura. Subito dopo Paolo aggiunge: “parlandovi gli uni gli altri con salmi, inni e cantici spirituali, cantando e lodando col vostro cuore il Signore, 20 rendendo continuamente grazie per ogni cosa a Dio e Padre nel nome del Signor nostro Gesù Cristo; 21 sottomettetevi gli uni agli altri nel timore di Cristo.” Quando siamo ripieni dello Spirito non possiamo tacere: la bocca cambia, nasce la lode, il ringraziamento costante e un nuovo atteggiamento di umiltà e comunione. La pienezza spirituale produce un mutamento radicale della percezione: da una visione di fallimento passiamo a vedere le opportunità di Dio; cresce dentro di noi franchezza, audacia e coraggio, e la condotta viene trasformata, passando da un cammino verso il male a un cammino orientato al bene; ciò che prima distruggeva ora benedice. Questo è il vino nuovo che richiede un reale cambio di mentalità. Anche i 120 sperimentarono questa metamorfosi: da uomini dominati dalla paura divennero predicatori audaci, annunciando pubblicamente Cristo grazie alla potenza dello Spirito Santo che toccò il loro cuore. Il vino nuovo non può essere accolto senza una mente rinnovata. Gesù stesso, alle nozze di Cana, mostrò che Dio non si cerca senza accettare il cambiamento, perché molti desiderano le benedizioni ma non vogliono essere trasformati, rimanendo in una religiosità sterile. Il movimento dello Spirito e l’abbondanza che Dio desidera riversare richiedono quindi un profondo rinnovamento interiore. Questo progresso spirituale domanda un cambiamento di mentalità continuo per vivere la pienezza promessa, camminare nella volontà divina, testimoniare con franchezza il Vangelo, e permettere allo Spirito Santo di manifestare attraverso noi la gloria di Dio in ogni ambito della vita quotidiana. Alle Nozze di Cana vengono presentati i recipienti di pietra come simbolo di una mentalità rigida e religiosa. Viene ricordato che è in atto una transizione dal naturale al soprannaturale, dalla carne allo spirito, dalla povertà alla prosperità, dalla sufficienza all’abbondanza, dal tempo all’eternità. Proprio qui nasce la sfida: a Cana dissero a Gesù: Signore, è finito il vino. C’erano sei recipienti di pietra che rappresentavano quella mentalità chiusa che spesso risponde alla chiamata di Dio dicendo: non sono capace, nessuno nella mia casa è mai stato usato, chi siamo noi per essere usati da Dio. Questo modo di pensare è una mentalità di pietra che non permette a Dio di entrare nella vita. Quando Dio ci chiede di cambiare, rispondiamo: siamo nati così e moriremo così, bloccando così l’opera di Dio. Dio oggi ci invita a iniziare a vederci come persone che Lui vuole usare, riempire, mandare a predicare la Parola, capaci di vedere vite toccate, cuori piangere e persone trasformate. Dobbiamo riconoscerci come persone per le quali Dio ha preparato un proposito, non nate per caso, non per errore umano, ma per la volontà di Dio che ha stabilito un disegno preciso. Siamo chiamati a vederci a un livello superiore: se siamo malati dobbiamo vederci guariti, prosperi, cambiati e trasformati. I recipienti di pietra raffigurano persone rigide, chiuse alle cose nuove che Dio vuole fare, che per noi sono nuove, ma non per Dio, perché per Lui guarire un cieco, far camminare uno zoppo o restaurare una famiglia non è una novità; per questo Dio dice: Io voglio fare una cosa nuova. Non dobbiamo essere recipienti di pietra; Gesù, a Cana, sfida la mentalità vecchia e compie il miracolo, spezzando la religiosità. Giovanni 2:1-5 dice: “Tre giorni dopo, si fecero delle nozze in Cana di Galilea… 3 Essendo venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno più vino»… 5 Sua madre disse ai servi: «Fate tutto quello che egli vi dirà».” Questa parola non può essere detta a un vino vecchio, che critica, mormora e non ubbidisce; il vino vecchio non vuole fare ciò che Gesù dice, ma Maria insegna l’ubbidienza piena anche senza comprendere, perché porta alla benedizione. Giovanni 2:6-8 riporta: “Or c’erano là sei recipienti di pietra … Gesù disse loro: «Riempite d'acqua i recipienti». Ed essi li riempirono fino all'orlo. 8 Poi disse loro: «Ora attingete e portatene al maestro della festa». Ed essi gliene portarono.” Avrebbero potuto dubitare, ma scelsero di fare tutto ciò che Gesù ordinava, dimostrando che il cambiamento di mentalità significa abbandonare il vecchio modo di pensare per seguire la Sua voce. Giovanni 2:9-10 racconta che l’acqua fu mutata in vino e il maestro della festa esclamò: “… Tu hai conservato il buon vino fino ad ora”. Era il frutto dell’ubbidienza dei servi, che conoscevano cosa fosse accaduto. Una mentalità rigida fa di testa propria, ma Dio oggi ci chiama a fare tutto ciò che Gesù dice, come Lui fece a Cana, distruggendo la tradizione e sfidando la mentalità religiosa. Per questo si parla di vino nuovo e otri nuovi: il nostro otre deve cambiare, perché l’otre rappresenta noi, mentre il vino nuovo rappresenta lo Spirito Santo.
Marco 2:21-22; “Nessuno cuce un pezzo di stoffa nuova sopra un vestito vecchio, altrimenti il pezzo nuovo porta via l'intero rattoppo e lo strappo si fa peggiore. 22 Così, nessuno mette vino nuovo in otri vecchi; altrimenti il vino nuovo rompe gli otri, il vino si spande e gli otri si perdono; ma il vino nuovo va messo in otri nuovi».”
Siamo chiamati a scegliere se essere recipienti di pietra o otri nuovi. Gli otri, fatti di pelle, sono elastici e, se trattati, sanno adattarsi alla fermentazione del vino senza scoppiare; al contrario, i recipienti di pietra si spezzano. Ogni anno l’otre veniva unto con l’olio per mantenerlo flessibile; l’olio rappresenta l’unzione dello Spirito Santo. Molti vivono dei ricordi del passato, di quando Dio li ha usati, ma Dio desidera usarci oggi, perché la Sua unzione è ancora presente. Se non ci lasciamo ungere continuamente dallo Spirito, diventiamo duri come un otre non trattato: quando arriva il vino nuovo fermentante ci rompiamo, perdiamo il vino e distruggiamo l’otre. Gesù afferma che il vino nuovo va messo in otri nuovi, perché Dio prepara i nostri cuori affinché possano sostenere la Sua gloria senza spezzarsi. Il vino nuovo riguarda la manifestazione della gloria di Dio, la sua benedizione, la sua ricchezza e prosperità, la trasformazione, la salute, il servizio a Dio e l’unzione fresca. Chi smette di cambiare diventa un otre vecchio; chi non vuole più essere lavorato da Dio è un otre vecchio; chi resiste al cambiamento è un otre vecchio; chi non desidera più l’unzione è un otre vecchio. L’otre nuovo, invece, è flessibile e mansueto, pronto a ricevere una parola fresca dal cielo per benedire altri, ed è ubbidiente allo Spirito Santo. Questo spirito di ubbidienza si vede nell’esempio di Maria che disse: fate tutto quello che lui vi dirà, e dei servi che, senza discutere e senza vedere prima il risultato, ubbidirono e poi videro il miracolo. Molti dicono: prima voglio vedere e poi credere, ma se i servi avessero ragionato così non avrebbero visto nulla; essi prima credettero e poi videro. Questo è il cambiamento di mentalità, questo è abbracciare la mentalità del Regno, abbandonando quella terrena.
Concludiamo parlando di Moab attraverso Geremia 48:11-12: “Moab è stato tranquillo fin dalla sua giovinezza, riposando sulle sue fecce…”. La feccia è il residuo amaro e sporco del vino che si deposita sul fondo e che normalmente viene scartato; Moab invece è rimasto fermo nella sua feccia, simbolo di qualcosa di stagnante, marcio e non purificato. Il passo prosegue: “… e non è stato travasato da vaso a vaso né è andato in cattività; per questo gli è rimasto il suo sapore e il suo profumo non si è alterato. 12 Perciò ecco, verranno i giorni», dice l'Eterno, «nei quali gli manderò dei travasatori che lo travaseranno; vuoteranno i suoi vasi e frantumeranno le sue anfore.” Moab rappresenta chi resta fermo anche nella vita di chiesa, chi non vuole essere scosso, chi sceglie di rimanere nella propria condizione senza cambiare posizione né mentalità. Quando il vino rimane troppo fermo diventa raffermo e produce feccia, così una vita senza transizione diventa stagnante. Moab simboleggia chi desidera essere lasciato tranquillo senza permettere a Dio di travasarlo da una stagione all’altra, ma Dio annuncia una nuova stagione e parla di un travaso necessario per diventare otri nuovi. Restare sul fondo significa restare dove il sapore cambia, la mente non si rinnova e non c’è crescita né trasformazione. Dio promette di mandare dei travasatori per scuotere e rompere ciò che è vecchio, affinché non si perda il vino nuovo che vuole riversare nella nostra vita; questo, tuttavia, richiede otri nuovi, cuori pronti al cambiamento e alla trasformazione. La chiamata è ad ascoltare con attenzione, non solo con le orecchie ma soprattutto con il cuore, per rispondere all’opera di Dio che vuole condurci fuori dalla stagnazione verso una stagione di rinnovamento e pienezza nello Spirito.
