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Non permettere alla mezzanotte di chiudere la tua bocca

Non permettere alla mezzanotte di chiudere la tua bocca

 

NON PERMETTERE ALLA MEZZANOTTE DI CHIUDERE LA TUA BOCCA

Casavatore 12-07-2026                                                                              PREDICAZIONE: PASTORE ANTONIO RUSSO

In questo servizio di culto rifletteremo sul tema della lode, prendendo spunto dal titolo: "Non permettere alla mezzanotte di chiudere la tua bocca." Ma cosa rappresenta la "mezzanotte"? Essa può simboleggiare quei momenti difficili, le prove e le situazioni particolari che tutti, prima o poi, ci troviamo ad affrontare nella nostra vita. Proprio in quei momenti, spesso siamo portati a lamentarci invece di fare la scelta migliore: continuare a lodare Dio. Eppure, la Parola di Dio ci incoraggia ad avere un atteggiamento diverso. Nel Salmo 34:1 leggiamo: “Io benedirò l'Eterno in ogni tempo; la sua lode sarà sempre sulla mia bocca.” Il salmista ci ricorda che la nostra lode non dovrebbe dipendere dalle circostanze, ma essere un'espressione costante della nostra fiducia nel Signore. Forse qualcuno, appena ha sentito che il tema di questo culto è la lode, ha pensato: "Questo argomento lo conosco già, l'ho sentito tante volte." Ma proprio qui troviamo uno dei problemi della Chiesa di oggi: non la mancanza di conoscenza, bensì la mancanza di rivelazione e, soprattutto, la mancanza di mettere in pratica ciò che conosciamo. La conoscenza, da sola, non trasforma la nostra vita: la Parola di Dio è chiamata a diventare esperienza. Possiamo aver ascoltato tante predicazioni sullo stesso argomento senza aver mai sperimentato la potenza di Dio, perché spesso ci accontentiamo di conoscere con la mente, mentre la vera conoscenza nasce dall'ubbidienza e dalla pratica. Naaman conobbe la guarigione solo quando ubbidì immergendosi nel Giordano; il popolo d'Israele vide il Mar Rosso aprirsi quando Mosè ubbidì al comando di Dio; Marta passò dalla conoscenza alla rivelazione quando vide Lazzaro uscire dal sepolcro. Perciò non siamo chiamati soltanto a conoscere la verità, ma a viverla ogni giorno. Così come il nostro corpo ha bisogno di nutrirsi ogni giorno, anche il nostro spirito ha bisogno continuamente della Parola. Non diciamo mai: "Lo so già", ma diciamo invece: "Signore, donaci rivelazione di ciò che ancora non stiamo vivendo." Infatti, la Parola di Dio è viva, Gesù è la Parola fatta carne, e ciò che oggi conosciamo può diventare domani una nuova rivelazione, a meno che non lasciamo che la familiarità, il grande nemico della rivelazione, prenda posto nel nostro cuore. Quando pensiamo di sapere già tutto, smettiamo di ricevere da Dio e rischiamo di diventare come coloro che sono “aventi l'apparenza della pietà, ma avendone rinnegato la potenza …” (2 Timoteo 3:5). Per questo dobbiamo mantenere sempre un atteggiamento di onore, rispetto e timore del Signore. Ogni volta che apriamo le Scritture con umiltà, lo Spirito Santo può mostrarci tesori che non avevamo mai visto, perché una sola Parola di Dio può cambiare la nostra vita. Ricordiamo il centurione che disse a Gesù: “Di' soltanto una parola e il mio servo sarà guarito.” Allo stesso modo Giobbe dichiarò: “Il mio orecchio aveva sentito parlare di Te, ma ora il mio occhio Ti vede.” Anche noi siamo chiamati a passare da una conoscenza soltanto mentale a un'esperienza personale con Dio. Forse abbiamo sentito parlare della lode tante volte, ma Dio desidera farci sperimentare ancora una volta la Sua potenza. Perciò non chiudiamo il nostro cuore, ma riceviamo la Parola, perché quando essa viene predicata non stiamo semplicemente ascoltando delle parole: stiamo ascoltando Gesù, il nostro Maestro e il nostro Signore. Ebrei 13:15 dichiara: “Per mezzo di Lui, dunque, offriamo continuamente a Dio un sacrificio di lode.” Il sacrificio della lode è il frutto di labbra che dichiarano e confessano il Suo nome; per questo non possiamo lodare Dio rimanendo in silenzio. Se la lode è un'arma, dobbiamo imparare a dichiarare la Parola di Dio e la Sua volontà anche nelle circostanze avverse. Nella Scrittura vediamo che il popolo di Dio non si lasciava guidare dalle situazioni, ma iniziava a lodare il Signore, e ogni volta Dio manifestava la Sua potenza. Perciò la lode non è soltanto una parte del culto o il momento che precede la predicazione: è un'arma e un'azione spirituale. Ogni volta che glorifichiamo il Signore con fede, qualcosa si muove nel mondo spirituale. L'atmosfera cambia, la pesantezza lascia il posto alla libertà, la nostra fede viene risvegliata e il nostro cuore si riallinea con la volontà e la presenza di Dio. Se ci siamo distratti o abbiamo perso di vista la meta, attraverso la lode Dio torna al centro della nostra vita. La Bibbia parla anche delle “alte lodi di Dio”, un'espressione che troviamo nel Salmo 149 e che descrive una lode intensa, elevata e proclamata con fede.

Salmo 149:6; “Abbiano nella loro bocca le alte lodi di Dio e nella loro mano una spada a due tagli.”

Le alte lodi sono una proclamazione di fede, collegata all'autorità spirituale e alla battaglia; per questo non dobbiamo cantare a memoria, ma vivere ogni parola che proclamiamo, perché i nostri canti dichiarano chi è Dio, la Sua Signoria, la Sua Maestà e la Sua onnipotenza. Quando lodiamo il Signore dobbiamo essere consapevoli di ciò che esce dalle nostre labbra, sapendo che la nostra dichiarazione di fede porterà cambiamento nella nostra vita. Che cos'è la lode? La lode è l'atto di esaltare Dio per ciò che Egli è e per quello che Egli fa. Si esprime attraverso la gratitudine, la gioia, la celebrazione, il canto, la voce, gli strumenti musicali, la danza, gli applausi e ogni altra espressione rivolta al nostro Re. Perciò non diamo nulla per scontato, ma diciamo: "Grazie, Signore", perché un cuore riconoscente è il cuore che la lode conduce nella presenza di Dio. Il Salmo 100:4 afferma: “Entrate nelle Sue porte con ringraziamento e nei Suoi cortili con lode; celebratelo, benedite il Suo nome.” Come l'altare era il primo luogo del tabernacolo e del tempio, così anche noi entriamo nella presenza di Dio non per i nostri meriti, ma per mezzo del sacrificio di Gesù Cristo, l'Agnello di Dio immolato per noi. Quando entriamo nella presenza di Dio, entriamo ringraziandoLo per la croce, per il sangue dell'Agnello e per l'opera che ha compiuto nella nostra vita. Non siamo chiamati a esaltare noi stessi, ma a innalzare il Re di gloria, Gesù. La lode è la porta che ci introduce nella Sua presenza; per questo non dobbiamo lodare Dio per abitudine o con parole ripetute meccanicamente, ma con tutto il cuore, con tutta la passione e con tutto il nostro essere, perché attraverso la lode riconosciamo che Dio è presente. È importante distinguere tra l'onnipresenza di Dio e la manifestazione della Sua presenza. L'onnipresenza significa che Dio è ovunque, come leggiamo in Geremia 23:23-24: “Sono io soltanto un DIO da vicino», dice l'Eterno, «e non anche un DIO da lontano? Potrebbe uno nascondersi nei nascondigli senza che io lo veda?», dice l'Eterno. «Non riempio io il cielo e la terra?», dice l'Eterno.” E nel Salmo 139:8-10: “Se salgo in cielo, tu sei là; se stendo il mio letto nello Sceol, ecco, tu sei anche là. Se prendo le ali dell'alba e vado a dimorare all'estremità del mare, anche là la tua mano mi guiderà e la tua destra mi afferrerà.” Nessuno può nascondersi dalla Sua presenza perché Egli è presente in ogni luogo. Tuttavia, la manifestazione della Sua presenza è quando Dio si rende percepibile, opera con la Sua gloria, convince di peccato, compie guarigioni, miracoli e interventi soprannaturali. I nostri canti non fanno venire l'onnipresenza di Dio, perché Egli è già presente, ma la nostra lode prepara il nostro cuore affinché possiamo riconoscere e sperimentare la manifestazione della Sua presenza. In 2 Cronache 5:13 leggiamo che i cantori e i suonatori, “come uno solo”, lodavano il Signore dicendo: “… «Perché è buono, perché la sua benignità dura in eterno», avvenne che la casa, la casa dell'Eterno, fu riempita da una nuvola.” Quella nuvola rappresentava la presenza manifestata di Dio e, attraverso quella lode, il popolo riconosceva la bontà e la fedeltà del Signore: la bontà descrive chi Egli è, mentre la Sua benignità descrive ciò che Egli fa in nostro favore. Il verso 14 aggiunge: “i sacerdoti non poterono rimanere a servire... perché la gloria dell'Eterno riempiva la casa di DIO.” In quel momento il popolo non stava chiedendo qualcosa a Dio, ma stava semplicemente riconoscendo il Suo carattere. La vera lode nasce infatti dalla rivelazione della bontà, della fedeltà e della misericordia di Dio. Quando Dio manifesta la Sua gloria, ogni attività umana passa in secondo piano. I sacerdoti dovettero fermarsi perché non era più il momento dell'opera dell'uomo, ma dell'opera di Dio. Da questo episodio impariamo che tre elementi preparano l'ambiente nel quale Dio sceglie di manifestare la Sua gloria: l'unità, la lode e il ringraziamento. Essi non producono meccanicamente la presenza di Dio, ma dispongono il nostro cuore affinché possiamo sperimentare la Sua gloria.

Il primo elemento è l'unità.

Il contrario dell'unità è la divisione, che non è mai un'opera del cielo né viene da Dio, ma è un'opera dell'inferno. Dio desidera manifestare la Sua gloria nella nostra vita, nella nostra famiglia, nella nostra casa spirituale e in ogni ambito della nostra esistenza, ma uno dei principali ostacoli alla manifestazione della Sua gloria è proprio la divisione. Per questo dobbiamo essere disposti a sacrificarci per preservare l'unità, senza cercare di far prevalere le nostre ragioni, perché l'unità è più importante dei nostri pensieri e delle nostre opinioni. La Bibbia, infatti, ci insegna che dobbiamo impegnarci a costruire l'unità. L'unità dello Spirito è un dono dello Spirito Santo, mentre l'unità della fede richiede il nostro impegno. Questo significa credere nella stessa direzione, parlare, pensare e agire in accordo con il proposito e la volontà di Dio. Non dobbiamo limitare questo principio al punto di vista di una singola persona, perché la mente di Cristo appartiene all'intera Chiesa, diffusa su tutta la terra. Perciò non lavoriamo mai per la divisione, perché significherebbe opporci al proposito di Dio; impegniamoci invece a promuovere sempre l'unità. Quando Gesù fu interrogato sul comportamento da tenere verso i farisei, rispose: “Osservate dunque e fate tutte le cose che vi dicono di osservare; ma non fate come essi fanno, poiché dicono ma non fanno.” (Matteo 23:3). Gesù non invitò alla ribellione, ma a mettere in pratica la Parola senza imitare il loro cattivo esempio. In questo vediamo che Gesù esalta sempre l'unità: Egli sarà sempre dalla parte dell'unità e mai della divisione.

Il secondo elemento è la lode.

Il contrario della lode è il mormorio e la lamentela. Noi siamo chiamati a innalzare la lode al nostro Re, perché il mormorio nasce quando le cose non vanno secondo i nostri desideri o le nostre aspettative; tuttavia, non tutto deve svolgersi come vorremmo noi. Possiamo gestire ciò che riguarda la nostra casa, ma non possiamo pretendere di comandare nella vita degli altri. Spesso il problema è che vogliamo cambiare le persone, mentre dobbiamo permettere a Dio di cambiare noi. Gesù ha detto che non possiamo nemmeno rendere bianco o nero un solo capello; quanto più, quindi, non possiamo cambiare il cuore delle persone. Nel libro dei Numeri vediamo le dieci lamentele del popolo d'Israele nel deserto. Essi mormoravano continuamente e la conseguenza fu drammatica: quella generazione non entrò nella terra promessa. Questo ci insegna quanto il mormorio possa allontanarci dal proposito di Dio. A volte qualcuno pensa: «Se io fossi il pastore...», ma dobbiamo riconoscere che ogni responsabilità viene affidata da Dio. Come un figlio non può comprendere pienamente il ruolo del padre finché non diventa padre lui stesso, così spesso non comprendiamo il peso delle responsabilità affidate agli altri; per questo scegliamo di non mormorare e di non lamentarci. Dietro ogni situazione c'è sempre una motivazione; per questo, invece di fare processi alle intenzioni, impariamo a parlare con sincerità e ad avere fiducia. Quando conosciamo davvero il cuore di una persona, spesso non abbiamo nemmeno bisogno di fare domande. Così eviteremo di cadere nel mormorio e nella lamentela, perché la lode, il mormorio e la lamentela non possono convivere: o lodiamo Dio, oppure ci lamentiamo.

Il terzo elemento è il ringraziamento.

Il contrario del ringraziamento è l'ingratitudine, cioè dare tutto per scontato. Sapete, spesso ci lamentiamo dello Stato, ma i suoi problemi spettano a coloro che sono chiamati a governare; un giorno, infatti, ciascuno renderà conto a Dio di come avrà esercitato la propria responsabilità. Ogni autorità dovrà rispondere davanti a Dio per il modo in cui avrà amministrato il compito che gli è stato affidato. Pensiamo a un musulmano che, scegliendo di seguire Cristo, rischia la pena di morte o il carcere a vita; noi, grazie a Dio, non viviamo questa persecuzione. E proprio questa libertà può diventare un pericolo, se ci porta a vivere senza riconoscenza, mentre Dio desidera che abbiamo un cuore riconoscente e pieno di gratitudine. Saper dire "grazie" non è un segno di debolezza, ma è qualcosa di bello, così come essere gentili con gli altri. La cultura di questo mondo spesso ci spinge verso la presunzione e l'orgoglio, ma noi siamo chiamati ad acquisire la cultura del Regno. La gentilezza, la bontà e la gratitudine sono principi della Parola di Dio e dobbiamo imparare a viverli ogni giorno. L'apostolo Paolo e Sila furono perseguitati, e ancora oggi tanti cristiani subiscono persecuzione, per questo dobbiamo imparare a essere grati. Se qualcuno ci fa un favore, impariamo a dire grazie e ricordiamo che la gratitudine è importante: non diamo mai nulla per scontato. Ogni cosa che abbiamo è frutto della grazia di Dio nella nostra vita. Questi sono i principi che troviamo nel momento in cui si manifesta la gloria di Dio: l'unità, la lode e il ringraziamento, elementi che abbiamo visto nel brano di Secondo Cronache.

La lode non rende presente un Dio assente, ma prepara il nostro cuore e l'atmosfera affinché la Sua presenza, che è già reale, possa essere riconosciuta e manifestata. Quando lodiamo Dio, la nostra attenzione si sposta dai problemi a Lui e diventiamo consapevoli della Sua presenza; per questo il salmista afferma: "Io benedirò l'Eterno in ogni tempo." Questo significa che, sia nei giorni favorevoli sia in quelli difficili, siamo chiamati a lodare il Signore. La lode è anche celebrazione: significa esprimere pubblicamente, con gioia ed entusiasmo, la grandezza di Dio e le Sue opere, perché non basta pensare che Dio è buono; dobbiamo proclamarlo. Gesù ci ha insegnato a dichiarare la grandezza di Dio, onorarLo e festeggiarLo per ciò che Egli è e per ciò che Egli fa. La celebrazione si esprime attraverso il canto, la voce, gli strumenti musicali, la danza e gli applausi. Il Salmo 150:1-6, ci invita: “Alleluia, lodate Dio nel suo santuario, lodatelo nel firmamento della sua potenza. Lodatelo per i suoi portenti, lodatelo secondo la sua grandezza. Lodatelo col suono della tromba, lodatelo con l'arpa e con la cetra. Lodatelo col tamburello e con la danza, lodatelo con strumenti a corda e a fiato. Lodatelo con cembali risonanti, lodatelo con cembali squillanti. Ogni cosa che respira lodi l'Eterno. Alleluia.” La lode è quindi una celebrazione aperta, gioiosa e visibile della grandezza di Dio. Lo vediamo anche nella vita di Paolo e Sila: in Atti 16:25 leggiamo che “verso la mezzanotte Paolo e Sila pregavano e cantavano inni a Dio; e i prigionieri li udivano.” Essi non lodarono Dio dopo la liberazione, ma mentre erano ancora in prigione, feriti, incatenati e sofferenti; invece di lamentarsi, scelsero di lodare il Signore. La loro lode non dipendeva dalle circostanze, ma dalla fede nell'Iddio Onnipotente, lo stesso ieri, oggi e in eterno. Le alte lodi sono un'arma spirituale e una battaglia: per questo siamo chiamati a lodare Dio anche mentre combattiamo. Quella lode cambiò l'atmosfera e preparò il terreno per l'intervento soprannaturale di Dio. Le fondamenta della prigione furono scosse, ci fu un grande terremoto, tutte le porte si aprirono e le catene di tutti i prigionieri furono spezzate. Il carceriere e tutta la sua famiglia furono salvati; così, un luogo di prigionia divenne un luogo di salvezza, e quella che sembrava una sconfitta si trasformò in una testimonianza della gloria di Dio. Anche noi, quando veniamo in chiesa, siamo chiamati a entrare nella celebrazione insieme al popolo di Dio. La prigione di Paolo e Sila rimase la stessa, ma la presenza e la potenza di Dio trasformarono tutto ciò che avveniva al suo interno. Così la lode non sempre cambia immediatamente le circostanze, ma cambia il nostro cuore, trasforma l'atmosfera e prepara il terreno affinché Dio intervenga. La Parola di Dio è eterna: ciò che Dio ha fatto continua a farlo, perché Egli è lo stesso ieri, oggi e per sempre; i miracoli che ha compiuto continua a compierli e continuerà ancora a compierli.

 

 

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