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Potenza nascosta - Frutto pubblico

Potenza nascosta - Frutto pubblico

 

POTENZA NASCOSTA - FRUTTO PUBBLICO

Casavatore 18-01-2026                                                                             PREDICAZIONE: PASTORE ANTONIO RUSSO

Oggi viene introdotto il tema “Potenza nascosta – Frutto pubblico”, attraverso il quale comprendiamo che la potenza di Dio viene ricevuta nel nostro Tameion, il luogo segreto, e che a ciò che avviene nel segreto Dio ha promesso una ricompensa pubblica. Viene presentata anche la corda a tre capi, simbolo del dare, della preghiera e del digiuno, realtà pratiche della vita spirituale che non siamo chiamati solo a conoscere, ma a vivere come stile di vita. Nel libro dell’Ecclesiaste troviamo l’immagine della corda a tre capi, simbolo di forza e stabilità, concetto che Gesù ribadisce nei Vangeli, ricordandoci che la vita del credente deve essere costantemente radicata nella pratica del dare, della preghiera e del digiuno, come insegnato in Matteo 6:1-18. Il dare, la preghiera e il digiuno non vanno vissuti in modo religioso, ma come relazione. La preghiera non è schematica, ma una relazione da sviluppare, e Gesù pone l’attenzione sulle motivazioni: perché preghiamo, perché digiuniamo, perché diamo. Non è religiosità, ma il frutto di una relazione viva con il Padre, con Gesù e con lo Spirito Santo. Dio parla, e i Salmi insegnano che Dio ha creato la bocca e quindi parla, ha creato l’orecchio e quindi ascolta, e che non è come gli idoli che non parlano e non ascoltano. Quando preghiamo, Dio ascolta e desidera rispondere, per questo dobbiamo sensibilizzare il nostro spirito, perché Dio parla allo spirito. L’essere umano è un essere trino: noi siamo spirito, abbiamo un’anima e viviamo in un corpo, ma prima di ogni altra cosa siamo esseri spirituali. La Bibbia dice che lo spirito era morto nei falli e nei peccati, ma grazie a Gesù la relazione è stata ristabilita. Ci prendiamo cura dell’anima e del corpo, ed è giusto, ma il vero problema nasce quando trascuriamo lo spirito, che è il nostro vero essere. Quando la Bibbia afferma che siamo diventati il tempio dello Spirito Santo e che il nostro corpo è il tempio, ci mostra che Dio dimora nel nostro spirito. Per questo siamo chiamati a nutrire lo spirito, affinché possiamo ascoltare e vedere ciò che Dio fa e dice. Dio parla, ma se il nostro spirito è spento o morto non possiamo ascoltarlo; per questo dobbiamo nascere di nuovo, ricevere Gesù nella nostra vita e camminare nella Sua volontà, perché altrimenti spegniamo lo spirito, come dice la Scrittura: “non spegnete lo spirito.” Le tre pratiche insegnate da Gesù formano una vita che non si arrende e che, anche nelle difficoltà, rimane salda nella fede, edificando una Chiesa stabile nei tempi difficili. Le tre discipline, la preghiera, il digiuno e il dare, hanno un significato specifico: nel dare mettiamo Dio al primo posto, nella preghiera entriamo nel luogo segreto della Sua presenza e nel digiuno facciamo tacere la carne per ascoltare lo spirito. All’inizio dell’anno lo Spirito Santo ci chiama a riallineare il cuore con il cielo, perché Dio resetta alcune cose e ci permette di ripartire; per questo siamo grati a Dio, che ha creato il passato, il presente e il futuro, poiché senza futuro non ci sarebbe speranza. In Geremia 29:11, Dio dichiara: “Poiché io conosco i pensieri che ho per voi», dice l'Eterno, «pensieri di pace e non di male, per darvi un futuro e una speranza».” Quindi oggi è il tempo di ricevere forza interiore, purificare la nostra vita e rinnovare la nostra mente. Non stiamo vivendo solo un programma, ma un processo di trasformazione personale e comunitaria come corpo di Cristo. Quando la Chiesa cammina nel dare, nel pregare e nel digiunare, la gloria di Dio si manifesta e i perduti vengono salvati; per questo siamo chiamati a prepararci, perché sarà un tempo in cui la corda non si spezzerà e ci condurrà nella presenza del Padre, come la scala di Giacobbe che rappresenta Cristo. La preghiera non è una semplice parola né un atto di religiosità, ma una vita vissuta nel segreto, fondata sulla relazione con Dio, dalla quale nascono autorità e potenza contro le forze delle tenebre. La preghiera è intercessione viva, una comunione quotidiana che cambia il cuore, trasforma il credente e rafforza la chiesa nel cammino continuo con Dio, nel silenzio della Sua presenza.

Il primo pilastro nella nostra vita di preghiera è che Gesù corregge la preghiera vetrina.

Matteo 6:5; “E quando tu preghi, non essere come gli ipocriti, perché essi amano pregare stando in piedi nelle sinagoghe e agli angoli delle piazze, per essere visti dagli uomini; in verità vi dico, che essi hanno già ricevuto il loro premio.”

Gesù spiega che, quando preghiamo, non dobbiamo essere come gli ipocriti che pregano per essere visti dagli uomini. Al contrario, Gesù dice che, quando preghiamo dobbiamo entrare nella nostra cameretta, il Tameion, il luogo segreto.

Matteo 6:6; “Ma tu, quando preghi, entra nella tua cameretta, chiudi la tua porta e prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà pubblicamente.”

Quando l’attitudine e la motivazione sono sante, c’è sempre una risposta di Dio nel dare, nel pregare e nel digiunare. La preghiera nel segreto non è isolamento, ma intimità e comunione con il Padre, che vede e parla alla nostra identità di figli. Non preghiamo per meritare qualcosa, perché questa è una mentalità religiosa, ma viviamo la cultura del Regno, che nasce dal fatto che Dio è Padre.

Il secondo pilastro riguarda ciò che Gesù fa: corregge la preghiera meccanica e ci insegna a non fare ripetizioni inutili. Questo non riguarda solo la religiosità, perché spesso anche noi, quando preghiamo, usiamo parole ripetute senza consapevolezza, inserendo formule automatiche che non esprimono relazione. Pregare significa aprire una comunicazione con il cielo, in cui ogni parola nasce da una relazione viva, e per questo dobbiamo correggere nella nostra vita le ripetizioni inutili.

Matteo 6:7; Ora, nel pregare, non usate inutili ripetizioni come fanno i pagani, perché essi pensano di essere esauditi per il gran numero delle loro parole.”

Non è parlando di più che veniamo esauditi, perché parlare troppo spesso ci esaurisce. Dio ci ha creati con due orecchie e una bocca per ascoltare più di quanto parliamo.

Verso 8; “Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa le cose di cui avete bisogno, prima che gliele chiediate.”

La preghiera non è quantità di parole, ma fede in azione e allineamento alla volontà di Dio. La Bibbia insegna che non sappiamo pregare come si conviene e che abbiamo bisogno della guida dello Spirito Santo. La consapevolezza che il Padre sa già ciò di cui abbiamo bisogno produce fiducia e pace interiore.

Il terzo pilastro riguarda la preghiera che Gesù insegna e che non cambia l’ordine spirituale, conosciuta come la preghiera del Padre Nostro. Conosciamo questa preghiera, ma ripeterla a memoria senza viverla non ha senso: non va recitata meccanicamente, perché è un modello di preghiera che Gesù ci invita a seguire come ispirazione.

Matteo 6:9-13; “Voi dunque pregate in questa maniera: «Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome. Venga il tuo regno. Sia fatta la tua volontà in terra come in cielo. Dacci oggi il nostro pane necessario. E perdonaci i nostri debiti, come anche noi perdoniamo ai nostri debitori. E non esporci alla tentazione, ma liberaci dal maligno, perché tuo è il regno e la potenza e la gloria in eterno. Amen».”

Ogni parte di questa preghiera ha significato: “Sia santificato il tuo nome” parla di adorazione; “Venga il tuo regno” riguarda il Regno di Dio; “Dacci oggi il nostro pane necessario” indica la provvidenza di Dio, che fornisce opportunità di lavoro e mezzi per vivere, perché nel Regno chi ha fede e volontà trova ciò che serve. La preghiera include anche il perdono: “Perdonaci i nostri debiti, come anche noi perdoniamo ai nostri debitori.” Non possiamo avere rancore o risentimento; il cuore impuro impedisce alla preghiera di essere esaudita. Guardate Gesù cosa ci insegna in Matteo 5:23-24: “Se tu dunque stai per presentare la tua offerta all'altare, e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualcosa contro di te, 24 lascia lì la tua offerta davanti all'altare e va' prima a riconciliarti con tuo fratello; poi torna e presenta la tua offerta.” Infine, la preghiera ci parla di protezione e guerra spirituale: “E non esporci alla tentazione, ma liberaci dal maligno,” ricordandoci che il nostro combattimento è contro principati e potestà delle tenebre. Questo è il modello di preghiera che Gesù ci ha lasciato: relazionale, potente, autorevole e centrato sulla volontà di Dio.

Ora parleremo del “Tameion”, la cameretta: è il luogo in cui si compie un tipo speciale di preghiera, diverso dalla lode comunitaria o dall’intercessione di gruppo. Entrare nel Tameion significa vivere una potenza nascosta che produce poi una manifestazione pubblica. Come abbiamo letto prima in Matteo 6:6, Gesù insegna che quando preghiamo dobbiamo entrare nel nostro Tameion, rivolgerci al Padre nel segreto e Lui ci ricompenserà pubblicamente. Oggi viviamo in un’epoca dominata dalla visibilità, dai social e dai palcoscenici, dove tutti cercano approvazione e like, ma Dio opera diversamente: Egli forma i Suoi figli nel privato, non nel pubblico, perché cerca intimità. Gesù introduce un principio che contrasta la cultura moderna: prima viene il segreto e poi la manifestazione; se vogliamo autorità fuori, dobbiamo avere intimità dentro. Nelle case, il Tameion era la stanza più interna, nascosta e senza finestre, simbolo di protezione e intimità. Oggi, quando compriamo o affittiamo casa, spesso valutiamo cucina, camere o bagni, ma trascuriamo il luogo dell’incontro con Dio. Il Tameion è dove incontriamo Papà, dove Dio compie la Sua opera; non è un luogo di passaggio, ma di protezione, cura e formazione. Molti affermano di mettere Dio al primo posto, ma spesso lo relegano in fondo. Sapete, Dio non parla nel rumore, ma nel silenzio e nel profondo del cuore: il profeta ascoltò una voce, un dolce sussurro, dopo vento e terremoto. Abbiamo bisogno di appartarci con Dio, perché Egli non cerca esibizioni, ma la nostra presenza reale: spirito, anima, corpo e mente. Quando Gesù dice di chiudere la porta, si riferisce a un atto di disciplina spirituale che consiste nello spegnere voci esterne, distrazioni, ego, orgoglio e presunzione. Dio desidera comunione vera: “Io ho bisogno di parlarti e tu hai bisogno di ascoltarmi.” Non possiamo entrare nel segreto lasciando porte aperte; molti vogliono Dio, ma pochi chiudono la porta, e senza farlo non possiamo avere una sola comunicazione: quella con il cielo. Gesù dice: “e il Padre tuo, che vede nel segreto”, e qui emerge il tema dell’identità e della relazione, perché Gesù non afferma che un giudice, un re o un comandante ci vede nel segreto, ma dice che il Padre ci vede, rivelando che il Tameion non è un luogo di paura, bensì di figliolanza, dove i figli incontrano il Padre. Nel segreto il Padre guarisce le ferite, il cuore, l’anima e il corpo, corregge e indica la via da seguire, riallinea alla Sua volontà e rivela chi siamo e chi è Lui, dando una chiara identità: noi siamo figli e Lui è nostro Padre, e da questa consapevolezza nasce una comunione che deve crescere. Gesù afferma che dal segreto si passa al pubblico, perché c’è una ricompensa e un frutto, e la ricompensa pubblica arriva solo dopo l’intimità. L’ordine è segreto, trasformazione, manifestazione, e quando questo ordine viene invertito nasce stanchezza, sovraccarico e vuoto spirituale. Molti leader sono appesantiti perché hanno lasciato il Tameion, ma abbiamo bisogno di ritornarvi, perché non possiamo servire Dio con le nostre forze: altrimenti ci stanchiamo, ci sovraccarichiamo e ci svuotiamo. Dobbiamo servire Dio con le Sue forze, e abbiamo un alleato meraviglioso, lo Spirito Santo, che ha detto: io non vi lascerò e non vi abbandonerò mai. Egli non è una forza impersonale, ma la terza persona della Trinità che vive dentro di noi e desidera comunione, vuole che impariamo a dipendere dalla Sua presenza, a parlargli, ascoltarlo, ricevere e poi dare. L’esempio del Mar Morto mostra che dove c’è solo ingresso e nessuna uscita non c’è vita, e così accade ai credenti che non danno ciò che ricevono e non dipendono dallo Spirito Santo. Nel Tameion riceviamo e Dio manifesta pubblicamente, e chi ha responsabilità deve ricordare che non è la propria forza a sostenere, ma quella di Dio; chi salta il Tameion perde la potenza nel tempo. Per questo è necessario stabilire un tempo fisso per il Tameion, anche breve ma costante, come colazione, pranzo e cena. Un’ora può essere di notte, al mattino presto, nel pomeriggio o alla sera, ma deve esserci, perché è meglio poco ma spesso che tanto raramente. Nel Tameion si entra senza telefono, perché Dio parla allo spirito, non attraverso messaggi; non serve pubblico né applausi. Non ci deve essere urgenza nell’entrare nella presenza di Papà: il tempo c’è, Dio ha creato 24 ore perfette, ma spesso lo sprechiamo. Nel Tameion non conta la quantità di parole, ma la qualità della presenza: Lui è già lì e dice “io ti aspetto qui”. Questa è la preghiera.

Il digiuno rappresenta la fame di Dio e la svolta nello spirito, perché per avere un cambiamento nelle nostre vite deve crescere in noi il desiderio di Dio. Digiunare significa umiliarsi e cercare Dio, non è esibizione ma liberazione, è ricerca di direzione in un tempo in cui dobbiamo prendere decisioni comunitarie e individuali, comprendere cosa fare e quali passi compiere. Il digiuno aiuta perché mortifica la carne e permette allo spirito di muoversi, rendendoci sensibili allo Spirito. Ci sono cose che non cambiano con maggiori sforzi, perché lo sforzo non produce ciò che solo la presenza può generare: la nostra presenza nella Sua presenza. Dobbiamo essere presenti davanti a Dio senza distrazioni, onorandolo anche mentre ascoltiamo la Sua Parola, usando il telefonino solo per appunti e non per messaggi o notifiche, perché sarebbe un disonore. Dobbiamo entrare nella fiducia senza cadere nella confidenza, imparando a stare al nostro posto e a onorare il Re. Le cose cambiano quando siamo presenti davanti a Lui, e il digiuno non è una punizione ma fame di Dio: chi digiuna sta dicendo “noi abbiamo fame di Te, Signore.”

Quali sono i principi del digiuno? Il primo principio è digiunare senza teatro, cioè, quando digiuni, non fare le sceneggiate. Gesù, sempre in Matteo 6: 16-18, disse: “Ora, quando digiunate, non siate mesti d'aspetto come gli ipocriti; perché essi si sfigurano la faccia, per mostrare agli uomini che digiunano; in verità vi dico che essi hanno già ricevuto il loro premio. 17 Ma tu, quando digiuni, ungiti il capo e lavati la faccia, 18 per non mostrare agli uomini che tu digiuni, ma al Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, te ne darà la ricompensa pubblicamente».” Quindi, cosa fa Gesù? Prima cosa difende la purezza, perciò dice: non lo fare per essere visto. Qual è la motivazione del nostro cuore? Digiunare significa togliere qualcosa e aggiungere qualcosa, o togliere qualcosa e aggiungere qualcuno. Questo qualcuno sapete chi è? La presenza, la Sua meravigliosa presenza nella nostra vita.

Il secondo principio è il digiuno biblico, che rappresenta umiltà e giustizia, come dichiarato in Isaia 58:6-7: “Il digiuno di cui mi compiaccio non è forse questo: spezzare le catene della malvagità, sciogliere i legami del giogo, rimandare liberi gli oppressi, spezzare ogni giogo? 7 Non consiste forse nel rompere il tuo pane con chi ha fame, nel portare a casa tua i poveri senza tetto, nel vestire chi è nudo, senza trascurare quelli della tua stessa carne?” Digiunare significa non essere egoisti, ma rompere il pane con chi ha bisogno, essere pronti a pregare per chi lo chiede e lasciarsi usare da Dio.

Versi 8-9; “Allora la tua luce irromperà come l'aurora e la tua guarigione germoglierà prontamente, la tua giustizia ti precederà e la gloria dell'Eterno sarà la tua retroguardia. 9 Allora chiamerai e l'Eterno ti risponderà, griderai ed egli dirà: «Eccomi!». Se tu togli di mezzo a te il giogo, il puntare il dito e il parlare iniquo,”

Perché questo avvenga, correggiamo la nostra lingua e usiamo la bocca, fatta per lodare e adorare Dio, evitando parolacce, stupidaggini e bestemmie. 

Versi 10-11; “se provvedi ai bisogni dell'affamato e sazi l'anima afflitta, allora la tua luce sorgerà nelle tenebre e la tua oscurità sarà come il mezzogiorno. L'Eterno ti guiderà del continuo, sazierà la tua anima nei luoghi aridi e darà vigore alle tue ossa…”

Chi desidera vigore nelle ossa riceverà forza nuova ed energia rinnovata, perché questo darà dinamismo a tutto il corpo. Il verso continua: “…tu sarai come un giardino annaffiato e come una sorgente d'acqua le cui acque non vengono meno.” Questa è una benedizione per gli altri: il fiume arriva, passa e scorre attraverso di noi per raggiungere gli altri.

Verso 12; “I tuoi riedificheranno le antiche rovine, e tu rialzerai le fondamenta di molte generazioni passate; così sarai chiamato il riparatore di brecce …”  

Il digiuno non è solo astensione dal cibo, ma un cuore giusto, mani pulite, perdono e compassione. La compassione di Dio ci fa sentire il dolore di chi soffre e ci identifica con il loro bisogno, perché Dio non cerca ritualismi, ma cuori trasformati.

Il terzo principio del digiuno è sensibilità e direzione.

Marco 9:29; “Ed egli disse loro: «Questa specie di spiriti non si può scacciare in altro modo, se non con la preghiera e il digiuno».”

Il digiuno rende sensibili, apre gli occhi nello spirito e permette di vedere ciò che altri non vedono. Preghiera e digiuno insieme sono una potenza: mentre altri suggeriscono soluzioni naturali come ricoveri o medicinali, chi prega cerca Dio e la Sua presenza, riconoscendo quando c’è uno spirito di infermità. La soluzione non è sempre una medicina, perché mentre si aggiusta qualcosa se ne può guastare un’altra, ma quando abbiamo sensibilità spirituale, i nostri occhi si aprono e vediamo qual è la vera causa. Non possiamo permetterci di perdere tempo in altro: un medicinale può aiutare per un periodo breve, ma abbiamo bisogno di libertà per dormire bene e vivere liberi nelle attività quotidiane. Quindi, è tempo di fare scelte per iniziare il nuovo anno nel modo migliore. Il digiuno affina l’orecchio spirituale.

Isaia 50:4; “Il Signore, l'Eterno, mi ha dato la lingua dei discepoli perché sappia sostenere con la parola lo stanco …”  Anche noi dobbiamo dichiarare che Dio ci ha dato la lingua dei discepoli, affinché con le nostre parole sosteniamo chi è depresso, ansioso, spaventato o stanco. Il verso continua: “… egli mi risveglia ogni mattina, risveglia il mio orecchio, perché io ascolti come fanno i discepoli.” Dio risveglia ogni mattina il nostro orecchio per ascoltare. Il digiuno non promette miracoli automatici, ma dà chiarezza; il corpo sta meglio e il problema oggi non è la fame, ma l’eccesso di cibo o il mangiare male. Pregando e digiunando riceviamo libertà, maggiore resa e più potenza.

Concludendo, il dare è onore e consacrazione, la preghiera è intimità e autorità, e il digiuno è fame e svolta. La corda a tre capi ha Cristo al centro, nostra vera forza, e quando queste tre dimensioni camminano insieme, la vita spirituale diventa stabile, forte e capace di resistere alle prove. Quando la chiesa vive nel dare, nel pregare e nel digiunare, la gloria di Dio si manifesta, i perduti vengono salvati, gli oppressi liberati, gli stanchi ristorati e la comunità diventa un giardino annaffiato, una sorgente le cui acque non vengono meno. Questa è la potenza nascosta che produce un frutto pubblico nella vita del credente e nella chiesa.

 

 

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