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Quando il fiume arriva nulla rimane come prima

Quando il fiume arriva nulla rimane come prima

 

QUANDO IL FIUME ARRIVA, NULLA RIMANE COME PRIMA

Casavatore 30-08-2026                                                                              PREDICAZIONE: PASTORE ANTONIO RUSSO

Nelle ultime settimane abbiamo parlato del fiume dello Spirito Santo che vuole sgorgare attraverso le nostre vite. Abbiamo visto il percorso del profeta Ezechiele nel capitolo 47, quando l'angelo lo portò presso un fiume e lo invitò a entrarvi. Ed è proprio questo che Dio vuole fare con noi: ci invita a entrare nel fiume dello Spirito, non a restare sulla riva. Ezechiele sperimentò quattro tappe che parlano della crescita spirituale del credente: l'acqua alle caviglie, alle ginocchia, ai fianchi, e infine il momento in cui non si tocca più il fondo e bisogna semplicemente lasciarsi andare. Questo avvenne nell'Antico Testamento; ora, nel Nuovo Patto, lo Spirito di Dio vive dentro di noi e vuole fluire attraverso la nostra vita, chiedendoci di non avere più il controllo di noi stessi. Come quando entriamo in un fiume e non tocchiamo più con i piedi: non decidiamo noi dove andare, è il fiume che ci trasporta. Abbiamo scoperto che la profondità del fiume non è casuale, ma ha uno scopo preciso. Il fiume nasce dal tempio, a Gerusalemme, e raggiunge il Mar Morto attraversando circa sessanta chilometri di deserto. Non rimane chiuso nel tempio: scorre attraverso le nostre vite e si dirige verso i luoghi aridi, verso situazioni senza più speranza. Anche se siamo cristiani, non siamo immuni dalle circostanze avverse, ma abbiamo Gesù nel cuore e sappiamo a chi rivolgerci nel momento del bisogno. Proprio in quei momenti di bisogno, Dio non ci porta in profondità solo per farci provare la Sua presenza, ma perché attraverso di noi vuole fluire ancora di più per raggiungere gli altri. Pensiamo a dove Dio vuole condurci: il Mar Morto è morto perché non c'è vita al suo interno, essendo molto più salato del nostro mare e situato 430 metri sotto il livello del mare, il punto più basso della terra. Ma quando arriva il fiume, le acque vengono risanate e le reti che prima erano vuote vengono riempite, perché la Parola di Dio dichiara che ovunque arriva il fiume, tutto vivrà. Questo fiume si trova dentro di noi, ed è per questo che oggi parliamo del tema "Quando il fiume arriva, nulla rimane come prima". Questo ci riempie di entusiasmo, ma anche di responsabilità, perché lo Spirito Santo si vuole muovere attraverso di noi. Noi che abbiamo conosciuto Cristo siamo i piedi, le mani, gli occhi di Gesù: dovunque andiamo, lo portiamo e lo presentiamo. Da qui nascono tre obiettivi.

Il primo: permettiamo a Dio di guarire la sorgente del nostro cuore.

Lo Spirito Santo è interessato a guarire il nostro cuore e la nostra anima; dobbiamo aprirci a Lui, lasciare che risani le nostre ferite e la nostra amarezza, perché queste cose sono un grande impedimento per portare frutto, e Gesù ha detto che dobbiamo portare molto frutto, un frutto duraturo.

Il secondo obiettivo: diventiamo un canale del fiume di Dio.

Il fiume vuole scorrere attraverso di noi; non dobbiamo trattenere la presenza di Dio solo per noi stessi, così come Gesù, iniziata la sua missione a trent'anni, cominciò a darsi per gli altri. La presenza di Dio vuole toccare noi, ma vuole arrivare anche agli altri: alle famiglie disfunzionali, alle famiglie distrutte, ai quartieri della nostra città, alle vite aride dove non c'è vita. Per questo siamo chiamati a diventare un canale del fiume di Dio.

Il terzo obiettivo: stendiamo nuovamente le reti.

I discepoli avevano tirato e pulito le reti, e molti oggi vivono la stessa condizione: hanno ripiegato le proprie reti a causa delle delusioni passate. Ma Dio ci chiama a stenderle di nuovo, a tornare alla preghiera, all'evangelizzazione e al servizio, credendo che la parola di Gesù è sì e amen. Quando Lui parla, siamo chiamati a ubbidire e a fare ciò che ci dice. In Ezechiele è riportato che ovunque giungerà il fiume, ogni cosa vivrà. Il fiume rappresenta lo Spirito Santo nella nostra vita e questa promessa profetica trova compimento nel Nuovo Testamento, in Gesù, manifestazione della vita di Dio che raggiunge i luoghi morti. Quando Gesù arriva, le cose cambiano: Alle nozze di Cana una festa destinata a trasformarsi in vergogna fu rallegrata dal miracolo dell'acqua mutata in vino. Gesù guarì la suocera di Pietro, immobilizzata dalla febbre, ed ella si alzò per servire. Nella regione dei Gadareni liberò l'indemoniato che viveva nei sepolcri e spezzava le catene: fu trovato vestito e sano di mente. Davanti alla tomba di Lazzaro, un luogo di lutto, pianto e disperazione divenne il luogo della manifestazione della gloria di Dio. Dove Gesù entrava, la malattia incontrava la guarigione, la schiavitù la liberazione, la vergogna la grazia, il fallimento una nuova opportunità, la morte la vita, e le reti vuote si riempivano. In tutto questo si compie ciò che Ezechiele aveva visto: il fiume entra nelle acque morte, le risana e produce abbondanza di pesci. Biblicamente il mare rappresenta il mondo, un mondo malato, ferito, morto nei falli e nei peccati e lontano da Dio. Non siamo chiamati a puntare il dito, ma a lasciarci guidare dal fiume dello Spirito per risanare le acque che hanno perso speranza. Gesù non entra in un luogo per farsi vedere, ma per cambiare l'ambiente spirituale e trasformare le persone. Egli è il Signore e il Re della vita; e poiché è entrato nella nostra vita, oggi Dio ci chiama a diventare un canale delle Sue benedizioni per gli altri, perché lo Spirito Santo che operava attraverso Gesù vive in noi. Gesù in Giovanni 7:38 disse: "Chi crede in me, come ha detto la Scrittura, dal suo seno sgorgheranno fiumi d’acqua viva." Il fiume non ci è dato soltanto per provare qualcosa nella presenza di Dio, ma per raggiungere, attraverso di noi, le persone che hanno bisogno di guarigione. Come Pietro, possiamo aver tirato a secco la barca e lavato le reti, pensando che la pesca sia ormai un fallimento; ma Dio ci invita a gettare di nuovo la rete e a fidarci della Sua presenza. Dove arriva il fiume di Dio, le famiglie ferite possono essere restaurate, i cuori delusi guariti, le persone prigioniere liberate, i luoghi aridi tornare a portare frutto e la speranza riaccendersi. La profondità spirituale non si misura soltanto dalle emozioni durante un culto, ma dalla vita che si manifesta in noi e attraverso di noi. Quando il fiume arriva, le acque sono risanate, la vita si moltiplica, le reti si riempiono e ciò che è morto torna a vivere. Nessuna situazione è troppo contaminata, nessun cuore troppo indurito, nessuna vita troppo lontana: dove arriva il fiume di Dio, la morte cede il posto alla vita. Quindi, la domanda non è soltanto se il fiume è arrivato fino a noi, ma attraverso di noi dove il fiume di Dio vuole arrivare e dove vuole portarci. Molti si fermano alle tappe iniziali: alle caviglie, alle ginocchia, ai fianchi, mantenendo ancora il controllo e i piedi saldi nella propria situazione. Ma Dio ci chiama ad andare oltre, a lasciarci guidare e a perdere il controllo della nostra vita, perché il fiume possa risanare le acque. Ezechiele 47:8 dice: "Egli mi disse: «Queste acque si dirigono verso la regione orientale, scendono nell'Araba e giungono al mare; quando saranno sfociate nel mare, le sue acque saranno risanate»." Parla del Mar Morto: il fiume non si limita ad aggiungere acqua, ma ne trasforma la condizione. Le acque salate e improduttive vengono sanate quando il fiume vi entra. Così Dio vuole cambiare la condizione della nostra vita e delle persone attorno a noi. Dio non vuole agire soltanto sulle circostanze esteriori per le quali preghiamo; vuole raggiungere e guarire la sorgente dentro di noi. Lo Spirito Santo vuole sanare amarezza, rigetto, rifiuto, delusioni, ricordi dolorosi, conseguenze del peccato e ferite causate dal tradimento: tutte cose che avvelenano il cuore e la vita. L'esempio biblico è quello delle acque di Gerico. In 2 Re 2:19 gli uomini della città dissero a Eliseo: "Ecco, la situazione della città è buona, come vede il mio signore; ma le acque sono cattive e il paese è sterile." La città era in una buona posizione, ma il problema alla sorgente impediva il frutto. Anche molte persone curano la facciata, desiderando che gli altri pensino che tutto vada bene, come accade spesso nella società e sui social; ma Dio conosce ciò che è nascosto. Ma se alla sorgente, nel cuore, dove nessuno vede, c'è sterilità, non c'è frutto, non c'è vita. In 2 Re 2:20 Eliseo disse: " Portatemi un piatto nuovo e metteteci del sale”. E quelli glielo portarono." Un'azione nuova, mai fatta prima, per un'opera che Dio stava per compiere. Una parola per noi: Dio vuole fare, ogni giorno, una cosa nuova nella nostra vita. L’episodio continua, nel verso 21 è scritto: “Egli andò alla sorgente delle acque, vi gettò il sale e disse: «Così dice l’Eterno: Io risano queste acque; da esse non proverrà più né morte né sterilità».” Eliseo andò però proprio alla sorgente, ubbidendo precisamente alla parola ricevuta. Non fu il sale a guarire le acque, ma Dio, attraverso una parola profetica di ubbidienza e fede. Come Eliseo pronunciò una parola di fede, anche noi dobbiamo domandarci con chi ci accordiamo e cosa pronunciamo quando siamo soli. Non dobbiamo accordarci con le circostanze, ma dichiarare vita, perché il problema non è soltanto in superficie: è alla sorgente. Il verso 22 afferma: "Così le acque furono risanate fino ad oggi, secondo la parola che Eliseo aveva pronunciata." La Parola di Dio dura nel tempo e va oltre ogni circostanza. Come Eliseo agì alla sorgente e non sulla superficie, così oggi lo Spirito Santo vuole portarci alla sorgente del cuore, poiché Proverbi 4:23 dice: "Custodisci il tuo cuore più di ogni altra cosa, perché da esso sgorgano le sorgenti della vita." Per questo il cuore va custodito con cura, più di un diamante prezioso: se custodiamo con tanta attenzione un diamante, figuriamoci come dovremmo trattare il nostro cuore, da cui sgorgano le sorgenti della vita. Non dobbiamo darlo al primo passante, ma imparare a custodirlo nella presenza di Dio. Ma forse, in questo momento, qualcuno riconosce che il proprio cuore non è ancora del tutto custodito, e si riconosce in queste parole: la posizione è buona, ma le acque sono cattive. Siamo brave persone, con capacità, opportunità e promesse, ma c'è una condizione, forse una ferita interiore, che continua a produrre sterilità, anche se apparentemente tutto sembra andare bene. Dio vuole arrivare proprio alla sorgente del nostro cuore. Glielo permetteremo, dicendogli: "Signore, voglio che tu vada alla sorgente del mio cuore, perché sono stanco di quello che sto vivendo e voglio realizzare pienamente il tuo proposito per la mia vita"? Oggi Dio vuole guarire quello che per anni abbiamo cercato di nascondere e ignorare. La Sua presenza è capace di entrare nell'amarezza del nostro cuore e far scorrere di nuovo acque sane. Non possiamo permettere che una situazione del passato continui a mantenerci nella stessa condizione: il vero problema non è fuori, ma alla sorgente; e quando la sorgente è guarita, la terra produce frutto. Per questo, apriamoci oggi allo Spirito Santo: questi sono appuntamenti con il cielo che non dobbiamo rimandare, senza preoccuparci di cosa penseranno gli altri, perché dove arriva il fiume, la vita si moltiplica. Ezechiele 47:9 dice: "Avverrà che ogni essere vivente che si muove, dovunque giungeranno le acque del fiume, vivrà; ci sarà una grandissima quantità di pesce, perché queste acque entreranno là e le acque del mare saranno risanate; dovunque giungerà il fiume, ogni cosa vivrà." Il testo non parla di sopravvivenza, ma di abbondanza e moltiplicazione, in un luogo dove oggi, nel Mar Morto, non c'è praticamente nulla di vivo. Questo è il motivo per cui Dio è interessato a sanare il nostro cuore: perché ci vuole fare del bene, avendo per noi "pensieri di pace e non di male, per darvi un avvenire e una speranza" (Geremia 29:11). Il verso 10 aggiunge: "I pescatori staranno lungo di esso, da En-Ghedi fino a En-Eglaim; vi sarà un luogo dove si stenderanno le reti. Il pesce sarà di molte specie, come il pesce del Mar Grande, e sarà molto abbondante." Il processo è chiaro: prima arriva il fiume, poi le acque vengono risanate, e infine i pescatori stendono le reti nell'abbondanza. Prima del pesce, le acque devono essere visitate dalla Sua presenza: non sono le nostre strategie o i nostri programmi a moltiplicare la vita, ma lo Spirito Santo. Gesù, in Matteo 4:19 disse ai discepoli: "Seguitemi e io vi farò diventare pescatori di uomini." Se non lo seguiamo, non pescheremo nemmeno un pesciolino, perché è Lui, il fiume di Dio, a rendere possibile la pesca: non porta solo guarigione personale, ma produce anche raccolta di anime, che Dio ci ha affidato. Vediamo l'esempio della pesca miracolosa in Luca 5, quando Pietro ubbidì alla parola di Gesù nonostante una notte di lavoro senza risultati: Luca 5:5-7 racconta: "Simone rispose dicendo: «Maestro, noi abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; però, sulla tua parola, getterò la rete». E fatto così, presero una tal quantità di pesci che le loro reti si rompevano. Allora fecero cenno ai loro compagni dell'altra barca di venire ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche, tanto che affondavano." Quando Gesù parla, dobbiamo ubbidire, ma dobbiamo ascoltare bene per poterlo fare. Questo non significa che la preparazione non sia importante, ma che senza la Sua presenza possiamo affaticarci senza portare frutto. La stessa rete che rimase vuota tutta la notte, sulla Sua parola cominciò a riempirsi fino a rompersi. C'è una grande raccolta che Dio ha in questa città, e Dio sta dicendo: "Ho bisogno di cuori guariti, cuori che si lasciano sanare." Pensiamo, ad esempio, all'evangelista Filippo in Samaria, dove prima di lui Gesù aveva parlato alla donna samaritana. In Atti 8:5-8 è scritto: "Filippo, sceso nella città di Samaria, vi predicò Cristo. E le folle con una sola mente prestavano attenzione alle cose dette da Filippo, udendo e vedendo i miracoli che egli faceva. Perché gli spiriti immondi uscivano da molti che li avevano, gridando ad alta voce; e molti paralitici e zoppi furono guariti. E vi fu grande gioia in quella città." Filippo non fece solo una predicazione, ma portò la presenza del Regno, che è dentro di noi e possiamo portare in questo mondo perduto: dove arriva, porta liberazione, guarigione, gioia. Questa è la prova che il fiume sta fluendo attraverso di noi: non solo rumore di riunione, ma trasformazione di vite. Credo che Dio ci stia aprendo le porte per una nuova pesca miracolosa, e lo fa proprio in un periodo in cui il mondo vive un disastro: ci sono circa 500.000 terremoti all'anno nel mondo, e quelli di magnitudo 4 o superiore sono circa 20.000, più di 50 al giorno. Ma Gesù non ci ha lasciato solo i problemi, ci ha dato anche una parola, dicendo: "Ora, quando queste cose cominceranno ad accadere, rialzatevi e levate il capo, perché la vostra redenzione è vicina" (Luca 21:28). In molti si chiedono se questo fiume sia solo per loro, o se possa raggiungere anche gli altri: il fiume dello Spirito, attraverso la nostra vita, può toccare la vita delle persone attorno a noi. Eppure, forse qualcuno ha lavorato senza vedere risultati, ha pregato, servito, evangelizzato, seminato senza vedere ancora il frutto. Ma Gesù ci dice di prendere nuovamente il largo e calare le reti, senza permettere alla delusione di farci abbandonare ciò che Dio ci ha chiamato a fare, credendo per una pesca miracolosa nella nostra famiglia, nel nostro quartiere, nella nostra città. Adesso è il tempo dell'abbondanza: non vogliamo solo una chiesa benedetta, ma una città visitata dalla presenza di Dio. Affinché ciò si realizzi, la prima cosa che Dio vuole fare è guarire e sanare il nostro cuore. Il fiume risana le acque contaminate e riempie le reti, ma non si ferma a noi: passa attraverso di noi, per guarirci, trasformarci e usarci. Glielo permetteremo? Oggi Dio ci chiede una sola cosa: riprendere le reti, non per pescare secondo le nostre forze, come nella notte in cui Pietro non prese nulla, ma sulla Sua parola, credendo che dove arriva il fiume, tutto vive.

 

 

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