Rendere Testimonianza del Ritorno di Cristo
RENDERE TESTIMONIANZA DEL RITORNO DI CRISTO
Casavatore 12-10-2025 PREDICAZIONE: PASTORE ANTONIO RUSSO
Quello che condividiamo in questo servizio di culto cade in un tempo speciale, infatti ci troviamo durante una festa dell’Eterno, la festa del Sukkot, chiamata anche la festa dei Tabernacoli o la festa delle Capanne. Questa festa ricorda qualcosa che riguarda il passato, ma profeticamente ci parla anche di qualcosa che avverrà nel futuro, come ogni festa dell’Eterno, quindi vogliamo ringraziare Dio per questa opportunità che abbiamo in questa serata. Dal mese di settembre abbiamo iniziato a condividere le profezie bibliche che, secondo la Parola, sono indirizzate a tre popoli differenti: la Chiesa di Cristo, Israele e il mondo. Sono parole profetiche differenti perché differenti sono le realtà, ma Dio non si è dimenticato di nessuno e di nulla. E quindi vogliamo continuare a pregare per la pace di Gerusalemme, come ci insegna la Scrittura, affinché ogni trattato e ogni decisione politica si conformino al piano e al proposito divino. Anche se il diavolo vorrebbe scatenare un conflitto globale, non è ancora il tempo e non sarà così, perché Dio ha il controllo dei tempi e dei momenti. Abbiamo parlato del ritorno di Gesù, che è così vicino che, se l’apostolo Pietro parlava dell’ultima ora, oggi potremmo dire che siamo all’ultimo secondo, perché Cristo è alle porte. Nell’ultimo culto abbiamo pregato insieme con cuore pentito davanti a Dio per riallinearci con la Sua volontà, comprendendo che non dobbiamo pensare solo a noi stessi, ma che Dio ci ha chiamati a conquistare ed evangelizzare il mondo, portando anime nel Suo Regno eterno. Se ci muovessimo egoisticamente penseremmo solo ai nostri bisogni, ma Dio, che pensa a noi, desidera agire attraverso di noi per raggiungere gli altri. In questo tempo, mentre si celebra la festa del Sukkot, riconosciamo che i cieli sono aperti. Le feste che Dio ha stabilito, come leggiamo nel Levitico, non sono feste di Israele, ma feste dell’Eterno, appuntamenti divini per la nostra vita. Le sette feste principali del calendario ebraico non sono nate per commemorare eventi passati, ma furono stabilite profeticamente da Dio per annunciare eventi futuri, diventando così l’orologio profetico di Dio per comprendere a che punto si trova l’umanità secondo la Sua visione. Durante la festa della Pesach, la Pasqua dell’Eterno, Gesù venne, diede la Sua vita, morì e risuscitò, adempiendo quella celebrazione. Poi c’è la Pentecoste, chiamata in ebraico Shavuot e in greco Pentecoste, che significa cinquanta, perché avvenne cinquanta giorni dopo la risurrezione di Cristo, quando lo Spirito Santo discese sulla terra e non se ne è più andato. Poi troviamo la festa del Sukkot, la festa dei Tabernacoli, durante la quale, profeticamente, avverrà il rapimento della Chiesa. Con l’inizio del nuovo anno nel calendario dell’Eterno ci sono tre feste in ventun giorni: Rosh HaShanà, Yom Kippur e la festa dei Tabernacoli. Rosh HaShanà è il Capodanno e durante questa festa si suona lo shofar. Dopo pochi giorni, arriva lo Yom Kippur, la festa dell’Espiazione, quando il popolo di Dio si presenta davanti al Signore per pentirsi dei peccati, digiunando per venticinque ore, persino i bambini. Infine, arriva la festa dei Tabernacoli o delle Capanne, detta anche festa autunnale. Il tempo del rapimento non ha una data predetta, ma sarà preceduto da un annuncio specifico: il suono dell’ultima tromba. Gesù ci ha dato la certezza del Suo ritorno e l’apostolo Paolo lo conferma in 1°Corinzi 15:52: “In un batter d’occhio, al suono dell’ultima tromba; la tromba infatti suonerà e i morti in Cristo risusciteranno incorruttibili, e noi viventi saremo mutati.” Noi passeremo da corruttibili a incorruttibili, quindi ricordiamoci sempre del suono dell’ultima tromba. L’apostolo Paolo menziona l’ultima tromba perché rappresenta la conclusione della festa delle Trombe, Yom Teruà, celebrata a Rosh HaShanà, quando lo shofar viene suonato per l’ultima volta. Questo termine non è solo una metafora spirituale, ma ha radici profonde nel calendario e nelle tradizioni profetiche di Israele. Per un ebreo del primo secolo, Yom Teruà segnava l’inizio del mese di Tishrì e l’inizio di un tempo solenne e profetico centrato sul suono dello shofar, uno strumento ricavato dal corno di montone, usato per convocare il popolo e comunicare messaggi specifici: annunci di guerra, giudizio, o risveglio spirituale. Dio ha sempre usato lo shofar per dire: “Sveglia, o tu che dormi, e risorgi dai morti, e Cristo risplenderà su di te,” invitandoci a vegliare e a non addormentarci spiritualmente. Lo shofar segue schemi e sequenze precise con significati profetici e la festa si conclude con il Tekiah Gedolah, il potente squillo finale, l’ultima tromba, riconosciuto come il segnale finale del ritorno del Re dei re, come indicato da Paolo, che profetizza il rapimento della Chiesa. Il suono dello shofar non è una cerimonia liturgica, ma ha un reale effetto spirituale, scuotendo lo spirito e rompendo le distrazioni. Per suonarlo serve grande forza, e il suono prolungato simboleggia il richiamo alla veglia e al ritorno a Dio, come nella conclusione dello Yom Kippur, che segna la fine del tempo di risveglio spirituale. Il rapimento sarà connesso all’ultima tromba e percepito solo da chi è spiritualmente sveglio, mentre la Chiesa scomparirà dalla terra e il suono sarà riconosciuto solo dai desti. Le sequenze di queste feste mostrano l’interesse di Dio per le nostre vite: Rosh HaShanà richiama al risveglio, Yom Kippur chiama alla purificazione e al pentimento davanti a Dio, e Sukkot profeticamente rappresenta il rapimento, il ritorno di Gesù. Le feste di Pesach e Pentecoste si sono adempiute, ma Sukkot attende ancora il compimento, il tempo del ritorno di Cristo. Gesù ci comanda di essere pronti: “… io vado a prepararvi un posto. 3 E quando sarò andato e vi avrò preparato il posto, ritornerò e vi accoglierò presso di me, affinché dove sono io siate anche voi.” (Giovanni 14:2-3). Questo insegna il rapimento della Chiesa e la nostra speranza di stare con Lui per tutta l’eternità. Dio ci avverte con lo shofar, ci invita a purificarci e a risvegliarci, e infine ritorna per portarci con Sé. Questa verità scuote la nostra vita in due direzioni fondamentali: la prima è la santità e il risveglio: “Siate santi, perché io sono santo,” e il risveglio nella Chiesa deve essere uno stato naturale, vigilante e costante, come Gesù disse: “Vegliate e pregate, perché non conoscete il giorno né l’ora, ma potete avere discernimento dei tempi.” La seconda direzione è essere testimoni di Cristo in un mondo senza speranza, proclamando la Parola e portando anime al Regno di Dio, vivendo sempre nella veglia e nella consapevolezza del tempo profetico stabilito dal Padre celeste. Il suono dello shofar, l’ultima tromba, e le feste dell’Eterno ci ricordano di vivere desti, santi e pronti, come testimoni di Cristo, mentre attendiamo il glorioso ritorno del nostro Signore. Noi sappiamo che Gesù è la risposta e vive dentro di noi, e se Gesù abita nella nostra vita, non possiamo essere egoisti, ma dobbiamo impegnarci affinché altri conoscano il messaggio della loro salvezza, sapendo che Egli sta tornando e rapirà la Sua Chiesa. Il mondo ha bisogno di sapere questo e noi abbiamo un debito verso di esso: predicare l’Evangelo che può trasformare il destino eterno delle persone, rendendo testimonianza del ritorno di Cristo, perché siamo Suoi testimoni e la Parola ce lo conferma. Molti si sentono intimiditi nel predicare, pensando di non sapere parlare, ma dentro di noi c’è la vita di Dio, e abbiamo molto da condividere: guarigioni, miracoli, esperienze della Sua bontà e fedeltà, testimonianze personali che non possiamo trattenere ma dobbiamo trasmettere ad altri. Ognuno di noi ha una testimonianza da condividere, e Dio ci prepara a proclamarla con franchezza in questi ultimi tempi.
Matteo 24:14; “E questo evangelo del regno sarà predicato in tutto il mondo, in testimonianza a tutte le genti; e allora verrà la fine.”
L’Evangelo del Regno richiede testimoni perché è la loro esperienza a renderlo credibile, e noi siamo testimoni di guarigione, trasformazione, liberazione, provvidenza e restaurazione, perché l’Evangelo ha potenza, e quando lo predichiamo, la potenza di Dio produce testimonianze reali. Prima di ricevere una testimonianza occorre la fede, ma quando il miracolo avviene, diventa testimonianza. Quanti possono dire “Dio mi ha guarito”, o che ha sanato il cuore ferito, liberato dalla schiavitù dell’alcolismo, della droga, dell’adulterio, della menzogna o dell’inganno, restaurato la famiglia, guarito mente e anima? La testimonianza è la dichiarazione di un’esperienza personale: non parliamo per sentito dire, ma perché abbiamo vissuto la Sua presenza, bontà, guarigione e restaurazione, possiamo dire che ha guarito le nostre infermità e restaurato i nostri cuori e matrimoni. Noi possiamo affermare: “Io ho sperimentato la potenza di Dio, Egli mi ha guarito da malattie inguaribili, ha restaurato il mio matrimonio.” Essendo testimoni di Cristo, avendo sperimentato la Sua potenza trasformatrice, non possiamo tacere, dobbiamo proclamarlo e raccontarlo ad altri. Quando vediamo guarigioni, liberazioni e anime che si arrendono a Cristo, comprendiamo che attraverso la nostra testimonianza lo Spirito Santo opera, toccando vite e portando salvezza. Il mondo non è così duro come pensiamo, sta aspettando che i figli di Dio si manifestino, annunciando la verità che rende liberi. Quando le persone vedono il soprannaturale nella nostra vita, si arrenderanno a Cristo, correranno nella Sua casa e desidereranno conoscerLo. Raccontando ciò che Dio ha fatto nella nostra vita e nella Chiesa, suscitiamo curiosità e voglia di conoscere Dio, perché Dio è sempre all’opera. Condividendo la nostra esperienza, tocchiamo la vita dei parenti e di chi ci circonda, e la potenza della nostra testimonianza diventa un canale attraverso cui Dio continua a rivelare la Sua gloria al mondo. A volte possono volerci mesi o anni prima che un nostro parente si arrenda a Cristo, ma Dio ci dice di non arrenderci, di non perdere la speranza e di non credere alle bugie del diavolo. Noi dobbiamo rimanere fermi nella fede e vedremo la gloria di Dio, come disse Gesù: “Non ti ho detto che se tu credi vedrai la gloria di Dio?”. Anche quando tutto sembra morto, come nel caso di Lazzaro, Dio ci ricorda che se crediamo vedremo la Sua gloria. Quando i nostri parenti vedranno che Dio ci ha cambiati, che la depressione è diventata libertà e la tristezza gioia, diranno: “Quello che tu hai ricevuto lo voglio anch’io”, perché la gioia dell’Eterno è la nostra forza e chi ci sta vicino riconoscerà che qualcosa di reale è avvenuto nella nostra vita. Non possiamo togliere un osso a un cane se non gli diamo una fetta di carne, così quando manifestiamo la potenza di Dio, chi si nutre delle cose del mondo lascerà quell’“osso” per desiderare Gesù. Ma chi mostrerà loro Cristo se non noi? Quando i nostri familiari vedranno che stiamo facendo sul serio con Dio, diranno che siamo davvero cambiati. La gente è stanca della religione e non vuole parole vuote ma desidera un Gesù vivo, e vuole vederlo in noi. Le persone ci diranno: “Fammi vedere che il tuo Gesù è vivo”, e in quei momenti la nostra fede sarà messa alla prova per diventare testimoni vivi, perché Dio continua a operare. Nel Vangelo di Giovanni, capitolo 4, leggiamo dell’incontro tra Gesù e la donna samaritana che, dopo averLo incontrato, non fu mai più la stessa. Gesù sapeva che a mezzogiorno lei sarebbe andata ad attingere acqua, nonostante non fosse l’usanza del tempo, perché a causa della sua condizione e del giudizio della gente preferiva non incontrare nessuno, ma proprio lì c’era un appuntamento divino: Gesù la stava aspettando. Quando la donna lo incontra, nasce un dialogo: “Tu sei giudeo, io sono samaritana, perché mi chiedi da bere?” e dopo che Gesù le rivela: “Hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito”, lei riconosce: “Tu sei il Messia, tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente.” Il verso 39 dice: “Ora, molti Samaritani di quella città credettero in lui, a motivo della parola che la donna aveva attestato: …” Dopo aver parlato con Gesù, la donna supera la paura e il giudizio degli altri, entra nella città e, verso 29, annuncia: “Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che io ho fatto; non sarà forse lui il Cristo?.” e molti credettero per la sua testimonianza. La sua parola, semplice ma autentica, portò un’intera città a conoscere Cristo. Quando i Samaritani andarono da Gesù, lo pregarono di restare con loro ed Egli rimase due giorni, e, al verso 41, “E molti di più credettero a motivo della sua parola.” La testimonianza di quella donna fu l’invito che portò le persone a Cristo, e come nel verso 42, anche noi possiamo dire: “… Sappiamo che costui è veramente il Cristo, il Salvatore del mondo.” Quando raccontiamo ciò che Dio ha fatto, la fede nasce nei cuori, perché la testimonianza non è un’invenzione umana ma è Dio stesso che l’ha stabilita e che opera senza fare preferenze di persone. Nel Salmo 78:5 è scritto che “Egli ha stabilito una testimonianza in Giacobbe … 6 affinché la generazione futura le conoscesse …” Noi dobbiamo raccontare ai nostri figli ciò che Dio ha fatto nella nostra vita, perché la testimonianza è stabilita nella nostra debolezza, come in Giacobbe che fu trasformato in Israele, affinché altri, vedendo il cambiamento in noi, possano credere nel Dio vivente. Le opere sono le testimonianze di Dio e l’osservanza dei Suoi comandamenti, stabilite da Lui, non da noi, affinché le generazioni future possano mettere gli occhi su Dio e dire: “Mio padre e mia madre me ne hanno parlato”. Quando saranno nel momento della crisi, lo Spirito Santo farà loro ricordare ciò che abbiamo trasmesso e diranno: “Se loro lo hanno ricevuto, anche noi lo riceveremo”. Dio ci invita a mettere gli occhi su di Lui, perché sapendo che Egli ha benedetto la nostra famiglia, si manifesterà la benedizione generazionale. Dobbiamo condividere ciò che Dio ha fatto nella nostra vita, affinché i nostri figli sappiano che Dio è buono e fedele e un giorno possano dire: “Dio è meravigliosamente buono, io voglio servire l’Iddio dei miei padri, l’Iddio di mia madre”. Spesso viviamo nello scoraggiamento perché dimentichiamo che Egli è stato buono con noi, che nessuno potrà separarci dal Suo amore e che ci ha promesso un futuro pieno di benedizioni, perché i Suoi pensieri per noi sono pace e non male, per darci avvenire e speranza. Nei tempi difficili, ricordare le Sue testimonianze ci sosterrà, perché se lo è stato una volta, lo sarà ancora.
Salmo 25:10; “Tutte le vie dell'Eterno sono benignità e verità, per quelli che osservano il suo patto e le sue testimonianze.”.
Ricordiamo e raccontiamo il bene che Egli ha fatto: guarigioni, miracoli, liberazioni, famiglie restaurate, vite rinnovate. In cielo ci sono miliardi di testimoni. In Ebrei 12:1 leggiamo: “Anche noi dunque, essendo circondati da un così gran numero di testimoni, deposto ogni peso …”. Dobbiamo eliminare i pesi inutili e correre con pazienza la corsa davanti a noi. Nel capitolo 11 di Ebrei troviamo gli eroi della fede, uomini e donne che testimoniano che Dio è vivo.
Salmo 119:111; “I tuoi precetti (Le tue testimonianze) sono la mia eredità per sempre; essi sono la gioia del mio cuore.”
Le Sue testimonianze ci ricordano che Dio opererà di nuovo. Nel Salmo 119, versione amplificata, è scritto: “Le tue testimonianze sono meravigliose, (di gran lunga superiori a qualsiasi cosa concepita dagli uomini); perciò io le osservo (ascoltandole, ricevendole, amandole e obbedendole)”. Gli uomini si sforzano e concepiscono molte cose, ma la testimonianza di Dio è gloriosa, perciò noi la osserviamo, ascoltiamo, riceviamo, amiamo e ubbidiamo, perché Dio lo farà di nuovo. Nessuno può dire che Dio non è reale se noi siamo testimoni, perché nessuno potrà negarci ciò che abbiamo sperimentato nella nostra vita. Un giorno, un uomo disse a Billy Graham che Dio non esisteva, e lui rispose che si sbagliava, perché aveva parlato con Lui due minuti prima. Allo stesso modo, nessuno può parlarci contro qualcosa che abbiamo sperimentato nella nostra vita, perché noi siamo testimoni della Sua vita in noi. Molte volte noi credenti non comprendiamo l’impatto enorme della nostra testimonianza sulla vita degli altri. La testimonianza è un’arma potente contro il nemico e quando impariamo a usarla, ci permette di conquistare anime per Cristo, perché attraverso di noi molte persone saranno salvate. Chi conquista anime per il Regno di Dio è coraggioso, perché la Bibbia dice che i codardi non entreranno nel Regno. Condividere la nostra testimonianza dichiara la vittoria di Cristo e la sconfitta di Satana, come leggiamo in Apocalisse 12:11: “Ma essi l'hanno vinto per mezzo del sangue dell'Agnello e per mezzo della parola della loro testimonianza; …” Negli ultimi tempi l’ira di Satana contro i figli di Dio aumenterà e la malvagità sulla terra crescerà: Bibbie bruciate, chiese distrutte, preghiere proibite nelle scuole e negli ospedali, ma la nostra testimonianza è un’arma che nessuno può sconfiggere, perché lo vinciamo per mezzo di essa. Quindi, non dobbiamo vergognarci né temere di parlare, dobbiamo ardere per Gesù e proclamare ciò che Egli ha fatto in noi, dichiarando che è meravigliosamente buono e il Dio dell’amore. Quando condividiamo la nostra esperienza stiamo dichiarando che Gesù ha vinto e Satana è sconfitto, e questo ci rende testimoni credibili perché non parliamo di terzi, ma di ciò che abbiamo vissuto. Chi non ha mai incontrato Dio possiede solo informazioni, ma chi lo ha incontrato diventa testimone della verità vivente. L’apostolo Paolo in Primo Corinzi 2:3-5 dice che la fede non deve basarsi sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio, affinché la nostra testimonianza tocchi le persone. Dio farà ancora miracoli, guarirà e libererà, perché la parola “testimone” in ebraico significa duplicare, rifarlo, e condividere la nostra esperienza trasmette la Sua potenza ad altri. Quando iniziamo a raccontare il miracolo ricevuto, l’unzione si rilascia e Dio opera anche nella vita degli altri. Come condividere la nostra testimonianza: raccontando com’era la nostra vita prima di conoscere Cristo, descrivendo la salvezza o la guarigione ricevuta, il tempo di sofferenza, cosa ci ha portati a quella condizione e come Dio ha operato fino alla liberazione finale. Alcune indicazioni importanti: quando condividiamo la nostra testimonianza dobbiamo dare tutta la gloria a Dio, non a noi; a Lui la gloria, a noi il beneficio. Non esageriamo né inventiamo dettagli: ciò che abbiamo ricevuto è sufficiente per onorarlo e per dimostrare la Sua potenza. La testimonianza va strutturata in tre parti: inizio, sviluppo e conclusione, e ripetuta più volte, perché il primo a essere edificato siamo noi stessi. Parlando agli altri, vediamo quanto Dio è fedele e potente, e comprendiamo che ciò che Egli ha fatto nella nostra vita può e vuole farlo anche in quella di chi ascolta.
