Una Promessa, Una Parola

UNA PAROLA, UNA PROMESSA
Casavatore 05-07-2026 PREDICAZIONE: ANZIANO FRANCESCO MANNA
Crediamo che Dio prepari sempre qualcosa di speciale per ognuno di noi, perché la Sua Parola viene direttamente dal cielo e raggiunge i nostri cuori nel momento stabilito da Lui. Infatti, questa è una parola che Dio ha ministrato direttamente nel cuore dell’Anziano Francesco Manna qualche mese fa. Lui non se l'aspettava: stava pregando e si trovava nel pieno di uno dei processi più difficili della sua vita, un processo durato circa un anno. Sapete, quando Dio parla e ci porta attraverso determinate esperienze, arriva un momento in cui è importante scrivere ciò che Lui ha fatto e le indicazioni che ci ha dato. Così, mentre si trovava alla presenza di Dio, Egli gli parlò e gli disse chiaramente: “Scrivi questo messaggio, affinché ciò che hai vissuto e le indicazioni che Io ti ho dato possano essere di benedizione per gli altri”; lui ubbidì, lo scrisse e Dio si dimostrò fedele. Quindi, il messaggio che ci ha condiviso ha per titolo: “Una Parola, Una Promessa”. Noi siamo parte di un patto, abbiamo una Parola, abbiamo una promessa e oggi ci addentreremo nella vita di tre personaggi biblici che hanno camminato sulla Parola e sulle promesse ricevute da parte di Dio. Ma, sapete, le avversità, i problemi, le prove e le difficoltà non sono mancati, così come non mancano nella nostra vita. Il primo verso che leggeremo è Galati 4:28, che dice: “Ora noi, fratelli, alla maniera di Isacco, siamo figli della promessa.” Noi siamo parte di una stirpe che, persona dopo persona, famiglia dopo famiglia, generazione dopo generazione, nasce da una promessa: la promessa che Dio ha fatto ad Abramo. Noi veniamo da quella generazione, da quella discendenza; siamo figli di una Parola e figli di una promessa, e se oggi siamo arrivati fin qui è perché Dio è stato fedele alla Sua Parola.
Il primo esempio che vediamo è Abramo con la sua vita.
Attraverso il suo cammino comprendiamo come Dio opera nelle promesse e nei processi. Genesi 17:1-2 dice: “Quando Abramo ebbe novantanove anni, l'Eterno gli apparve e gli disse: «Io sono il Dio onnipotente; cammina alla mia presenza, e sii integro; e io stabilirò il mio patto fra me e te e ti moltiplicherò grandemente».” Prima di stabilire il Suo patto, Dio pone una condizione ad Abramo: camminare alla Sua presenza ed essere integro. Questo ci insegna che le promesse e i patti di Dio si vedono adempiuti quando scegliamo di vivere in comunione con Lui e secondo la Sua volontà. Dio promette ad Abramo che sarebbe diventato padre di una moltitudine di nazioni, che avrebbe avuto una discendenza numerosa e che il Suo patto sarebbe stato eterno. Genesi 17:3-8 ci mostra queste parole: “Quanto a me, ecco io faccio con te un patto: tu diventerai padre di una moltitudine di nazioni... Ti renderò grandemente fruttifero... e stabilirò il mio patto fra me e te, e i tuoi discendenti dopo di te, di generazione in generazione; sarà un patto eterno, impegnandomi ad essere il DIO tuo e della tua discendenza dopo di te.” Ma c'è un dettaglio fondamentale: Abramo non aveva figli e sua moglie era sterile. Umanamente parlando, la promessa di Dio sembrava impossibile, ma Dio è il Dio della Parola, delle promesse e delle generazioni. Quando nasce Isacco, il figlio della promessa, potremmo pensare che tutto sia finalmente compiuto. La discendenza di Abramo sta iniziando, ma Dio mette Abramo davanti a un nuovo processo. Genesi 22:1-2 dice: “Dopo queste cose DIO mise alla prova Abrahamo e gli disse: «Abrahamo!». Egli rispose: «Eccomi». E DIO disse: «Prendi ora tuo figlio, il tuo unico figlio, colui che tu ami, Isacco, va' nel paese di Moriah e là offrilo in olocausto sopra uno dei monti che io ti dirò».” Questa fu una delle prove più grandi nella vita di Abramo. Dio gli aveva dato una promessa, ma ora sembrava chiedergli proprio ciò attraverso cui quella promessa doveva compiersi. Anche noi, quando attraversiamo momenti difficili, possiamo chiederci: “Signore, mi hai dato una Parola, mi hai fatto una promessa, perché sto vivendo questa situazione?”. La Bibbia però non dice che Abramo dubitò; dice invece che si mise in cammino verso il monte Moriah per obbedire a Dio.
Genesi 22:5; “Allora Abrahamo disse ai suoi servi: «Rimanete qui con l'asino; io e il ragazzo andremo fin là e adoreremo; poi ritorneremo da voi».”
Un dettaglio importante è che Abramo decise di non portare i suoi servi dentro quel momento di prova. Questo ci insegna che, quando attraversiamo un processo o una crisi, dobbiamo rivolgerci alle nostre autorità spirituali, ma dobbiamo anche comprendere che alcuni momenti con Dio richiedono una fede personale e una relazione profonda con Lui. La crisi è qualcosa di intimo tra noi e Dio e nessuno può intromettersi nel nostro processo, perché è qualcosa che Dio permette nella nostra vita per trasformarci e portare un cambiamento dentro di noi. Le nostre autorità spirituali possono pregare per noi e darci le giuste indicazioni, ma non possono vivere il nostro processo al posto nostro. Abramo dovette dire ai suoi servi: “«Fino a qui mi avete accompagnato. Fermatevi, perché da questo momento ci addentriamo in qualcosa di intimo che riguarda me, Dio e mio figlio».” Poi disse loro: “«Noi andremo, adoreremo e torneremo»”, ma come poteva avere questa certezza, sapendo che Dio gli aveva chiesto di offrire Isacco, il figlio della promessa? Abramo, poteva parlare con questa fede perché conosceva il Dio che gli aveva fatto la promessa. Sapeva che il Dio che aveva dichiarato che da lui sarebbero uscite generazioni e re non avrebbe mai rinnegato la Sua Parola. Per questo era certo che Dio avrebbe provveduto. Se Dio ci ha dato una promessa, sarà Lui stesso a portarla a compimento. Abramo è un esempio di totale dipendenza e fiducia in Dio, anche nel mezzo della crisi e del processo. Anche noi dobbiamo presentarci davanti alla Parola senza maschere, riconoscendo le nostre mancanze e permettendo allo Spirito di Dio di cambiarci e trasformarci. Quando leggiamo la Parola solo per conoscere una storia, nulla cambia nella nostra vita; ma quando la leggiamo per crescere, essa opera dentro di noi e ci trasforma.
Il secondo esempio è quello di Pietro che cammina sulle acque.
Matteo 14:27-33 dice: “Ma subito Gesù parlò loro, dicendo: «Rassicuratevi; sono io, non temete!». E Pietro, rispondendogli, disse: «Signore, se sei tu, comandami di venire da te sulle acque». Egli disse: «Vieni!». E Pietro, sceso dalla barca, camminò sulle acque per venire da Gesù. Ma, vedendo il vento forte, ebbe paura, e cominciando ad affondare, gridò dicendo: «Signore, salvami!». E subito Gesù stese la mano, lo prese e gli disse: «O uomo di poca fede, perché hai dubitato?».” Pietro ricevette una Parola da Gesù, un comando preciso: “Vieni!”. La promessa era che, camminando su quella Parola, non sarebbe affondato. Quando mise il primo piede fuori dalla barca, vide che la Parola lo sosteneva e iniziò a camminare. Ma la Bibbia non dice che il vento si calmò o che il mare si placò; dice che, mentre Pietro camminava, la tempesta continuava. Questo ci insegna che quando riceviamo una promessa da Dio non dobbiamo aspettarci necessariamente che tutto ciò che ci circonda cambi immediatamente. La nostra responsabilità non è calmare la tempesta, perché questo compito appartiene a Dio; la nostra responsabilità è camminare sulla Parola che Lui ci ha dato, tenendo gli occhi fissi su Gesù. Non siamo noi a dire a Dio cosa deve fare, ma è Dio che indica a noi dove dobbiamo camminare. A un certo punto Pietro distolse lo sguardo da Gesù, guardò il vento e iniziò ad affondare. Questo succede anche a noi: spesso cerchiamo di sostituirci a Dio e vogliamo controllare il processo, la crisi e la difficoltà, cercando di far calmare tutto. Ma Dio ci dice di camminare proprio dentro quella situazione, perché Lui stesso ci sostiene. I processi e le crisi fanno parte del percorso attraverso il quale Dio ci cambia e ci trasforma. Anche Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, mostrando che abbiamo bisogno di essere formati per adempiere il proposito di Dio. Infatti, i frutti del processo si vedono dopo, non prima. Spesso desideriamo i frutti del deserto senza attraversare il deserto, ma nella nostra vita ci sarà sempre un Golia affinché possiamo diventare dei Davide. Quando Dio ci dà una Parola e una promessa, continuiamo quindi a camminare anche se le circostanze non cambiano, perché Lui è fedele. La Bibbia dice che, anche quando noi siamo infedeli, Egli rimane fedele, perché la fedeltà fa parte della Sua natura e del Suo carattere. Per questo, quando camminiamo con fede nelle nostre crisi e nei nostri processi, Dio sarà sempre colui che ci sostiene.
Il terzo esempio è quello di Daniele nella fossa dei leoni.
Daniele 6:16-18; “Allora il re diede l'ordine e Daniele fu portato via e gettato nella fossa dei leoni. Ma il re parlò a Daniele e gli disse: «Il tuo Dio, che tu servi del continuo, sarà egli stesso a liberarti». Poi fu portata una pietra, che fu messa sulla bocca della fossa; il re la sigillò con il suo anello e con l'anello dei suoi grandi, perché la decisione riguardo a Daniele non fosse cambiata. Allora il re si ritirò nel suo palazzo e passò la notte digiunando; non fu portato davanti a lui alcun musicista e anche il sonno lo abbandonò.”
Alcuni consiglieri del re non sopportavano l’integrità con cui Daniele e i suoi amici servivano Dio, così proposero un emendamento che condannasse chiunque adorasse un altro dio a essere gettato nella fossa dei leoni. Il re lo emanò e Daniele fu condannato pur essendo innocente. La Bibbia dice che Daniele salì nella stanza superiore, aprì le finestre e pregò, rimanendo fermo nella sua integrità nonostante la minaccia. Quando serviamo Dio in modo pio e appartato, questo non piace al regno delle tenebre, e possono verificarsi situazioni ingiuste. Abramo visse un processo personale, Pietro una sfida camminando sulla Parola, e ora Daniele si trova nel mezzo di una crisi senza aver fatto nulla. A volte anche noi viviamo diagnosi difficili, perdite, problemi familiari o difficoltà economiche pur servendo Dio fedelmente, e ci chiediamo perché accadano certe cose; ma Dio ci dice di continuare a credere e a camminare. Il re emanò quell’emendamento contro un figlio di Dio e iniziò a vivere una realtà spirituale: digiunò, perse l’appetito e il sonno lo abbandonò. La mattina dopo si alzò presto e corse alla fossa dei leoni, segno che aveva passato la notte pensando a Daniele e rimuginando su ciò che aveva fatto. Daniele 6:19-23 dice: “La mattina dopo il re si alzò molto presto e si recò in fretta alla fossa dei leoni. Giunto vicino alla fossa, chiamò Daniele con voce accorata; il re prese a dire a Daniele: «Daniele, servo del Dio vivente, il tuo Dio, che tu servi del continuo, ha potuto liberarti dai leoni?». Allora Daniele disse al re: «O re, possa tu vivere per sempre! Il mio Dio ha mandato il suo angelo che ha chiuso le bocche dei leoni, ed essi non mi hanno fatto alcun male, perché sono stato trovato innocente davanti a lui; ma anche davanti a te, o re, non ho fatto alcun male». Allora il re fu ripieno di gioia e ordinò di tirar fuori Daniele dalla fossa. Così Daniele fu tirato fuori dalla fossa e non si trovò su di lui alcuna lesione, perché aveva confidato nel suo Dio.” Dio libera Daniele, chiude la bocca dei leoni e lo preserva. Daniele 6:24 dice: “Il re ordinò quindi che fossero fatti venire quegli uomini che avevano accusato Daniele e furono gettati nella fossa dei leoni, essi, i loro figli e le loro mogli. E, prima ancora che giungessero in fondo alla fossa, i leoni furono loro addosso e stritolarono tutte le loro ossa.” Tutto ciò che è stato proclamato contro di noi subirà la stessa sorte: se siamo trovati giusti, Dio chiuderà la bocca dei leoni, dei medici, dell’indigenza finanziaria e del diavolo che vuole distruggere la nostra famiglia. Noi saremo tirati fuori e il nemico cadrà nella fossa, ma la nostra responsabilità è credere nella Parola e nella promessa di Dio.
Daniele 6:25-28; “Allora il re Dario scrisse a tutti i popoli, nazioni e lingue che abitavano su tutta la terra: «La vostra pace sia grande! Io decreto che in tutto il dominio del mio regno si tremi e si tema davanti al Dio di Daniele, perché egli è il Dio vivente, che sussiste in eterno. Il suo regno non sarà mai distrutto e il suo dominio non avrà mai fine. Egli libera, salva, e opera segni e prodigi in cielo e sulla terra; è lui che ha liberato Daniele dal potere dei leoni». Così questo Daniele prosperò durante il regno di Dario e durante il regno di Ciro, il Persiano.”
I frutti dei processi che viviamo benedicono noi e chi ci circonda, infatti Daniele dimostra che il frutto del processo personale può portare benedizione a popoli, nazioni e generazioni. Spesso vogliamo i frutti senza passare per la fossa, ma non è così: Daniele visse molti processi e Dio lo rese prospero. E questa realtà è emersa chiaramente anche nella testimonianza dell’oratore che ha raccontato che il 2 giugno 2025 è entrato nel processo più difficile della sua vita, durato circa un anno. All'inizio non riusciva a comprenderne il motivo e viveva una profonda crisi interiore fatta di ansia, paure, preoccupazioni e notti insonni, una condizione che non aveva mai sperimentato prima. Pur non trovando risposte, decise di cercare Dio con ancora maggiore determinazione, continuando a pregare e a digiunare, anche quando non percepiva la Sua presenza. Fu un tempo di grande combattimento spirituale, nel quale dovette sottomettere la propria carne e perseverare nella comunione con Dio nonostante il peso del processo. Dopo diversi mesi, nel mese di novembre, lui e sua moglie sperimentarono un evento straordinario: nella loro casa si manifestò un intenso profumo di incenso, accompagnato da una forte presenza di Dio. Cercando il Signore, ricevette finalmente la risposta che attendeva. Dio gli fece comprendere che aveva promesso di essere sempre con lui, ma non necessariamente di fargli percepire continuamente la Sua presenza. Da quel momento imparò che la fede non deve dipendere dalle emozioni o dalle sensazioni, ma dalla certezza delle promesse di Dio. Successivamente, nel mese di febbraio, mentre era in preghiera, ricevette da Dio la promessa che lui e sua moglie sarebbero diventati genitori. Il mese seguente scoprirono che la gravidanza era iniziata, ma subito dopo iniziarono forti perdite che fecero temere per il bambino. Per settimane si alternarono casa, lavoro, chiesa e ospedale, ma ogni visita medica confermava che, nonostante le perdite, la gravidanza non era mai stata compromessa. Durante quel periodo Dio gli parlò ancora, rassicurandolo che, anche se le perdite fossero continuate per tutti i nove mesi, il bambino sarebbe comunque nato, perché quella era una promessa ricevuta da Lui. Da quel momento decisero di aggrapparsi esclusivamente alla Parola di Dio, senza lasciarsi condizionare dalle circostanze o dalle diagnosi mediche. Poco dopo le perdite si fermarono. Attraverso questa esperienza comprese che ogni processo ha lo scopo di trasformare profondamente la vita del credente, mettendo radici spirituali sempre più solide. Capì che Dio stava cambiando il suo carattere, rafforzando la sua fede e preparandolo a una nuova stagione della sua vita. Concluse incoraggiando la chiesa a non rifiutare i processi, le crisi e le prove, ma a sottomettersi all'opera di Dio, continuando a credere nelle Sue promesse. Sottolineò che la fede e l'ubbidienza permettono a Dio di compiere la Sua opera e di condurre i Suoi figli fuori da ogni prova nel tempo stabilito da Lui. Sapete, nessuno vorrebbe attraversare un processo, perché il processo fa male a tutti. Però dobbiamo comprendere una cosa: se viviamo mesi o addirittura anni senza processi e senza crisi, dobbiamo preoccuparci, perché Dio usa anche questi momenti per formarci e trasformarci. Possiamo avere un'identità radicata nella casa di Dio e sapere che non lasceremo mai la Chiesa, ma questo non significa che il diavolo smetterà di operare. Se non può farci uscire dalla casa di Dio, cercherà di raffreddarci e di paralizzarci proprio lì dentro, facendoci vivere una vita fatta soltanto di abitudini: andare in chiesa, ascoltare la Parola, svolgere il servizio, stare con i fratelli e poi tornare a casa senza crescere realmente. Il diavolo cercherà di fermarci attraverso le situazioni: un fratello che non ci saluta, qualcosa che non viene fatta come desideriamo, una parola predicata che non ci piace o difficoltà nel servizio. Ma noi, come figli di Dio, dobbiamo ricordare che la nostra attenzione non deve essere rivolta a ciò che accade intorno a noi, ma al proposito per il quale Dio ci ha chiamati. Dio non ci chiederà conto del comportamento degli altri, di come siamo stati trattati o delle situazioni vissute con i fratelli. Dio ci chiederà conto di come noi abbiamo vissuto la nostra vita, di come abbiamo adempiuto la chiamata che ci ha affidato. La cosa più importante è non perdere il focus, perché è proprio questo che il diavolo vuole fare: distrarci, come cercò di fare con Gesù nel deserto. Noi non viviamo per ciò che accade intorno a noi, ma per ciò che è scritto nel Libro eterno. È la Parola di Dio che ci dà forza e coraggio per andare avanti ogni giorno. Dio ha un proposito per ciascuno di noi e la nostra responsabilità è portarlo a compimento insieme alla nostra famiglia spirituale. Quando Dio ci chiederà conto della chiamata che ci ha affidato, cosa risponderemo? Troveremo delle scuse dicendo: “Sono stato trattato male, sono stato messo una volta in più di servizio?” Oppure desideriamo ascoltare quelle parole: “Bene, servo buono e fedele… entra nella gioia del tuo Signore”? Questo è ciò a cui siamo stati chiamati, Chiesa: non a concentrarci su ciò che succede intorno a noi, ma a guardare alla Parola di Dio, a vivere secondo ciò che è scritto nel Libro eterno e a camminare fedelmente, nonostante i processi e nonostante le difficoltà.
