Prepara il terreno la pioggia sta arrivando
PREPARA IL TERRENO, LA PIOGGIA STA ARRIVANDO
Casavatore 20-09-2026 PREDICAZIONE: PASTORE ANTONIO RUSSO
Il tema del messaggio è "Prepara il terreno, la pioggia sta arrivando": la responsabilità di mandare la pioggia è di Dio, ma noi dobbiamo preparare il terreno, cioè il nostro cuore, dissodandolo, come insegna Osea 10:12, che verrà approfondito più avanti. Se il terreno non è preparato, anche quando arrivano pioggia e seme, questi non attecchiscono e non portano frutto. Nelle ultime settimane abbiamo seguito il fiume in Ezechiele 47: nasce dal santuario, dalla presenza di Dio, raggiunge i luoghi aridi e risana le acque morte, arrivando fino al Mar Morto, 430 metri sotto il livello del mare, dove non c'è vita se non sale. Chi è collegato a questo fiume riceve continuamente vita e nuove forze, perché la sua sorgente è nella presenza di Dio. Ed è proprio nella presenza di Dio che possiamo affrontare anche le tribolazioni della vita, ricordando le parole di Gesù in Giovanni 16:33: "Nel mondo avrete tribolazione, ma fatevi animo, io ho vinto il mondo". Questo significa che, quando sei in Cristo, non affronti le battaglie contando soltanto sulle tue forze: il Vincitore vive dentro di te. Potrai attraversare tribolazioni e difficoltà, ma puoi andare avanti con coraggio, perché la tua vittoria non dipende dalle circostanze, ma da Cristo che ha vinto il mondo. E quando comprendiamo ciò che Cristo ha compiuto per noi, comprendiamo anche quanto è grande la grazia che ci è stata donata. È proprio da questa prospettiva che vogliamo ora soffermarci su Yom Kippur, iniziato alle 18:46, perché nella tradizione ebraica il giorno viene calcolato da un tramonto all'altro. Yom Kippur significa "giorno dell'espiazione", dura circa 25 ore ed è il giorno più solenne del calendario ebraico, dedicato all'espiazione dei peccati del popolo. Secondo la Legge, questo momento di espiazione avveniva una volta all'anno. Ma qui vediamo una differenza straordinaria rispetto a ciò che abbiamo ricevuto per mezzo di Cristo: noi non dobbiamo aspettare un anno per accostarci a Dio e ricevere il perdono. Attraverso Gesù, il trono della grazia è sempre aperto davanti a noi. Come dice Ebrei 4:16: "Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia, per ottenere misericordia e trovare grazia ed essere soccorsi al momento opportuno." Per comprendere ancora meglio la grandezza di ciò che Cristo ha compiuto per noi, guardiamo a ciò che avveniva nel giorno dell'espiazione. Secondo Levitico 16, il sommo sacerdote entrava nel Santo dei Santi portando l'incenso, affinché il fumo coprisse il propiziatorio; quindi, prendeva il sangue del toro, offerto per l'espiazione dei propri peccati e di quelli della sua famiglia, e lo aspergeva sul propiziatorio e davanti ad esso sette volte. Successivamente entrava con il sangue del capro offerto per i peccati del popolo e lo aspergeva nello stesso modo. Ma tutto ciò avveniva all'interno di un luogo sacro ricco di significato. L'Arca dell'Alleanza era rivestita d'oro puro e, nella descrizione del Tabernacolo, anche gli arredi sacri erano realizzati o rivestiti d'oro. Le vesti del sommo sacerdote portavano dodici pietre, che rappresentavano le dodici tribù d'Israele: un'immagine potente del fatto che il popolo era portato davanti a Dio e, simbolicamente, sul cuore del sommo sacerdote. Anche i due capri avevano un significato preciso: uno veniva sacrificato come offerta per il peccato del popolo, mentre sull'altro, il capro destinato ad Azazel, venivano posti simbolicamente i peccati d'Israele e poi veniva mandato vivo nel deserto. Questo rito ci aiuta a comprendere la profondità dell'opera di Cristo. Oggi noi siamo il popolo di Dio, chiamati a passare dalle tenebre alla luce. Come dice Levitico 16:30: "In quel giorno il sacerdote farà l'espiazione per voi, per purificarvi, affinché siate purificati da tutti i vostri peccati davanti all'Eterno." Dopo la distruzione del tempio nel 70 d.C., il sistema sacrificale dell'antico culto non viene più praticato come allora. Per noi, però, Cristo è l'espiazione compiuta una volta per sempre: nella lettura cristiana, in Lui troviamo il compimento di ciò che il giorno dell'espiazione rappresentava, sia nel sacrificio per il peccato sia nell'allontanamento simbolico della colpa. Tutto questo ci mostra quanto fosse solenne Yom Kippur: già una settimana prima, il sommo sacerdote iniziava un periodo di preparazione e purificazione, separandosi e dedicandosi interamente al servizio che avrebbe compiuto. E se guardiamo a tutte queste figure e leggi alla luce di Cristo, vediamo come trovino in Lui il loro pieno compimento: Gesù è la giovenca rossa, Gesù è il capro espiatorio e le vesti del sommo sacerdote ci ricordano Cristo. Nell'Antico Testamento i peccati venivano coperti, ma per mezzo di Cristo i peccati sono cancellati e Dio non li ricorda più. Ed è proprio qui che possiamo cogliere un principio spirituale per la nostra vita: prima che arrivi la pioggia, abbiamo bisogno di preparare il nostro terreno, permettendo a Dio di lavorare dentro di noi prima di guardare a ciò che vuole fare attraverso di noi. Per questo, le sette feste dell'Eterno riportate nel Levitico non sono semplicemente feste di Israele, ma ci invitano a guardare al loro significato spirituale, non per osservare i riti, ma per comprendere ciò che Dio vuole insegnarci. Dio ci invita quindi a esaminare il nostro cuore e a preparare il terreno della nostra vita davanti a Lui. Questo messaggio arriva in un momento particolare: tra pochi giorni avremo la nostra conferenza, da venerdì 25 a domenica 27 settembre, sul tema "Evangelismo Esplosivo". Non è un caso che questi giorni coincidano con un'altra festa dell'Eterno, la Festa delle Capanne, il Sukkot, che quest'anno cade dal 25 settembre al 2 ottobre: una festa di gioia, di raccolta e di celebrazione della fedeltà di Dio. Vogliamo cogliere questo tempo come un invito spirituale: tra Yom Kippur e Sukkot vediamo un percorso che ci porta dall'esame del cuore e dalla purificazione alla gioia della raccolta, dalla preparazione al tempo del raccolto. Vogliamo vivere questo tempo permettendo a Dio di lavorare dentro di noi, preparando il terreno del nostro cuore e aprendoci a ciò che Egli vuole fare attraverso di noi. Siamo entrati da pochi giorni nell'anno ebraico 5787, il settimo anno della nostra decade evangelistica, e non vogliamo perdere questa opportunità: vogliamo preparare il terreno, seminare l'Evangelo e credere che Dio porterà il raccolto. Desideriamo che la Chiesa venga nuovamente scossa dallo Spirito Santo e ritorni al primo amore, appassionata della presenza di Dio e delle anime perdute, affinché possa raggiungere i perduti attraverso la predicazione del Vangelo, accompagnata da segni, miracoli e prodigi. Ma prima del raccolto c'è la preparazione del terreno, e il primo terreno che dobbiamo preparare è il nostro cuore. C'è una parte che Dio ci affida e che dobbiamo compiere noi: dissodare il terreno, mentre a Dio appartiene la pioggia. Leggiamo la prima parte di Osea 10:12: "Seminate per voi secondo giustizia, mietete secondo misericordia, dissodate il vostro campo non coltivato…". Dissodare significa rompere un terreno indurito e prepararlo per una nuova semina, affinché possa arrivare un nuovo raccolto. Nella parabola del seminatore uno dei quattro terreni è quello duro lungo la strada, che va lavorato per diventare buona terra: se non viene lavorato, anche se arrivano pioggia e seme, non produrrà mai frutto. Lo stesso vale per il cuore, che può indurirsi. La prima causa è la delusione, che fa torto solo a noi stessi indurendo il cuore, così che il seme e l'acqua della Parola non producono più risultato, anche se continuano ad arrivare. La delusione di solito viene da una persona cara, non da un estraneo incontrato per strada. Per questo abbiamo bisogno di dire allo Spirito Santo: "Spirito Santo, la delusione ha toccato il mio cuore e lo ha indurito, ma ti invito a toccare e a guarire questa delusione. Sono disposto ad abbandonarla." Ci sono persone deluse persino da Dio: abbiamo creduto in una guarigione che non è arrivata nel tempo atteso, o stiamo pregando senza ricevere ancora risposta, e in fondo pensiamo "Dio mi ha deluso". Ma Dio non può deludere nessuno, perciò dobbiamo permettere allo Spirito Santo di guarirci. Anche le ferite e le offese possono indurire il cuore: la domanda è se le abbiamo abbandonate o se siamo rimasti dentro di esse. Ci sono infine i peccati tollerati, quelli che giustifichiamo dicendo "lo fanno tutti", dimenticando che siamo figli di Dio. Gesù sulla croce ha portato il nostro peccato, e la Bibbia ci insegna a confessarlo: quando lo tolleriamo invece di confessarlo, si accumula e indurisce il cuore. Peccati tollerati, offese, ferite e delusioni induriscono quindi il cuore, e di fronte alla delusione la risposta giusta non è il lamento ma la preghiera: "Spirito Santo, voglio fare ciò che dice la tua Parola, perché è mia responsabilità custodire il mio cuore con ogni cura, poiché da esso sorgono le sorgenti della vita." Dobbiamo guardarci anche dalla mancanza di perdono, perché Gesù ci invita a perdonare non perché l'altro se lo merita, ma per evitare che il nostro cuore si indurisca: un cuore duro impedisce al seme e all'acqua della Parola di produrre frutto, anche in chi frequenta regolarmente la chiesa. Per questo abbiamo bisogno di presentarci alla presenza del Padre senza sentirci in colpa: lì troviamo il sangue dell'Agnello e, confessando il peccato, la nostra vita si riconcilia subito, perché Dio è fedele e giusto per perdonarci e purificarci da ogni iniquità. Le aree indurite vanno dissodate, come dice Geremia 4:3: "Così dice l'Eterno agli uomini di Giuda e di Gerusalemme: «Dissodate il vostro campo non coltivato e non seminate fra le spine.»" Prima di chiedere un nuovo raccolto, dobbiamo permettere a Dio di lavorare in profondità nel nostro cuore, come pregava il salmista nel Salmo 139:23: "Investigami, o DIO, e conosci il mio cuore; provami e conosci i miei pensieri." La nostra preghiera deve diventare "Signore, mostrami dove mi sono indurito", per sapere cosa perdonare, abbandonare e cambiare. Come chiesa non possiamo prepararci alla conferenza soltanto organizzando programma, ospiti e locali: dobbiamo preparare il nostro cuore, più importante di qualsiasi altra cosa, arrivando al 25 settembre non distratti o induriti, ma purificati e affamati dello Spirito Santo. Dio non vuole bagnare solo la superficie della nostra vita, ma raggiungere le radici, come gli alberi che resistono alle intemperie proprio perché radicati in profondità. Nella parabola del seminatore, Gesù insegna che il seme, incorruttibile Parola di Dio, è lo stesso per tutti, ma cade in quattro terreni diversi: la differenza non è nel seme, ma nel terreno. Guardiamo dunque il terreno del nostro cuore. In Marco 4:3-4, Gesù dice: "Ascoltate! Ecco, il seminatore uscì a seminare. Or avvenne che mentre seminava, una parte del seme cadde lungo la strada e gli uccelli del cielo vennero e la mangiarono", perché quel terreno era indurito. Al verso 5: "Un'altra cadde in luoghi rocciosi dove non c'era molta terra e subito spuntò, perché non c'era un terreno profondo." I luoghi rocciosi possono trovarsi anche in zone montuose, ma il problema non è la posizione: è la mancanza di profondità del terreno, per questo il seme spunta subito, ma non riesce a mettere radici profonde. Dal versetto 6 al 9: "Ma quando si levò il sole fu riarsa; e poiché non aveva radice si seccò. Un'altra cadde tra le spine; le spine crebbero, la soffocarono e non diede frutto. Un'altra cadde in buona terra e portò frutto che crebbe, e si sviluppò tanto da rendere l'uno trenta, l'altro sessanta e l'altro cento». Poi egli disse loro: «Chi ha orecchi da udire, oda!»" Dopo aver raccontato la parabola, Gesù fa un'annotazione molto importante. Al versetto 13 chiede ai discepoli: "Non comprendete questa parabola? E come comprenderete tutte le altre parabole?", segno che questa è la parabola delle parabole. È la chiave per comprendere quanto sia importante che la Parola trovi un buon terreno: il seme è lo stesso in tutti e quattro i terreni, ma solo nel quarto produce frutto. Successivamente, al versetto 14, è scritto: "Il seminatore è colui che semina la parola", cioè Dio stesso, che semina nei nostri cuori. Il primo terreno, lungo la strada, è un cuore indurito, da cui la Parola viene portata via in superficie. Il secondo, roccioso, accoglie con gioia ma non sviluppa radici profonde. Non importa da quanti anni siamo nel Signore: Dio vuole che mettiamo radici profonde nella sua presenza, perché nel giorno dell'avversità, se veniamo meno, significa che la nostra forza è poca e siamo rimasti in superficie. Il terzo terreno, quello spinoso, rappresenta un cuore in cui le preoccupazioni e l'inganno delle ricchezze soffocano la Parola, come le bollette della luce che arrivano salate a fine mese. Quando non siamo fondati sulla Parola andiamo in crisi, mentre dovremmo restare fermi, quali che siano le circostanze, sapendo in chi abbiamo creduto e dichiarando che per le lividure di Gesù siamo sanati. Ma per rimanere fermi abbiamo bisogno di radici profonde; altrimenti, alla prima difficoltà, cadiamo nel panico. Quando invece sviluppiamo radici profonde, siamo come l'albero piantato presso il fiume dell'Eterno: nessuna notizia ci scuote, perché siamo vicini alla sorgente, presso Dio. Infine, c'è la buona terra, un cuore che non solo ascolta ma ubbidisce: non dobbiamo pensare che la parola predicata sia per chi manca in quel momento, perché Dio vuole parlare proprio a noi, e dobbiamo riceverla nella nostra vita. Il principio spirituale è che il seme è sempre lo stesso, ma i risultati sono diversi perché il problema non è il seme, è il terreno: possiamo ascoltare tutti la stessa Parola, andare allo stesso culto, e produrre frutti differenti, perché la differenza non la fa la Parola predicata, uguale per tutti, ma il terreno, cioè il nostro cuore. Gesù ci invita a guardare non ciò che soffoca la Parola negli altri, ma ciò che la soffoca in noi, permettendo a Dio di lavorare il terreno del nostro cuore, per diventare come gli alberi piantati presso il fiume, che portano frutto ogni mese, perché le acque vengono dal santuario, dalla presenza di Dio. Durante la conferenza non vogliamo vivere soltanto tre giorni di emozioni spirituali per poi tornare come prima: desideriamo la trasformazione. Vogliamo vedere una chiesa che esce dalle quattro mura, raggiunge i perduti e li porta a Cristo, prega per i malati, raggiunge le famiglie distrutte e i giovani e porta l'Evangelo nelle case attraverso i Grace Lab. Gesù ha detto: "Voi imporrete le mani agli infermi e questi guariranno." (Marco 16:18). E Marco 16:20 dichiara: "E quelli se ne andarono a predicare dappertutto, operando il Signore con loro e confermando la Parola con i segni che la accompagnavano." Il soprannaturale non deve essere uno spettacolo, ma deve accompagnare la testimonianza di chi siamo in Cristo. Osea ci dice: "Dissodate il terreno", e Gesù ci mostra come farlo. Non importa da quanti anni siamo in chiesa: dobbiamo continuare ad avere fame della Sua Parola e della Sua presenza, senza vivere soltanto di ricordi o esperienze passate. Dio è l'Iddio del presente e vuole fare qualcosa di nuovo nella nostra vita. Possiamo attraversare momenti di staticità, ma dobbiamo tornare subito a cercare la Sua presenza, perché abbiamo bisogno di Dio, dello Spirito Santo e di Gesù ogni giorno. Torniamo ora a Osea 10:12, che avevamo introdotto all'inizio: la seconda parte del versetto dice, "… Poiché è tempo di cercare l'Eterno, finché egli venga e faccia piovere su di voi la giustizia." La sequenza è chiara: dissodate, seminate, cercate il Signore e confidate in Dio per la pioggia. Noi prepariamo il terreno e il cuore; la pioggia, invece, la manda Dio. Perciò dobbiamo iniziare adesso: riconciliarci, abbandonare ciò che ostacola la comunione con Dio, pregare per chi non conosce Gesù, condividere e predicare l'Evangelo, senza aspettare la conferenza o gli evangelisti ospiti. La conferenza deve equipaggiarci e incoraggiarci a continuare la missione che Dio ci ha affidato. Noi prepariamo il campo, ma il raccolto appartiene al Signore e il soprannaturale lo produce lo Spirito Santo. Dobbiamo soltanto aprirci alla Sua presenza e preparare il campo del nostro cuore.
