Cresciamo in ogni cosa in colui che è il capo: Cristo Gesù
CRESCIAMO IN OGNI COSA IN COLUI CHE È IL CAPO: CRISTO GESÙ
Casavatore 08-02-2026 PREDICAZIONE: PASTORE BRUNO DONADIO
In questa domenica abbiamo avuto la gioia di ospitare il Pastore Bruno Donadio che, dopo i saluti di rito, ha condiviso che, in collaborazione con l’associazione “Prison Ministry Italia”, si occupano del carcere di Biella, dove molti detenuti partecipano ai culti. La Bibbia ci dice che dove il peccato è abbondato, la grazia di Dio è sovrabbondata, e noi crediamo di essere una risposta di amore, di grazia e di verità non solo per il mondo, ma anche per queste persone. Poi siamo passati alla Parola, parlando di qualcosa che la Bibbia esalta al di sopra di ogni cosa: l’ubbidienza, introducendo il titolo “Cresciamo in ogni cosa, in colui che è il capo: Cristo Gesù”. Abbiamo letto insieme Efesini 4:11, dove è scritto che Egli ha dato alcuni come apostoli, altri come profeti, altri come evangelisti, altri come pastori e dottori, per il perfezionamento dei santi. Noi siamo santi, non siamo perfetti, ma siamo sulla via della perfezione, perché Dio ha iniziato un’opera nella nostra vita e vuole cambiarci, trasformarci, farci crescere e maturare affinché possiamo adempiere la chiamata che ha per ognuno di noi. La Scrittura ci insegna che Gesù ha dato i cinque ministeri e che la fede viene dall’udire e l’udire dalla Parola di Dio, ma noi non vogliamo essere solo uditori che dimenticano, bensì uditori e facitori della Parola. È stato fatto l’esempio del sasso e della spugna, per mostrarci che il desiderio di Dio è che noi assorbiamo la Sua Parola e la lasciamo fluire. Gesù è venuto per darci vita, mentre il nemico viene per rubare, uccidere e distruggere, ma Lui ha detto: “Io sono venuto per darvi vita e vita in abbondanza”. Dobbiamo dimenticare ciò che sta dietro e protenderci verso ciò che è davanti. Noi siamo chiamati a vigilare sulla Parola, a rispondere alla chiamata di Dio, affinché, come dice la Scrittura, giungiamo tutti all’unità della fede, crescendo in ogni cosa in colui che è il capo, cioè Cristo Gesù. Questo è il desiderio del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo: che noi cresciamo in ogni cosa, collaborando come corpo, riconoscendo che abbiamo bisogno del capo e del corpo, ringraziando Dio per la Chiesa e camminando nella fede che Egli ci ha donato per servire nel corpo di Cristo. Ci sono tre cose che ogni cristiano deve imparare e vivere. La prima è che siamo chiamati a ministrare a Dio attraverso la lode, l’adorazione e il ringraziamento, perché questa è la sua volontà, che noi ringraziamo per ogni cosa. La seconda è che siamo chiamati a collaborare con l’unzione e i doni che Dio ci ha dato per l’edificazione del corpo di Cristo. Per collaborare dobbiamo crescere e maturare, smettere di essere bambini nella fede e di vivere di continui alti e bassi, sapendo che Colui che ha iniziato una buona opera in noi la porterà a compimento, perché Egli è fedele anche quando noi siamo infedeli. Il Signore ci vuole guidare con il Suo amore e la Sua grazia verso il piano che ha preparato per ciascuno, mettendo in noi il suo volere e il suo potere, e per questo vogliamo dire: Signore, non la mia volontà, ma la tua volontà sia fatta nella nostra vita, nella nostra casa e nella nostra famiglia. Il desiderio di Dio è che cresciamo in ogni cosa e la Scrittura dice che dobbiamo dire la verità nell’amore; parlando dell’ubbidienza, è stato ricordato che siamo salvati e benedetti perché qualcuno ha ubbidito a Dio: siamo il frutto dell’ubbidienza perfetta di Cristo, ma anche dell’ubbidienza di chi ha pregato per noi, creduto in noi e ci ha evangelizzato, annunciandoci il Vangelo che ha il potere di salvare, liberare e guarire chiunque crede. La Bibbia ci esorta a crescere nella fede, nel carattere, nella santità, nell’amore e nell’ubbidienza, perché dobbiamo assomigliare a Cristo, che ha detto: imparate da me perché io sono mansueto e umile di cuore; questi due binari, umiltà e mansuetudine, ci guidano nella volontà del Signore: meno di noi e più di Lui, io devo diminuire e Lui deve crescere. Quando Dio ci ha salvati ci ha strappati dal regno delle tenebre e trasportati nel regno del suo amato Figlio; siamo nati di nuovo spiritualmente, ma il corpo e l’anima sono gli stessi, spesso feriti e segnati, ma l’unzione è qui per guarire i cuori rotti. Gesù ha detto: chiunque viene a me, io non lo rigetto, perché Lui è la fonte della vita. Per questo dobbiamo spogliarci della vecchia condotta e rivestirci di Cristo, pregando: Signore, fa’ che attraverso di noi possano vedere Te. Come dice Paolo, non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me; il Vangelo è per tutti e Gesù ci ha sostituiti sulla croce e vuole sostituirci nella vita. Cresciamo attraverso l’ubbidienza, tenendo gli occhi su Gesù, autore e compitore della nostra fede, come dice Ebrei 12:2, il quale per la gioia posta davanti a Lui soffrì la croce. Colui che ha iniziato un’opera la porterà a compimento, come leggiamo in Filippesi 1:6. Dopo la nuova nascita spirituale, noi dobbiamo crescere per adempiere il proposito di Dio, perché finché restiamo bambini nella fede e facciamo i capricci non possiamo realizzare la chiamata che Dio ha posto sulla nostra vita. Gesù ha detto: siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste. Da credenti dobbiamo diventare discepoli e da discepoli imparare a servire, perché Gesù non è venuto per essere servito ma per servire, e ha insegnato che chi vuole essere il primo deve essere il servo di tutti. Egli ha compiuto il lavoro dell’ultimo schiavo lavando i piedi agli apostoli, senza perdere identità o chiamata, perché sapeva chi era, da dove veniva, cosa doveva fare e dove sarebbe tornato. Quando ci identifichiamo in Cristo come figli, non temiamo rivalità o competizione, perché conosciamo la nostra chiamata, la nostra unzione e il nostro ministerio. Nel campo di Dio c’è bisogno di operai, il mondo soffre e geme, e la Chiesa deve alzarsi, profetizzare e praticare il Vangelo con franchezza. Noi predichiamo la buona notizia perché abbiamo la verità, l’unzione, la Parola e il ministerio della riconciliazione. Gesù ha detto: “Andate e predicate il Vangelo ad ogni creatura” e ha promesso che segni accompagneranno quelli che credono. La crescita avviene per mezzo della Parola e dell’ubbidienza alla Parola.
1 Pietro 2:1; “Deposta dunque ogni malizia ed ogni inganno, le ipocrisie, le invidie ed ogni maldicenza”.
Non permettiamo che qualcuno parli male della Chiesa o dei fratelli, perché questo è come gettare spazzatura sugli altri. L’accusatore dei fratelli è Satana, e noi non dobbiamo dargli spazio, ma benedire per ereditare benedizione. Difendiamo il corpo di Cristo e collaboriamo per la pace e l’edificazione. A volte ci comportiamo da bambini, mossi da gelosia o risentimento, ma invece di lamentarci facciamo noi il primo passo: è più bello dare che ricevere. Quando maturiamo non viviamo più per noi stessi, ma per gli altri, spinti dalla compassione e dall’amore di Dio. Torniamo a 1 Pietro 2:2; “come bambini appena nati, desiderate ardentemente il puro latte della parola, affinché per suo mezzo cresciate.” Noi cresciamo per mezzo della Parola di Dio.
1 Pietro 1:22; “Avendo purificato le anime vostre con l'ubbidienza alla verità mediante lo Spirito, per avere un amore fraterno senza alcuna simulazione, amatevi intensamente gli uni gli altri di puro cuore”.
Quindi, cresciamo ubbidendo alla Parola, dicendo come Gesù: “Padre, non la mia volontà, ma la tua.” Perdonando, comprendiamo che il prigioniero liberato siamo noi, e gettando ogni peso su di Lui possiamo correre la gara posta davanti, certi che il Signore si prenderà cura di noi. In Deuteronomio 28:1-8 è scritto: “Ora, se tu ubbidisci diligentemente alla voce dell'Eterno, il tuo DIO… tutte queste benedizioni verranno su di te e ti raggiungeranno…” Le nostre famiglie, i nostri figli, le nostre case saranno benedetti e tutto ciò che faremo prospererà, perché questa è la volontà di Dio.
3 Giovanni 2; “Carissimo, io desidero che tu prosperi in ogni cosa e goda buona salute, come prospera la tua anima”.
A volte abbiamo una mentalità povera, mentre siamo chiamati ad avere la mente di Cristo. In Deuteronomio 28:15 leggiamo: “Ma se non ubbidisci alla voce dell'Eterno, il tuo DIO… tutte queste maledizioni verranno su di te e ti raggiungeranno”. Ora dobbiamo comprendere bene questo punto: Dio non maledice nessuno, perché ciò che Dio ha benedetto non può essere maledetto, ma fuori dalla sua casa, fuori dalla sua volontà e fuori dal suo proposito non c’è benedizione. La Bibbia definisce la ribellione come peccato di divinazione.
1 Samuele 15:22-23; “Samuele disse: «Gradisce forse l'Eterno gli olocausti e i sacrifici come l'ubbidire alla voce dell'Eterno? Ecco, l'ubbidienza è migliore del sacrificio, e ascoltare attentamente è meglio del grasso dei montoni. Poiché la ribellione è come il peccato di divinazione, e l'ostinatezza è come il culto agli idoli e agli dèi domestici. Poiché hai rigettato la parola dell'Eterno, anch'egli ti ha rigettato come re».”
Dio gradiva i sacrifici, ma l’ubbidienza vale più del sacrificio e l’ascoltare attentamente vale più del grasso dei montoni. Romani 10:17 dice: “La fede dunque viene dall'udire, e l'udire viene dalla parola di Dio”, questo però non significa solo ascoltare e sentirsi a posto, ma significa mettere in pratica la Parola di Dio. Il comandamento più grande è amare Dio e amare il prossimo, e questo amore è agapeo, l’amore che Dio ha sparso nei nostri cuori mediante lo Spirito Santo, un amore che deve crescere. Il nostro modello è Gesù: Ebrei 5:8 afferma che “Benché fosse Figlio, imparò l’ubbidienza dalle cose che soffrì”. Anche Gesù, il Figlio di Dio, imparò l’ubbidienza attraverso la sofferenza. Quando, nel Getsemani, Gesù disse: “Padre, se è possibile, allontana da me questo calice”, non perché non volesse andare sulla croce, ma perché non voleva compiere lì ciò che doveva compiersi sulla croce; stava parlando del peso, del dolore e del sacrificio che avrebbe affrontato nel caricarsi dei nostri peccati, dolori e malattie. Quando un uomo suda sangue sta vivendo una sofferenza estrema, e Gesù lo ha fatto per amore, lo ha fatto per noi. La Bibbia dice che mentre noi eravamo peccatori, erranti, senza Dio, senza speranza e senza Cristo, a suo tempo Lui è morto per noi. Non c’è amore più grande di questo: dare la propria vita come prezzo di riscatto su quella croce. Gesù non si è limitato a dire “ti amo”, ma ha dimostrato il Suo amore dando la Sua vita; ha sofferto per noi ed è diventato l’esempio per ciascuno. Attraverso quel sacrificio è diventato l’autore di una salvezza eterna, riscattandoci nello spirito, nell’anima e nel corpo. La Scrittura dice che chi ha questa speranza in Lui si purifica come Lui è puro, perché non basta avere una posizione in Cristo: Dio ci ha santificati, ma se non viviamo una vita coerente con il Vangelo, se non ci purifichiamo come Lui è puro, le persone non vedranno mai Dio attraverso di noi. Questo è uno dei messaggi più forti che possiamo dare al mondo, perché la gente è stanca delle parole, del parlare vuoto. Giovanni ci esorta dicendo: “Non amate a parole, ma con fatti e verità.” A volte è facile dire: “Fratello, Dio ti benedica”, ma poi nella vita quotidiana ci sono bisogni reali, bollette da pagare, difficoltà concrete. Non stiamo parlando di disordine o di mancanza di responsabilità, ma se siamo una famiglia dobbiamo identificarci come tale, se siamo fratelli dobbiamo amarci e sostenerci in ogni cosa, perché questa è la volontà di Dio. Gesù ha scelto di ubbidire pur sapendo che la sua ubbidienza lo avrebbe condotto alla morte; ci ha insegnato anche come morire: non si è lamentato, non ha reagito con violenza e ha detto: “Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno.” E noi possiamo ribaltare questa preghiera dicendo: “Padre, perdona noi, perché sappiamo ciò che dobbiamo fare e spesso non lo facciamo.”
Filippesi 2:5-10; “Abbiate in voi lo stesso sentimento che già è stato in Cristo Gesù… svuotò se stesso… divenendo ubbidiente fino alla morte e alla morte di croce. Perciò anche Dio lo ha sovranamente innalzato e gli ha dato un nome che è al di sopra di ogni nome, affinché nel nome di Gesù si pieghi ogni ginocchio … e ogni lingua confessi che Gesù Cristo è il Signore …”
La religione non può salvarci, né Buddha, né Maometto, né alcun santo: c’è un solo nome sotto il cielo mediante il quale possiamo essere salvati, ed è il nome di Gesù, il Re dei re e Signore dei signori. Un giorno ogni ginocchio si piegherà e ogni lingua confesserà che Lui è il Signore, e noi scegliamo di confessarlo già ora con la nostra vita. Lui si è abbassato, si è umiliato, si è fatto servo ed è stato ubbidiente fino alla morte sulla croce. Per questo anche noi siamo chiamati a morire, non fisicamente ma al vecchio uomo, affinché la vita nuova che Dio ha messo in noi possa manifestarsi.
Romani 5:15; “La grazia però non è come la trasgressione; se infatti per la trasgressione di uno solo quei molti sono morti, molto più la grazia di Dio e il dono per la grazia di un uomo, Gesù Cristo, hanno abbondato verso molti altri.”
A causa della disubbidienza del primo Adamo il peccato è entrato nel mondo, ma grazie all’ubbidienza del secondo Adamo, Cristo, siamo stati resi giusti.
Romani 5:19; “Infatti, come per la disubbidienza di un solo uomo i molti sono stati costituiti peccatori, così ancora per l'ubbidienza di uno solo i molti saranno costituiti giusti.”
Noi siamo giusti perché Lui ci ha giustificati, noi siamo la giustizia di Dio. Non viviamo una vita santa per paura della legge o delle conseguenze, ma perché sappiamo chi siamo in Cristo. La Scrittura è chiara quando dice che non possiamo servire due padroni: o serviamo il mondo o serviamo Cristo. Quindi siamo noi a dover decidere, perché Dio non decide al posto nostro e nessun pastore decide al posto nostro: siamo noi a scegliere. Come disse Giosuè: “Quanto a noi e alla nostra casa, serviremo l’Eterno.” Gesù ha anche detto che non chiunque dice “Signore, Signore” entrerà nel Regno, ma chi fa la volontà di Dio. Sapete, molti diranno: “Signore, ho fatto questo, ho fatto quello, ho aiutato anche nella chiesa”, ma poi non avranno fatto la volontà di Dio, e così, quando si troveranno al Suo cospetto, Egli dirà loro: “Io non vi ho mai conosciuti”.
Ora andiamo alla conclusione dicendo che l’ubbidienza riguarda soprattutto tre aree della nostra vita: le azioni, i pensieri e le parole.
Prima area, “nell’azione.” In Luca 6:46 Gesù dice: “Ora, perché mi chiamate, ‘Signore, Signore’, e non fate quello che dico?” Ricordiamoci della parabola dei due figli ai quali il padre disse: “Va’ nel campo”, il primo rispose: “Sì, ci vado”, ma poi non ci andò, il secondo invece rispose: “No”, ma poi ci andò. Questa è la fede: l’ubbidienza viene prima e la fede si manifesta dopo, perché se noi crediamo alle parole di Gesù, allora passiamo all’azione.
Seconda area, “nei pensieri.” In 2 Corinzi 10:3-4 è scritto: “Infatti anche se camminiamo nella carne, non guerreggiamo secondo la carne, perché le armi della nostra guerra non sono carnali, ma potenti in Dio a distruggere le fortezze.” Il nemico è già stato sconfitto su quella croce, come ci dice Colossesi 2:14-15: Gesù ha trionfato, inchiodando alla croce il documento che ci accusava di tutti i nostri peccati, e la Parola dice anche che ha fatto di Satana un pubblico spettacolo. Lui è sconfitto, ma ha ancora un’arma: i pensieri, i dardi infuocati del maligno, perché il combattimento è nella mente. A Eva disse: «Ha DIO veramente detto: "Non mangiate di tutti gli alberi del giardino"?», e più avanti lo fece con Gesù, il secondo Adamo: “Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane.”
2 Corinzi 10:5; “affinché distruggiamo le argomentazioni ed ogni altezza che si eleva contro la conoscenza di Dio e rendiamo sottomesso ogni pensiero all’ubbidienza di Cristo.”
Quindi, quei pensieri li dobbiamo sottomettere al Suo pensiero, perché se i pensieri negativi rimangono nella mente, diventano ragionamenti, dai ragionamenti nascono fortezze, e dalle fortezze nascono oppressione e depressione; alcuni arrivano al suicidio, ma tutto nasce da un pensiero. Noi dobbiamo sottomettere i nostri pensieri, la nostra volontà, ogni cosa a Cristo e alla Sua parola, perché Dio ha pensieri più alti dei nostri pensieri, ha pensieri di pace per la nostra vita.
Terza area, “nelle parole.” Saremo giudicati anche per le parole che pronunciamo; quindi, da oggi noi vogliamo essere figli ubbidienti, sottomettendo le nostre parole alla Parola di Dio e crescere in ogni cosa, affinché tutto ciò che diciamo e manifestiamo rifletta Cristo nella nostra vita.
