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Dove arriva il fiume, tutto torna a vivere

Dove arriva il fiume, tutto torna a vivere

 

DOVE ARRIVA IL FIUME, TUTTO TORNA A VIVERE

Casavatore 23-08-2026                                                                              PREDICAZIONE: PASTORE ANTONIO RUSSO

Oggi continueremo il tema iniziato domenica scorsa, quando abbiamo parlato del fiume che Dio mostrò al profeta Ezechiele e di cui leggiamo nel capitolo 47, da cui nasce il titolo del messaggio: “Dove arriva il fiume, tutto torna a vivere”. Abbiamo visto come Ezechiele venne condotto dall’angelo dentro questo fiume, attraversando diverse tappe: l’acqua gli arrivava prima alle caviglie, poi alle ginocchia, poi ai fianchi, fino ad arrivare a un punto in cui non aveva più piede e doveva iniziare a nuotare. Secondo la misura dei cubiti riportata nella Scrittura, il fiume era enorme e scendeva dalla presenza di Dio. Ma, al di là della grandezza di questo fiume, abbiamo compreso una cosa molto importante: Dio ci chiama a lasciare la riva, ad andare più in profondità nella Sua presenza e ad abbandonare il bisogno di controllare ogni cosa. Finché Ezechiele toccava il fondo, poteva ancora gestire la situazione e decidere dove andare; quando invece dovette iniziare a nuotare, non era più lui a controllare la direzione: era il fiume a portarlo dove voleva. Questo è ciò che Dio vuole fare nelle nostre vite. Il messaggio di Ezechiele 47 non termina quando il profeta non tocca più il fondo: quello è soltanto l’inizio. Nel versetto 6 leggiamo: “Hai visto, figlio d’uomo?” È come se Dio ci chiedesse: “Adesso che sei entrato nel fiume, sei pronto a conoscere il proposito che ho per la tua vita? Sei pronto a lasciarti guidare dal fiume e a scoprire dove ti vuole portare?” Stiamo parlando del fiume dello Spirito, che rappresenta lo Spirito Santo. Ci sono cose che possiamo comprendere solo dopo essere andati nelle profondità di Dio. Noi vorremmo conoscere tutto prima del tempo, ma Dio spesso ci mostra semplicemente il prossimo passo. Un passo alla volta, mentre camminiamo con Lui, arriveremo al proposito che Dio ha preparato per noi. Dalla riva possiamo vedere il fiume, ma è solo quando entriamo nella corrente che iniziamo a comprenderne la direzione e a scoprire dove il fiume ci vuole portare. Il fiume non diventa profondo soltanto per darci un’esperienza spirituale, ma ha una destinazione: deve raggiungere i luoghi aridi e le acque morte. Nel deserto di Giuda si trova il Mar Morto, un mare nel quale non c’è vita, perché le sue acque sono caratterizzate da un’elevatissima salinità, circa dieci volte superiore a quella della normale acqua di mare. La profondità significa lasciarci andare nel fiume, rinunciando al controllo, ma questa è soltanto la preparazione. Dio ci porta in profondità perché il fiume possa scorrere attraverso di noi e raggiungere la vita delle altre persone. Quindi non dobbiamo chiederci soltanto quanto siamo disposti ad andare nel fiume, ma anche: dove vuole portarci Dio con il fiume? Dio ha una destinazione preparata per la nostra vita e, per raggiungerla, dobbiamo lasciare che sia lo Spirito Santo a guidarci. Egli vuole prendere il controllo della nostra vita, e noi siamo chiamati a lasciarLo fare. A questo punto, dobbiamo vedere da dove nasce il fiume. In Ezechiele 47:1 leggiamo: “Egli mi condusse nuovamente all'ingresso del tempio, ed ecco delle acque uscivano da sotto la soglia del tempio verso est, perché la facciata del tempio guardava a est; le acque scendevano da sotto il lato destro del tempio, a sud dell'altare.” Il fiume non nasce nel deserto, né in una città, né dai nostri progetti, dalle nostre idee o dai nostri ragionamenti umani; nasce dal tempio, che rappresenta la presenza di Dio nella nostra vita. Questo ci insegna che tutto ciò che porta vita non nasce da noi, ma dalla Sua presenza, perché da soli non possiamo produrre vita: Lui è la fonte della vita. Possiamo organizzare programmi, incontri e attività, ma se ciò che facciamo non nasce dalla presenza di Dio, possiamo avere movimento senza trasformazione, perché solo la Sua presenza porta vera trasformazione. Gesù, in Giovanni 15, ha detto: “Senza di me non potete fare nulla”. Prima del proposito viene la presenza; prima del servizio viene l’intimità; prima del frutto vengono le radici; prima del fiume viene il tempio, che rappresenta la presenza di Dio. Il testo ci dice che l’acqua scorreva dal lato destro del tempio, a sud dell’altare. Questo ci insegna che il fiume dello Spirito non può scorrere nella nostra vita senza un altare, senza consacrazione e senza un’arresa alla Sua volontà. Gesù ci ha detto di prendere la nostra croce ogni giorno e seguirLo. La croce ci parla dell’altare e l’altare ci parla del morire a noi stessi, ai nostri desideri e alla nostra carne. Il “Tameion”, il luogo segreto dove abbiamo intimità con Gesù, rappresenta il nostro altare: il luogo dove impariamo a stare alla Sua presenza, a prendere forza da Lui e a permettere a Dio di trionfare nella nostra vita.  L’altare è il luogo nel quale diciamo: “Signore, noi rinunciamo alla nostra volontà per fare la Tua volontà”. La sorgente del fiume non siamo noi: la sorgente è Dio. Tutto nasce da Dio, tutto vive in Dio, tutto è per mezzo di Dio. Noi non siamo i proprietari del fiume, ma soltanto canali attraverso i quali il fiume vuole scorrere. Zaccaria 4:6 dice: “«Non per potenza né per forza, ma per il mio Spirito», dice l’Eterno degli eserciti.” Non è per le nostre forze, capacità o intelligenza, ma per mezzo dello Spirito di Dio. Questo lo vediamo nella vita di Mosè. Dio aveva dato a Mosè una promessa, una missione e una destinazione, ma lui comprese che tutto questo sarebbe stato insufficiente senza la Sua presenza. Per questo, in Esodo 33:15, disse: “… Se la tua presenza non viene con me, non farci partire di qui”. La terra promessa senza la presenza di Dio non interessava a Mosè. Questo ci insegna che spesso andiamo dietro alle promesse, mentre Dio ci chiama ad andare dietro a Lui. Il valore del viaggio non dipende soltanto dalla destinazione, ma da Colui che cammina con noi. Anche noi siamo soltanto di passaggio su questa terra; perciò, non leghiamoci alle cose, ma alla presenza di Dio, perché Lui è la fonte della nostra vita. Quello che deve nascere nella nostra vita deve scaturire dalla relazione e dall’intimità con Lui. Ciò che scorre pubblicamente dalla nostra vita, prima deve essere ricevuto nel segreto, nella presenza di Dio. Il Signore vuole riportare la Sua Chiesa alla sorgente, là dove possiamo attingere la vita. Forse abbiamo aumentato le attività, ma diminuito il tempo dell’altare; se è così, Dio ci vuole riportare lì: sull’altare. Forse stiamo cercando di produrre con le nostre forze ciò che può nascere soltanto dallo Spirito, ma il nostro sforzo non può realizzare ciò che Dio vuole fare. La Bibbia dice: “Maledetto l’uomo che confida nell’uomo” e “Benedetto l’uomo che confida nell’Eterno”. Perciò, torniamo alla sorgente, torniamo alla presenza, torniamo all’altare e impariamo a dipendere da Lui e dalla Sua presenza nella nostra vita. Dio ci sta richiamando alla preghiera, alla Parola, all’adorazione, alla consacrazione e all’intimità con Lui. Non dobbiamo legarci né affidarci alla posizione che abbiamo nella Chiesa, ma dobbiamo dipendere dalla presenza di Dio nella nostra vita. Dio non ci sta chiedendo soltanto di fare di più, ma di ritornare alla sorgente, perché quando torniamo alla sorgente, ciò che si era prosciugato dentro di noi ricomincia a fluire e ciò che si era inaridito torna a vivere. Il fiume nasce dalla presenza di Dio, ma non rimane chiuso nel tempio: nasce nel tempio e scorre verso l’esterno. In Ezechiele 47:2 leggiamo: “Poi mi condusse fuori attraverso la porta nord e mi fece girare di fuori fino alla porta esterna, che guarda a est; ed ecco, le acque sgorgavano dal lato destro.” La presenza di Dio non ci viene data soltanto per vivere belle esperienze durante i culti o nel nostro Tameion. Dio vuole che ciò che riceviamo dalla Sua presenza passi attraverso di noi e raggiunga la nostra famiglia, i nostri figli, il nostro posto di lavoro, le persone che incontriamo, i quartieri e la nostra città. La Chiesa non è chiamata a trattenere il fiume dentro le quattro mura, ma a portare il fiume di Dio fuori dalle quattro mura. È proprio questo che Gesù ci insegna quando parla dei “fiumi d’acqua viva” che sarebbero sgorgati dalla vita di chi crede in Lui. In Giovanni 7:37-39, Gesù disse: “Or nell’ultimo giorno, il grande giorno della festa, Gesù si alzò in piedi ed esclamò dicendo: «Se qualcuno ha sete, venga a me e beva. Chi crede in me, come ha detto la Scrittura, da dentro di lui sgorgheranno fiumi d’acqua viva». Ora, egli disse questo dello Spirito, che avrebbero ricevuto coloro che avrebbero creduto in lui; lo Spirito Santo, infatti, non era ancora stato dato, perché Gesù non era stato ancora glorificato.” Qui vediamo un processo: prima andiamo a Gesù e beviamo, poi ciò che abbiamo ricevuto comincia a scorrere attraverso di noi per raggiungere gli altri; prima Dio opera in noi, poi opera attraverso di noi. Non possiamo dare ciò che non abbiamo ricevuto, ma non possiamo neanche trattenere per noi ciò che Dio ci ha donato. Gesù ha detto: “Senza di me non potete fare nulla”; per questo, tutto ciò che nasce nella nostra vita deve nascere dalla Sua presenza e dall’altare. Ciò di cui abbiamo bisogno Dio ce lo dà, ma poi, attraverso di noi, vuole raggiungere la nostra famiglia, il nostro quartiere, i nostri figli e la nostra città. Quando Gesù entra nel cuore delle persone, trasforma la loro vita e porta vera gioia, come vediamo anche nell’esperienza di Filippo, quando “vi fu grande gioia in quella città”. Gesù, in Matteo 10:8, disse: “Guarite gli infermi, mondate i lebbrosi, risuscitate i morti, scacciate i demoni; gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date.” Prima riceviamo dalla sorgente, dal tempio, dalla presenza e dalla gloria di Dio, poi diamo; e non dobbiamo pensare di dover fare chissà cosa, perché a volte basta una parola. Come disse il centurione: “... Signore, io non son degno che tu entri sotto il mio tetto; ma di' soltanto una parola, e il mio servo sarà guarito.” (Matteo 8:8) Una sola parola che nasce dal cuore di Dio arriva nel nostro cuore e noi la diamo a un’altra persona: quella parola può cambiare il destino eterno della sua vita. Non siamo chiamati a essere contenitori della presenza di Dio, ma canali della Sua presenza. Il fiume scorre, passa attraverso di noi e raggiunge la vita delle persone. Lo vediamo nell’esempio della donna samaritana, che arrivò al pozzo assetata, vuota e ferita per cercare acqua naturale, ma incontrò Gesù, il portatore dell’acqua viva. In Giovanni 4:14 Gesù disse: “Ma chi beve dell’acqua che io gli darò non avrà mai più sete in eterno; ma l’acqua che io gli darò diventerà in lui una fonte d’acqua che zampilla in vita eterna.” Dopo aver incontrato Gesù, la donna lasciò la sua brocca e corse nella città. Giovanni 4:29 riporta: “Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che io ho fatto; non sarà forse lui il Cristo?” Era andata al pozzo per ricevere, ma ritornò nella città per dare ciò che Gesù le aveva dato. Una donna ferita e giudicata divenne una testimone e una messaggera; una donna assetata divenne un fiume per la sua città e, attraverso la sua testimonianza, molti Samaritani credettero in Gesù. Giovanni 4:39 dice: “Ora, molti Samaritani di quella città credettero in lui, a motivo della parola che la donna aveva attestato: «Egli mi ha detto tutte le cose che io ho fatto».” Anche noi dobbiamo lasciare la nostra brocca. La brocca rappresenta il vecchio modo di cercare soddisfazione e gioia, ciò che usavamo per raccogliere poche gocce, mentre Gesù vuole mettere dentro di noi una sorgente. La nostra storia non terminerà vicino al pozzo della nostra delusione. Dio vuole trasformarci: da persone ferite a testimoni, da persone scoraggiate a messaggeri, da persone vuote a portatori della Sua presenza. Quando Gesù riempie la nostra vita, ciò che riceviamo non rimane dentro di noi, ma raggiunge anche gli altri. Il fiume continua a scorrere e si dirige verso i luoghi morti. Ezechiele 47:8 dice: “Quindi mi disse: «Queste acque si dirigono verso la regione orientale, scendono nell’Arabah e sboccheranno nel mare; entrate nel mare, le sue acque saranno risanate».” Il fiume di Dio non si dirige soltanto verso i luoghi fertili, ma verso i luoghi aridi, verso il deserto, verso i luoghi dove c’è morte, dove non c’è speranza e dove le persone hanno smesso di credere. Dio non evita i luoghi difficili né le persone senza speranza: il Suo fiume si dirige proprio lì, perché vuole raggiungere ogni persona e portare vita dove sembra non esserci più alcuna possibilità. Forse nella nostra vita esiste un Mar Morto: una relazione che sembra irrecuperabile, una famiglia divisa, una promessa che sembra essersi spenta, un proposito abbandonato, una fede diventata fredda o una speranza che non vediamo più. Ma proprio lì Dio vuole far rivivere ciò che abbiamo abbandonato. Il fiume di Dio non ha paura dei luoghi morti, dei luoghi senza speranza e delle situazioni nelle quali ci siamo arresi. Isaia 43:19 dice: “Ecco, io faccio una cosa nuova; essa germoglierà; non la riconoscerete voi? Sì, aprirò una strada nel deserto, farò scorrere fiumi nella solitudine.” E ancora, in Isaia 44:3: “Poiché io spanderò acqua sull’assetato e ruscelli sulla terra arida; spanderò il mio Spirito sulla tua progenie, e la mia benedizione sui tuoi discendenti.” È Dio stesso che ci parla e ci ricorda che può far scorrere vita anche dove vediamo soltanto aridità. In Ezechiele 37:1-14 troviamo la visione della valle delle ossa secche, dove Dio conduce Ezechiele proprio là dove, umanamente parlando, non sembra esserci più alcuna possibilità di vita. Le ossa erano numerose e molto secche, e Dio gli chiese: “Figlio d’uomo, possono queste ossa rivivere?” Non gli chiede soltanto che cosa vede, ma se crede che ciò che sembra morto possa tornare a vivere. Questa stessa domanda viene rivolta anche a noi: può rivivere quella speranza che abbiamo abbandonato? Può tornare a vivere ciò che sembra morto nella nostra vita, nella nostra casa e nella nostra famiglia? Dio disse a Ezechiele di profetizzare secondo la Sua Parola e, mentre profetizzava, lo Spirito entrò nelle ossa ed esse tornarono a vivere. Ezechiele 37:10 dichiara: "Così profetizzai come mi aveva comandato e lo spirito entrò in essi, e ritornarono in vita e si alzarono in piedi: erano un esercito grande, grandissimo." Dove l’uomo vede ossa morte e secche, Dio vede un grandissimo esercito. Dio non ci mostra una situazione morta perché ci arrendiamo, ma perché dichiariamo la Sua Parola. Non dobbiamo pronunciare la parola “fine” sopra ciò che Dio vuole far rivivere, né pronunciare un certificato di morte su ciò sul quale Dio ha pronunciato una promessa. Forse vediamo una famiglia divisa, ma Dio vede una famiglia restaurata; forse vediamo un figlio lontano, ma Dio vede un figlio che ritorna; forse vediamo un proposito fermo, ma Dio vede un proposito che può rialzarsi. Perciò non profetizziamo secondo ciò che vediamo, ma parliamo secondo ciò che Dio ha detto nella Sua Parola. Dobbiamo crederci, dichiarare la Parola di Dio e far uscire dalla nostra bocca non ciò che vediamo nel naturale, ma ciò che Dio ci ha detto.

Il nostro deserto non avrà l’ultima parola; le ossa secche non avranno l’ultima parola; la morte non avrà l’ultima parola, perché il fiume di Dio continua a dirigersi verso i luoghi morti e porta vita dalla sorgente fino alla nostra valle.

 

 

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