Entra nel tuo Goshen
ENTRA NEL TUO GOSHEN
Casavatore 23-11-2025 PREDICAZIONE: ANZIANO MARCO VITTORIO
Crediamo che Dio abbia preparato qualcosa di speciale per ognuno di noi, perché la Sua Parola viene direttamente dal cielo e raggiunge i nostri cuori nel momento stabilito da Lui. Così il messaggio nasce da una frase che Dio ha messo nel cuore dell’Anziano Marco Vittorio alcune settimane fa, da cui è stato tratto il titolo “Entra nel tuo Goshen”. Questa parola è stata ricevuta prima che il pastore iniziasse a parlarci della storia d’Israele e di tutto ciò che abbiamo ascoltato nelle ultime due settimane, quando il popolo ha vissuto la schiavitù, ha combattuto con la guida di Giosuè ed è entrato nella terra promessa. Così riconosciamo che lo Spirito Santo ci sta guidando nella stessa direzione e da qui è iniziata una meditazione che condividiamo perché crediamo che Dio voglia che tutti noi possiamo entrare nel nostro Goshen. Alcuni non sanno ancora cosa sia, ma presto lo comprenderemo, così iniziamo già a dichiarare profeticamente ciò che accadrà, perché è importante pronunciare la Parola di Dio e dichiarare il Suo volere prima che si manifesti, dato che la fede vede ciò che ancora non esiste. Abbiamo ascoltato che il popolo di Israele fu tratto fuori dalla schiavitù attraverso Mosè e visse per circa 400 anni in un territorio dell’Egitto chiamato Goshen, luogo particolare preparato da Dio tramite Giuseppe, figlio di Giacobbe; questo ci mostra che Dio opera sempre secondo un piano perfetto. La parola Goshen significa terra fertile, terra di abbondanza, la parte migliore del paese, e se l’Egitto rappresenta il mondo e il faraone rappresenta il diavolo, comprendiamo che Dio stabilisce un luogo nel mondo ma riservato ai Suoi figli, così il popolo pur trovandosi in Egitto godeva di qualcosa preparato appositamente per loro. Goshen diventa quindi un simbolo profetico, luogo della presenza, della protezione, della distinzione e del favore di Dio, perché mentre l’Egitto viveva nelle tenebre, nei giudizi e nella confusione, in Goshen c’era la luce e il popolo si moltiplicava. Mentre l’Egitto tremava, in Goshen Israele riposava, perché Dio ha sempre preparato il meglio per i Suoi figli.
Genesi 47:6; “«Il paese d'Egitto è a tua disposizione; fa' abitare tuo padre e i tuoi fratelli nella parte migliore del paese; dimorino pure nel paese di Goshen. E se tu sai che fra loro ci sono degli uomini capaci, falli soprintendenti del mio bestiame».”
Verso 11; “«Così Giuseppe stabilì suo padre e i suoi fratelli e diede loro una proprietà nel paese di Egitto, nella parte migliore del paese, nella contrada di Ramses, come il Faraone aveva ordinato».”
Comprendiamo così che Dio può trasformare situazioni impossibili, perché è impensabile che il faraone desse il meglio del suo paese a uno straniero, ma quando Dio interviene, muove le cose in modo soprannaturale. Sappiamo infine che la promessa fatta ad Abramo passò a Isacco, a Esaù e a Giacobbe e la Bibbia afferma che la benedizione di Abramo ricade anche su noi oggi, perché ciò che Dio promette lo mantiene sempre. Ciò che Dio promette implica spesso che tra la promessa e la sua realizzazione ci sia un cammino, un progetto e un processo attraverso il quale Egli ci fa passare, perché molte volte noi non siamo ancora pronti o maturi per ciò che Dio vuole compiere nelle nostre vite. Dio dà la promessa ad Abramo e questa ricade su Isacco, che ha due figli, Giacobbe ed Esaù, e da Giacobbe nasce Giuseppe, che diventa lo strumento usato da Dio per essere innalzato nel palazzo del faraone. Attraverso quel percorso, Dio prepara la realizzazione della promessa fatta ad Abramo, perché dalla terra di Canaan, dove abitavano Giacobbe e la sua famiglia, li muove verso l’Egitto, anche se Canaan era la terra promessa, poiché una carestia colpisce sia l’Egitto che Canaan e in quel momento quella terra non era un luogo di abbondanza ma di carestia. Se il popolo fosse rimasto lì, non avrebbe compreso che la promessa richiede di capire cosa Dio vuole fare oggi, perché essa spesso va raggiunta domani mentre oggi Dio vuole formare la nostra vita. Molti tra noi hanno ricevuto una chiamata o una promessa, ma questo non significa che oggi sia il tempo della realizzazione, e così Dio fece con Israele: quando erano in Canaan erano solo settanta persone, troppo poche per essere una nazione, e circondati da popoli ostili non avrebbero potuto realizzare la promessa. Ciò che Dio promette non si realizza automaticamente, attende la nostra risposta e la nostra disponibilità a incanalarci verso ciò che Lui ha stabilito. Dio crea quindi un luogo momentaneo che permette di crescere, moltiplicarsi, essere formati e ricevere un’identità prima di entrare nella promessa. Dio ordina a Giacobbe di andare in Egitto, dove ritrova Giuseppe, che compie ciò che aveva nel cuore e ciò che il faraone gli aveva detto: dare loro il meglio del paese, il territorio chiamato Goshen. In Goshen Dio li moltiplica e li porta da settanta a due milioni di persone in circa quattrocento anni, perché c’è un tempo e un processo per ogni cosa. Goshen per noi oggi è un luogo spirituale, è la presenza di Dio da cui attingiamo ciò di cui abbiamo bisogno, rappresenta protezione, separazione dal mondo e luce in mezzo alle tenebre. La Bibbia dice in Esodo 10:21-23: “Allora l'Eterno disse a Mosè: «Stendi la tua mano verso il cielo, perché vi siano tenebre nel paese d'Egitto, delle tenebre che si possano palpare». 22 E Mosè stese la sua mano verso il cielo, e vi furono dense tenebre in tutto il paese d'Egitto per tre giorni. 23 Uno non vedeva l'altro e nessuno si mosse da dove si trovava per tre giorni; ma per tutti i figli d'Israele c'era luce nelle loro dimore.” In Egitto ci furono tenebre fitte, ma in Goshen c’era luce, perché rappresenta luce in mezzo alle tenebre, distinzione, crescita e provvidenza divina. Goshen non riguarda il luogo dove viviamo, ma la realtà spirituale in cui Dio ci chiama a essere luce nel mondo.
Giovanni 17:14-16; “Io ho dato loro la tua parola e il mondo li ha odiati, perché non sono del mondo, come neppure io sono del mondo. 15 Io non chiedo che tu li tolga dal mondo, ma che tu li preservi dal maligno. 16 Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo.”
In queste parole Gesù sta parlando di noi e afferma che anche se viviamo in questo mondo non apparteniamo al sistema che lo governa, un sistema che secondo la Scrittura è capeggiato da Satana, definito il principe di questo mondo. L’influenza delle tenebre domina la mentalità e le strutture del mondo, mentre noi come figli di Dio apparteniamo a una nazione spirituale distinta, un luogo appartato che rappresenta il Goshen di Dio. Come Giuseppe portò la sua famiglia in Egitto e li stabilì nella parte migliore del paese, così Dio oggi ci chiama ad entrare nel nostro Goshen spirituale. La prima cosa che Dio dà al suo popolo non è un rifugio naturale ma la Sua presenza che guida, custodisce e parla. Entrare nel nostro Goshen significa tornare alla comunione profonda con Dio, perché nella Sua presenza troviamo tutto ciò di cui abbiamo bisogno; mentre noi ci occupiamo di Lui, Lui si occupa di noi, e nella Sua presenza paure e ansietà si dissolvono, poiché Gesù ha detto: “«Venite a me, voi tutti che siete travagliati e aggravati, e io vi darò riposo.»” (Matteo 11:28). In questo scambio divino noi portiamo i nostri pesi e Dio ci dona il Suo riposo. Goshen significa vivere in un luogo spirituale dove le voci esterne si affievoliscono, proprio come Israele che, pur vivendo in Egitto e circondato da una cultura lontana da Dio, sceglieva ogni giorno di abitare nella presenza del Signore. Mentre intorno a loro regnavano paura, carestia, giudizi e piaghe, loro erano come sotto una campana di vetro, distinti e riservati, perché quando noi siamo con Dio è tutta un’altra storia. La Bibbia dice che ci sarà la differenza tra chi serve Dio e chi non lo serve, ma la domanda è se noi viviamo davvero questa differenza o se abbiamo un piede in Egitto e un piede in Goshen, un piede nel mondo e un piede nella Chiesa. Dio non gradisce le vie di mezzo, perché o siamo Suoi o non lo siamo, e Lui non ha risparmiato nulla ma ha dato tutto, facendo all-in, rischiando di perdere sia Suo Figlio che noi, perché ci ama. Goshen significa intimità vera e non semplice preghiera religiosa; molti pregano solo quando hanno bisogno, ma questo non è intimità. Le richieste sono legittime, perché Gesù ha detto chiedete e vi sarà dato, ma la presenza di Dio si sperimenta nel dimorare. Il Salmo 91 parla del riposo nella presenza di Dio.
Salmo 91:1; “Chi dimora nel riparo dell'Altissimo riposa all'ombra dell'Onnipotente.”
Dimorare significa abitare, essere stabili, vivere in quella presenza che diventa ombra e protezione. All’ombra dell’Onnipotente nessuna avversità è più forte di Lui. Il Salmo continua: “Io dico all'Eterno: «Tu sei il mio rifugio e la mia fortezza, il mio Dio, in cui confido». 3 Certo egli ti libererà dal laccio dell'uccellatore e dalla peste mortifera. 4 Egli ti coprirà con le sue penne e sotto le sue ali troverai rifugio; la sua fedeltà ti sarà scudo e corazza. 5 Tu non temerai lo spavento notturno… 6 né la peste che vaga nelle tenebre… 7 Mille cadranno al tuo fianco e diecimila alla tua destra, ma a te non si accosterà.” Questo accade quando abitiamo all’ombra dell’Onnipotente, quando viviamo nel nostro Goshen, il luogo della distinzione durante le piaghe. La Bibbia dice più volte, ma in Goshen non ci sarà, in Goshen non entrerà, in Goshen non accadrà, perché mentre in Egitto c’erano le piaghe, in Goshen c’era la pace e il popolo di Dio non viveva ciò che viveva l’Egitto, così come noi non dobbiamo vivere ciò che vive il mondo, poiché non dobbiamo essere influenzati dal sistema del mondo, appartenendo al Regno di Dio. Entrare nel nostro Goshen significa credere che Dio può distinguerci anche nei tempi difficili, quando incontriamo lamentele e negatività e siamo tentati di unirci ad esse per essere accettati, mentre invece siamo chiamati ad essere luce e a dichiarare la Parola di Dio dicendo che, pur riconoscendo ciò che accade nel mondo, noi apparteniamo a un altro Regno dove c’è luce, pace e coraggio. Entrare nel nostro Goshen significa credere che Dio opera la distinzione quando altri crollano e noi restiamo in piedi, quando altri vivono nelle tenebre e noi camminiamo nella luce, quando altri si spaventano e noi speriamo, quando altri si disperano e noi costruiamo. Goshen è il luogo del favore e della crescita e per coloro che si sentono sterili la sterilità non appartiene al Regno di Dio, perché Dio ha preparato un Goshen dove il popolo è passato da settanta persone a due milioni, rivelando che Egli è il Dio dell’abbondanza, della prosperità e della moltiplicazione. Questa è la promessa fatta ad Abramo, “Io moltiplicherò come le stelle del cielo e come la sabbia del mare la tua discendenza”, e se non la stiamo realizzando è perché non viviamo nella presenza di Dio, perché quando viviamo nel nostro Goshen la moltiplicazione è automatica e c’è abbondanza. Entrare nel nostro Goshen significa rifiutare la mentalità della scarsità, sapendo che Dio apre porte che nessuno può chiudere, perché se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? Dio moltiplica ciò che abbiamo, trasforma piccoli inizi in grandi vittorie, come accadde con Abramo che aveva un figlio e Dio lo fece diventare un popolo numeroso e forte, tanto che il faraone iniziò a temerlo e lo schiavizzò. Goshen non è stato scelto a caso ma preparato da Dio in anticipo, perché Egli non fa nulla all’ultimo momento ma progetta ogni cosa per la crescita del Suo popolo. Così anche per noi c’è un Goshen preparato, un luogo di protezione, pace, direzione, identità, riposo, guarigione e chiamata, davanti al quale Dio ci invita ad entrare. Come si entra in Goshen? Con la fede, perché non vi accediamo tramite emozioni o strumenti naturali, ma attraverso uno sguardo che riconosce ciò che umanamente non si vede e afferra l’invisibile, entrando così in un territorio spirituale per convinzione e non per sensazioni momentanee. Guardiamo in Ebrei 11:6 cosa è scritto, “Ora senza fede è impossibile piacergli, perché chi si accosta a Dio deve credere che egli è, e che egli è il rimuneratore di quelli che lo cercano.” Dio ci dice che ama e gradisce le persone di fede; non si rallegra quando abbiamo dubbi o siamo scoraggiati, ma quando agiamo con fede. La parola rimuneratore significa ricompensatore: Dio ricompensa chi Lo cerca con tutta la sua fede, esaudendo ciò per cui stiamo credendo. È come se Dio ci dicesse: io voglio darvi un incentivo, un premio per la vostra fede, come quando diciamo a un bambino: se fai questa cosa, ti do una ricompensa. Con l’ubbidienza, il popolo si spostò dove Dio comandava; umanamente dicevano: ma qui Dio ci ha dato la promessa, ma Dio diceva: fate un’altra cosa, poi parleremo della promessa. L’ubbidienza non ha a che fare con la ragione, ma con il cuore. Molti pensano: no, io penso così… ma noi dobbiamo dire: sì, Signore, lo faccio perché Tu me lo stai dicendo. Non sappiamo dove Dio ci porterà, ma Lui vede oggi, domani e per sempre. Quando Dio condusse Giacobbe e la sua gente in Goshen, loro non immaginavano quanto quel luogo sarebbe stato straordinario né che, dopo quel tempo, sarebbero stati riportati nella terra promessa. Dio non spiega tutto: vai e fai ciò che Ti dico, perché l’ubbidienza è atto di fede; obbedire significa dire: mi fido di Te anche se la mente non vede. In Goshen entriamo attraverso la fede, l’ubbidienza e una scelta quotidiana, perché è un luogo nel quale siamo chiamati a entrare ogni giorno. Dio l’ha preparato, ma dobbiamo decidere di restare, perché intorno c’è l’Egitto. Goshen era strategico: mare sopra, fiume davanti, terra ai lati; potevano fare di tutto, ma facilmente influenzabili.
Andando alla conclusione, Dio ci sta dicendo che ogni giorno dobbiamo restare nel Goshen preparato per noi, perché non basta una singola scelta spirituale. Quando l’Egitto tremava per le piaghe, Dio disse: “«Io farò una distinzione»” e distingue ancora oggi. Promise la terra ad Abramo, ma doveva salvare la famiglia dalla carestia, farla crescere, prepararla spiritualmente e numericamente. Il popolo doveva compiere una profezia più grande; per questo lo portò a Goshen temporaneamente e poi lo restituì alla terra promessa. Goshen è un’incubatrice di nazione: Dio fa entrare un piccolo gruppo e ne esce una grande nazione. Dio trasforma le cose normali in impossibili, le impossibili in possibili, ciò che umanamente è impensabile in ciò che Lui ha preparato. Dio ci chiama oggi ad entrare nel Goshen: nella Sua pace, nel Suo favore, nella Sua presenza, nella Sua protezione, nella Sua voce, nel Suo piano per la nostra vita. L’Egitto può essere in confusione, ma in Goshen c’è luce; il mondo può tremare, ma in Goshen c’è sicurezza; le circostanze possono cambiare, ma in Goshen Dio regna. Goshen non è lontano, è il luogo dove Dio ci aspetta. Prima del compimento della promessa c’è un Goshen, che rappresenta la grazia di Dio, da vivere nella nostra vita.
