Il Vangelo del Regno
IL VANGELO DEL REGNO
Casavatore 22-02-2026 PREDICAZIONE: PASTORE ANTONIO RUSSO
Quello che condividiamo oggi si collega a ciò che abbiamo detto la scorsa settimana riguardo all’annunciare l’Evangelo del Regno, dal quale questo messaggio prende il titolo. È il seguito di ciò che abbiamo iniziato a condividere, perché c’è un filo preciso che lo Spirito Santo sta sviluppando tra di noi. Parliamo del Vangelo del Regno: un Vangelo chiaro, che non manda le persone in confusione; un Vangelo puro, che porta purificazione nella vita; un Vangelo potente, che trasforma e manifesta concretamente l’opera di Dio. Cominciamo col capire che insegnare la visione di Dio significa preparare il cuore e la mente prima di agire: prima viene la visione, cioè comprendere ciò che Dio vuole realizzare attraverso di noi, e solo dopo viene la conquista, cioè il compimento concreto di quella visione nella nostra vita, nella Chiesa e nel mondo. Dio opera secondo un ordine preciso: prima allarga la nostra visione, poi moltiplica; prima prepara il terreno, poi manda la raccolta. Gesù disse di guardare come il campo biancheggia per la mietitura; era stato preparato, poi disse: andate a raccogliere. Egli non manda prima la crescita, ma rafforza la struttura, la nostra vita e quella della Chiesa, affinché siamo pronti ad accogliere chi cammina sulla via della salvezza. Dobbiamo liberarci dalla mentalità religiosa che ci fa vivere Gesù solo per noi, e imparare a camminare praticamente nella benedizione; come? Ciò che riceviamo dobbiamo darlo: se il Vangelo si ferma a noi, abbiamo solo ascoltato; se passa attraverso di noi, allora lo stiamo annunciando. Gesù, da risorto, disse ai discepoli nei quaranta giorni: andate in tutto il mondo, predicate l’evangelo ad ogni creatura e fate discepoli di tutti i popoli, questo è stato il suo mandato e uno dei suoi ultimi desideri, e non siamo soli, perché Egli è con noi. Sapete, Dio prima rafforza la struttura e solo dopo permette la crescita e l’espansione. In Isaia 54:2-3 leggiamo: “Allarga il luogo della tua tenda e i teli delle tue dimore si distendino senza risparmio; allunga le tue corde e rinforza i tuoi piuoli, 3 perché ti espanderai a destra e a sinistra; la tua discendenza possederà le nazioni e popolerà le città deserte.” Quindi, prima viene il verso 2 e poi il verso 3: prima allarghiamo, poi possediamo; prima prepariamo, poi ci espandiamo; prima rafforziamo, poi conquistiamo. È un’immagine profetica di crescita ed espansione, applicabile al nostro ministero della riconciliazione e alla nostra vita spirituale. Quando la famiglia cresce, la tenda si allarga; così Dio ci dice che la crescita sta arrivando, ma dobbiamo prepararci, come nei nove mesi di gestazione in cui ci si prepara ad accogliere una vita. Ora vediamo cosa significano questi elementi: la tenda rappresenta la nostra sfera di influenza e Isaia dice di allargarne il luogo. Essa rappresenta il nostro servizio, il nostro ministero, la Chiesa, la casa spirituale, la nostra vita personale e il territorio che Dio ci ha affidato. A ognuno di noi Dio ha affidato un territorio, come nell’Eden con Adamo ed Eva: quella era la loro sfera di influenza, e lì Dio disse: crescete, moltiplicate, riempite la terra, soggiogatela e dominate. La terra rappresenta il luogo dove Dio ci ha posto per stabilire la sua opera e la sua volontà. La tenda è lo spazio dove Dio abita e opera attraverso di noi nel territorio affidato. Spiritualmente significa allargare la nostra visione: non pensare in piccolo né solo a noi o alla nostra benedizione, perché Dio vuole benedire noi e, attraverso di noi, anche gli altri. Chi pensa in piccolo costruisce una piccola tenda e limita ciò che Dio vuole fare, quindi dobbiamo prepararci a ricevere più persone e responsabilità, perché una maggiore responsabilità amplia la nostra influenza. Isaia dice: si distendano i teli delle tue dimore senza risparmio; i teli rappresentano la capacità di accogliere, coprire, proteggere e creare un’atmosfera spirituale di cura pastorale, amore e cultura della casa. Quando Dio ci affida una persona, ci affida un’anima per la quale Gesù ha dato la sua vita. Non basta avere una grande strategia; senza copertura spirituale diventiamo freddi e solo mentali, mentre le persone hanno bisogno di sentirsi protette e al sicuro. I teli rappresentano anche l’atmosfera che stabiliamo nella nostra vita e nella nostra casa spirituale e naturale. Applichiamo questo crescendo nell’amore verso le persone, ricordando che l’amore di Dio non è lontano, ma vive dentro di noi. In Romani 5 è scritto che l’amore di Dio è stato sparso nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo. Questo amore è dentro di noi, ma a volte la nostra anima non guarita ne ostacola l’espressione. Siamo spirito, abbiamo un’anima e viviamo in un corpo; la nuova nascita avviene nello spirito, l’anima deve essere rinnovata e il corpo sarà rigenerato. La Bibbia dice che l’uomo esterno si va invecchiando, ma l’uomo interiore si rinnova di giorno in giorno. Lo Spirito Santo ha versato nel nostro spirito l’amore agapeo, ma una mente non rinnovata può impedirne la manifestazione. Cresciamo nell’amore permettendo a Dio di guarirci, liberarci e rinnovarci, e nella cura delle anime, seguendo l’esempio di Gesù che ha lasciato le novantanove per cercare la pecora smarrita, perché Dio ama le persone. Non dobbiamo viziare le anime, ma curarle. Quando una persona sta annegando in mare, più si agita più sprofonda, e se qualcuno si avvicina mentre continua ad agitarsi rischia di essere trascinato sott’acqua insieme a lei. Per essere salvata deve fermarsi e calmarsi, perché non può decidere lei come deve avvenire il salvataggio né dire: “Mi stai salvando, però devi farlo così”, ma è chi salva che decide come farlo. Allo stesso modo non siamo stati noi a decidere come Gesù doveva salvarci; è stato Lui a stabilirlo, e noi abbiamo accettato la Sua opera. Così, quando curiamo le persone, non sono loro a stabilire come devono essere aiutate; se abbiamo il cuore per Dio, sappiamo ciò che fa bene e ciò che fa male.
1 Pietro 2:2; “come bambini appena nati, desiderate ardentemente il puro latte della parola, affinché per suo mezzo cresciate.”
Questo riguarda la crescita e la cura delle persone, e qui entra in gioco la fiducia. Dobbiamo creare un ambiente dove le persone si sentano protette e accolte, perché una chiesa può crescere numericamente, ma se l’atmosfera è stretta le persone se ne vanno. Per questo la Bibbia dice di stendere i teli delle nostre dimore e di non risparmiarci. Poi parla delle corde, che rappresentano la capacità di estendersi: allunga le corde della tua tenda, perché permettono ai teli di essere tirati più lontano e, se la tenda cresce, devono essere più lunghe. Le corde rappresentano la visione di Dio che si estende, che non si ferma a noi ma passa attraverso di noi e raggiunge la vita degli altri. Parlano di evangelizzare, consolidare e discepolare: l’invio che Gesù ci ha affidato affinché le persone siano evangelizzate, consolidate, discepolate e poi inviate. Questo significa evangelismo, case di pace, stabilire presenze in ogni quartiere e raggiungere famiglie che non conoscono Gesù e non hanno una relazione personale con Lui. È espansione territoriale, rete ministeriale e organizzazione per la crescita: moltiplicare e non solo mantenere. Gesù infatti non ha detto di fare credenti, ma discepoli: persone che crescono verso il proposito di Dio. I pioli rappresentano il fondamento e la stabilità; infatti è scritto: rendi saldi i tuoi pioli. Essi raffigurano i leader, perché se sono instabili tutta la struttura crolla. Più la tenda si allarga, più i pioli devono essere forti, perché parlano di un carattere stabile e di una vita di santità, come Gesù ha detto: siate santi, perché io sono santo. La crescita richiede sacrificio e per edificare serve tempo; per questo un leader impara a pregare, sa di avere una delega celeste, cresce nella maturità spirituale, mantiene una sana dottrina e annuncia la verità di Gesù che rende liberi, riconoscendo che senza di Lui non possiamo fare nulla. Nella vita spirituale esistono vari processi: l’incontro, il post incontro, la scuola di formazione e altri livelli che producono crescita e beneficio. I leader non si formano all’improvviso come un palloncino che si gonfia; serve tempo nella presenza di Dio, nella preghiera, per ricevere dal cielo. Quando vediamo persone benedette, non conosciamo la loro vita dietro le quinte: i sacrifici, le ginocchia piegate, i travagli interiori per comprendere la volontà di Dio e non uscire dal Suo proposito. Come diceva l’apostolo Paolo, guerre dentro e guerre fuori, persecuzioni dentro e persecuzioni fuori; tutto questo fa parte della crescita spirituale. Anche il deserto è un passaggio di maturazione: Gesù vi entrò in un modo e ne uscì in un altro. La vita è un processo; Dio ha un obiettivo e ci chiede ubbidienza e arresa: “Signore, non la mia volontà, ma la tua sia fatta.” Conosciamo la sana dottrina e una struttura forte di discepolato: come la casa fondata sulla roccia che, quando vennero le inondazioni e soffiarono i venti, non cadde; perché, anche se due case possono sembrare uguali ed affrontare le stesse tempeste, una rimane stabile mentre l’altra crolla se non ha lasciato Dio lavorare in profondità. Oggi il mondo esalta l’immagine, i social mostrano apparenza e non sostanza. Gesù ha detto che chi edifica sulla roccia, che è Cristo, rimane fermo; chi edifica sulla sabbia crolla alle prime intemperie. Senza pioli forti, cioè senza una leadership solida, si producono crisi, divisioni e perdita di persone, perché spesso il problema sono i leader, ma anche la soluzione sono i leader. Paolo insegna di prenderci prima cura di noi stessi e poi della Chiesa di Dio: se stiamo bene possiamo dare agli altri, perché diamo ciò che viviamo e ciò che siamo. È tempo di crescere e smettere di fare i bambini; Paolo disse di aver smesso le cose infantili. Molti non si sentono pronti, eppure hanno un grande potenziale, ma un carattere non lavorato può bloccare il proposito di Dio; allo stesso modo si desidera la crescita senza preparazione, le nazioni senza pioli, le folle senza fondamento e il risveglio senza trasformazione, ma senza preparazione tutto crolla. Prima il lavoro profondo di Isaia 54:2, “perché ti espanderai a destra e a sinistra; la tua discendenza possederà le nazioni e popolerà le città deserte.” Molti di noi dicono: noi conosciamo, abbiamo un titolo di studio, un livello di istruzione, una preparazione. Tuttavia, la Parola afferma che il mondo non ha conosciuto Dio mediante la propria sapienza, ed è piaciuto a Dio, nella sua sapienza, di salvare i credenti con la pazzia della predicazione.
1 Corinzi 1:21; “Infatti, poiché nella sapienza di Dio il mondo non ha conosciuto Dio per mezzo della propria sapienza, è piaciuto a Dio di salvare quelli che credono mediante la follia della predicazione.”
La domanda allora è: come si allarga la tenda e come si popolano le città deserte? Attraverso la pazzia della predicazione del Vangelo. Un giorno qualcuno è venuto da noi dicendo: “Gesù ti ama”, e forse lo abbiamo persino respinto, ma ha continuato a parlarci dell’amore di Dio, perché la sapienza di Dio per il mondo è follia. Oggi Dio vuole riallineare la Chiesa a un Vangelo chiaro, puro e potente, capace di trasformare le vite. Il cuore della strategia non è solo mantenere, ma conquistare. Non siamo chiamati soltanto a fare riunioni o a ricevere benedizioni, ma a popolare le città deserte. Senza il Vangelo non c’è salvezza; senza salvezza non c’è discepolato; senza discepolato non c’è espansione. Gesù ha detto di fare discepoli, non semplici credenti. Anche il diavolo crede e trema, perché Gesù lo ha vinto e ne ha fatto un pubblico spettacolo. Come accadeva quando i Romani sconfiggevano un re nemico, legandolo dietro a un carro ed esponendolo alla vergogna davanti al popolo, così Cristo ha trionfato sul nemico, mostrando che colui che distruggeva le vite è stato sconfitto. Il problema di oggi è un Vangelo accomodante, adattato alle persone, come se Dio fosse a nostra disposizione, ma se Lui è il Signore è Lui che deve comandare. L’Evangelo non si adatta all’uomo; contiene la volontà di Dio. Quando viene addolcito e reso superficiale, le persone frequentano la chiesa ma non cambiano: credono ma non si arrendono, ascoltano ma non si convertono. Quando il Vangelo perde potenza, aumenta il numero dei credenti senza trasformare le vite; per questo Gesù ha detto: fate discepoli. Dobbiamo tornare al Vangelo puro e combattere lo spirito religioso che ci mantiene dipendenti e non trasformati, perché non basta sentirsi esortati: è necessario cambiare. Vengono date armi spirituali per affrontare difficoltà, tentazioni e preghiera. Esistono preghiere di autorità e di fede, diversi livelli di preghiera, ma Dio non fa preferenze: ascolta ciascuno dei suoi figli. Non siamo soli nell’annuncio: lo Spirito Santo è con noi: “Ma quando verrà il Consolatore che vi manderò dal Padre, lo Spirito di verità che procede dal Padre mio, egli testimonierà di me. E anche voi renderete testimonianza, perché siete stati con me fin dal principio».” (Giovanni 15:26). Non si tratta di imparare formule a memoria, ma di lasciarsi guidare dallo Spirito. Il primo passo è una domanda, perché il Vangelo nasce da una relazione, come quando Gesù disse alla donna samaritana: “Dammi da bere.” Si parte con umiltà, mostrando interesse sincero, non con orgoglio. Una semplice domanda, un sorriso, un atteggiamento amichevole aprono la conversazione; poi si presenta la verità. Non si accusa subito la persona, ma si ricorda che tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio, perché il Vangelo non umilia, ma illumina. Poi parliamo del cielo e dell’inferno, che non sono una favoletta ma la verità. Se dal Vangelo togliamo l’eternità, togliamo l’urgenza. Gesù ha parlato dell’inferno e del cielo perché c’è un’urgenza nel predicare l’Evangelo. Quali sono le conseguenze del peccato? Il peccato toglie pace, ferisce la coscienza, distrugge relazioni e vita interiore. L’obiettivo è che le persone comprendano che c’è un’urgenza per la loro salvezza. Gesù è al centro, Cristo è il centro di ogni cosa. La Bibbia dice: “Il salario del peccato è la morte”, cioè la ricompensa del peccato è la morte; “ma il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù”. Qui portiamo le persone alla rivelazione:
Matteo 16:15-16; “Egli disse loro: «E voi, chi dite che io sia?». E Simon Pietro, rispondendo, disse: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».”
Gesù è morto ed è risorto; oggi Egli vive, la sua tomba è vuota. Noi non abbiamo bisogno di una religione, ma di una relazione con Gesù; abbiamo bisogno di conoscerLo. Le persone hanno bisogno di un incontro soprannaturale con la sua presenza. Il ravvedimento è necessario per la salvezza: significa cambiare direzione, arrendersi e lasciare il peccato, perché senza di esso non c’è vera conversione. Gli apostoli hanno predicato il ravvedimento, Gesù ha predicato il ravvedimento, e anche Giovanni Battista gridava: ravvedetevi.
Marco 1:15; “Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino. Ravvedetevi e credete all’Evangelo.”
Senza ravvedimento non c’è vera conversione: significa cambiare direzione e arrendersi. Infine, l’ultimo passo è guidare la persona a una decisione: vuoi ricevere Gesù nel tuo cuore e farLo diventare il Signore della tua vita? Non è manipolazione, ma urgenza spirituale, e per questo occorre credere con il cuore.
Romani 10:10; “Col cuore infatti si crede per ottenere giustizia e con la bocca si fa confessione per ottenere salvezza.”
Ecco, ora è il tempo favorevole, oggi è il tempo della grazia. Se ascoltiamo la voce del Signore, Dio ci dice: non indurite il vostro cuore.
