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La Fede attiva il Miracolo

La Fede attiva il Miracolo

 

LA FEDE ATTIVA IL MIRACOLO

Casavatore 14-12-2025                                                                              PREDICAZIONE: PASTORE ANTONIO RUSSO

In questo servizio di culto parleremo del tema intitolato “La fede attiva il miracolo”, soffermandoci su come la fede permetta al miracolo di agire nella nostra vita. Spesso ci siamo chiesti cosa significhi avere i cieli aperti e abbiamo pregato dicendo: “Signore, apri i cieli”, chiedendo che la Sua presenza scendesse e intervenisse. Ma Dio ci ha mostrato che serve una chiave: la fede, infatti la Bibbia ci insegna che ciò che apre i cieli e li mantiene aperti sulla nostra vita è la nostra fede attiva. Dio ha già compiuto la Sua parte attraverso l’opera della croce: “Tetélestai”, cioè “Tutto è compiuto” e quindi le promesse di Dio sono state rilasciate, la grazia è disponibile e ora tocca a noi muovere la nostra fede. Quando scegliamo di credere nella Parola di Dio, anche di fronte a circostanze avverse, il cielo rimane aperto e Dio continua a manifestarsi. Parlare di cieli aperti significa sperimentare le benedizioni del cielo nella nostra vita, sulla famiglia e sul lavoro, perché nel cielo non ci sono malati, depressi, debiti o sofferenze, ma la gloria e la presenza di Dio. Ebrei 11:1 dice: “Ora la fede è la solida certezza”, che significa piena fiducia e garanzia delle cose, come un contratto di proprietà: ciò che non vediamo lo possediamo già. La speranza guarda al futuro, mentre la fede vive nel presente; infatti, se siamo malati, depressi o ansiosi, la fede ci permette di ricevere liberazione ora. La fede è dimostrazione convincente di realtà che i nostri occhi ancora non vedono, ma che sono già reali e sicure davanti a Dio, non è ottimismo o speranza, ma certezza di ciò che Dio ha detto. Per le lividure di Gesù siamo stati guariti e liberati per mezzo del patto del sangue; l’opera di Cristo è viva nella nostra vita. Reclamiamo il patto del sangue, perché la fede è certezza e dimostrazione di ciò che Dio ha già decretato. Non basta dire a Dio: “Signore, fa’ qualcosa”, perché la fede richiede azione, e lo Spirito Santo ci invita a muovere la nostra fede e vedere la Sua mano operare attraverso di noi. Ora c’è un verso glorioso nel libro di Isaia che esprime il grido di un uomo affamato della presenza di Dio, Isaia 64:1: “Oh, squarciassi tu i cieli e scendessi! Davanti a te sarebbero scossi i monti.” I monti rappresentano problemi e ostacoli, ma la potenza sovrana di Dio può farli tremare, abbassare e rimuovere. Quando Gesù venne, aprì il cielo e il grido del profeta si concretizzò; oggi, quando affrontiamo ostacoli e potenze tenebrose, queste vengono scosse e rimosse nel nome di Gesù. Questo grido è il desiderio di vedere Dio operare nella nostra vita, di sperimentare miracoli, risveglio e intervento divino. La chiave è che la fede non è passiva, ma si muove e agisce, e quando la fede si muove, il cielo risponde. La fede nasce dalla predicazione della Parola; come dice Romani 10:14: “Come dunque invocheranno colui nel quale non hanno creduto? E come crederanno in colui del quale non hanno udito parlare? E come udiranno, se non c’è chi predichi?” Viviamo in una nazione che si definisce cristiana, ma solo l’1% è nato di nuovo, mentre il restante 99% non conosce Dio come la Parola insegna. Riconoscere Dio occasionalmente non significa essere cristiani; vivere per Lui sì. Le persone intorno a noi, nei quartieri, nelle famiglie, nelle città, hanno bisogno che noi predichiamo l’Evangelo, annunciando le opere di Dio e il Regno, spiegando la Sua volontà. Se non predichiamo, nessuno potrà credere, non potranno essere salvati, guariti o testimoni della Sua potenza. La fede richiede che noi agiamo secondo la Parola, poiché senza predicazione non può esserci credenza, perché essa non nasce dal vedere miracoli ma dall’ascolto della Parola, come dice Romani 10:17: “La fede dunque viene dall’udire, e l’udire viene dalla parola di Dio.” Ascoltare è diverso da udire, perché udire significa percepire un suono o un’informazione in modo passivo, mentre ascoltare implica ricevere la Parola con attenzione, coinvolgendo la volontà e scegliendo di ubbidire e agire. La fede cresce quando l’ascolto è attivo, entra nel cuore e viene messo in pratica, perché non nasce dalle opinioni, dalle emozioni o dalle circostanze degli uomini, ma dalla Parola annunciata, letta, meditata e ricevuta con ubbidienza. La fede è la chiave per aprire il cielo nella nostra vita, per sperimentare la provvidenza divina, vedere l’invisibile e vivere ciò che Dio ha già compiuto. La predicazione della Parola, l’ascolto attento e l’ubbidienza attiva alimentano la fede e permettono che i cieli si aprano e restino aperti, portando nella nostra vita la potenza, la gloria e le benedizioni di Dio. Ascoltare implica la nostra volontà attiva: significa prestare attenzione, accogliere la Parola nel cuore e agire secondo ciò che riceviamo; fare questo non è responsabilità di Dio, del pastore o del mentore, ma è nostra. Dobbiamo chiederci: stiamo solo udendo messaggi o stiamo ascoltando per cambiare? Quando ascoltiamo veramente, i cuori vengono trafitti, le coscienze risvegliate e percepiamo il bisogno di sviluppare una preghiera personale più profonda. Nessuno può pregare o digiunare al posto nostro; ciascuno deve assumersi la propria responsabilità davanti a Dio. Questo principio emerge chiaramente in Atti 2:37: “Or essi, udite queste cose, furono compunti nel cuore e chiesero a Pietro e agli apostoli: «Fratelli, che dobbiamo fare?».” La predicazione unta dello Spirito Santo tocca i cuori, scuote le coscienze e porta le persone a chiedere come agire, mentre la Sua guida indica i passi concreti. Prima dei grandi miracoli e della crescita, come negli Atti, c’è sempre stata la Parola predicata; Pietro predicò e migliaia furono convertiti, dimostrando che la fede che attiva il miracolo nasce dall’ascolto della Parola e non dal semplice vedere. Quando veniamo al culto, dobbiamo avere orecchio e cuore pronti per ubbidire a ciò che Dio dice. La fede richiede una chiesa che predica, non che conserva le verità per sé, ma le condivide con gli altri. Gesù disse in Marco 16:15: “Poi disse loro: Andate per tutto il mondo, predicate l’evangelo a ogni creatura.” Il mondo inizia dalla nostra casa, dal vicinato, e si espande ovunque; dobbiamo testimoniare ciò che Dio ha fatto nella nostra vita, portando la Parola a chi ancora non conosce Cristo. Non c’è fede senza predicazione, non ci sono miracoli se non apriamo la bocca, e il miracolo non riguarda solo noi, ma anche chi è fuori. La fede grida e cerca Gesù; non resta in silenzio. Matteo 9:27 racconta di due ciechi: “E, mentre Gesù partiva di là, due ciechi lo seguirono… lo seguirono gridando e dicendo: «Abbi pietà di noi, Figlio di Davide!».” Pur non vedendo, ascoltano, riconoscono Gesù come Messia e Re dei re e gridano con fiducia, sapendo che Lui può trasformare tutto ciò che non va nelle loro vite. La fede attiva il miracolo quando riconosciamo chi è Gesù, gridiamo a Lui con fiducia e invochiamo il Suo nome. Anche se non vediamo la soluzione, possiamo proclamare il Suo nome, credere e attendere l’intervento divino. La fede non è timida né passiva; è attiva, grida, cerca Gesù, ascolta la Sua Parola e agisce secondo l’ispirazione dello Spirito Santo. Essa nasce dall’ascolto attento, dall’ubbidienza e dalla condivisione della Parola con gli altri, trasformando vite, portando conversioni, miracoli e risveglio. La fede chiama Gesù per nome, proclama la Sua autorità e attiva il miracolo nella nostra vita e in quella di chi ci sta attorno, dimostrando che l’ascolto e l’azione della Parola producono risultati concreti nel presente, manifestando il potere e la gloria di Dio, perché la fede che agisce non aspetta di vedere, ma crede, grida e opera, facendo muovere la mano di Dio su ogni situazione che lo richiede. La fede ubbidisce alla Parola anche quando non comprende, non è come Tommaso che dice: “Se non vedo, non credo”, ma dice invece: “Io credo e poi vedo”. Chi vive come Tommaso non sperimenterà nulla, perché quella non è fede ma incredulità, mentre la vera fede prima crede e poi vede, come dimostra l’esempio di Pietro e la pesca miracolosa.

Luca 5:4-6; “E, quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo, e calate le vostre reti per pescare». 5 E Simone, rispondendo, gli disse: «Maestro, ci siamo affaticati tutta la notte e non abbiamo preso nulla; però, alla tua parola, calerò la rete». 6 E, fatto ciò, presero una tale quantità di pesci che la rete si rompeva.”

Qui vediamo come la fede attiva il miracolo, riconosce la debolezza umana: ci siamo affaticati tutta la notte, ma nulla; riconosce il fallimento umano ma anche l’autorità della Parola di Gesù: “però alla tua Parola, Maestro, noi ubbidiremo”. Non ci basiamo sulle nostre esperienze terrene; alla Sua Parola, se siamo malati, siamo guariti; se abbiamo debiti, veniamo liberati; se la famiglia è persa, viene restaurata. Pietro agisce prima di vedere la barca piena; molti vogliono vedere prima di credere, ma la fede non funziona così. Il miracolo avviene soprannaturalmente: le reti si rompono, altre barche si riempiono, c’è stupore: "Il Signore ci ha dato una Parola che ha cambiato la nostra giornata; ci eravamo ritirati delusi, senza mangiare, senza soldi, ma Lui ci ha parlato." La fede non aspetta di capire tutto per ubbidire, ubbidiamo e poi vediamo, sapendo che l’ubbidienza trasforma l’ordinario in straordinario. Isaia 53:5; “… e per le sue lividure noi siamo stati guariti”, riferendosi a Gesù il Messia e non a un uomo. Come nelle nozze di Cana, i recipienti erano vuoti; Gesù ordina di riempirli d’acqua e di portarla al maestro della festa. L’acqua era normale, ma l’ubbidienza alla Parola ha prodotto il miracolo: il vino migliore. L’ubbidienza è il ponte tra il bisogno e il miracolo. Nessuno dei servi vide il miracolo; hanno solo ubbidito. Noi non dobbiamo vedere il momento del miracolo, ma ubbidire, e Dio farà la Sua parte. Spesso diamo responsabilità a Dio dicendo: "Signore, fai Tu", ma la fede non funziona così, essa si basa sulla certezza: "Signore, Tu l’hai detto e io lo prendo nel nome di Gesù." La fede affronta gli ostacoli: rompe il tetto e porta il paralitico davanti a Gesù. Gesù era a casa, la folla bloccava l’ingresso; quattro uomini non si fermarono, sfondarono il tetto e presentarono il paralitico a Gesù. La fede rompe ogni ostacolo, riconosce la Parola di Dio, ubbidisce prima di vedere, attiva il miracolo e non si arrende davanti alla prima difficoltà. Spesso incontriamo ostacoli e ci fermiamo, ma i quattro uomini che portarono il paralitico a Gesù non si arresero: non riuscendo a entrare, salirono sul tetto, fatto di tegole e paglia, lo scoperchiarono e calarono la barella ai piedi di Gesù. La fede trova una via dove gli altri vedono muri e Dio fa una via laddove via non c’è. Essa porta le persone ai piedi di Gesù e richiede sacrificio e fatica: prendere un paralitico, salire sul tetto, superare ostacoli. La fede opera anche nella fatica, non solo personale ma comunitaria, di intercessione. I quattro uomini rappresentano preghiera attiva e credenza: Gesù vide la loro fede e riconobbe uomini che parlavano per il paralitico, i quali non dissero soltanto: “Signore, se vuoi, guariscilo” o “Lui è qui, aspettiamo” ma agirono.

Marco 2:5; “Come Gesù vide la loro fede, disse al paralitico: «Figliolo, i tuoi peccati ti sono perdonati!».”

Il paralitico entrò portato su una barella da quattro persone ed uscì camminando con le proprie gambe. La fede apre le promesse, da Abramo a Cristo. Dio fece circa 66 promesse ad Abramo, tra cui benedizione, discendenza, terra, protezione ed eredità, attivate dalla fede. Abramo viveva a Ur dei Caldei, città avanzata con comodità, ma Dio lo chiamò a partire e lui ubbidì perché credette con speranza in ciò che Dio aveva preparato. Poi Dio lo mise alla prova chiedendo di offrire Isacco, figlio della promessa nato miracolosamente da Sara sterile. Abramo camminò senza vedere l’adempimento della promessa, ma la fede lo rese padre di tutti i credenti, il padre della fede. Nel nuovo patto, la Parola parla non solo di 66 benedizioni o promesse:

Efesini 1:3; “Benedetto sia Dio, Padre del Signor nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei luoghi celesti in Cristo.”

In Cristo non abbiamo solo una promessa, ma ogni benedizione spirituale già pronunciata da Dio. Il problema, però, non è la promessa, ma la fede attiva nel cuore per riceverla. La fede va attivata: dobbiamo credere nella fedeltà di Dio senza dubitare delle circostanze o dei dolori, perché Dio dice che se crediamo, vedremo la Sua gloria e la Sua presenza manifestata nella nostra vita.

 

 

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