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La Ricompensa dell’Ubbidienza

La Ricompensa dell’Ubbidienza

 

LA RICOMPENSA DELL’UBBIDIENZA

Casavatore 11-01-2026                                                                              PREDICAZIONE: PASTORE ANTONIO RUSSO

In questo servizio di culto andremo ad approfondire il tema “La Ricompensa dell’Ubbidienza”, un principio fondamentale nel piano di Dio. Infatti, a causa della disubbidienza di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e l’umanità è stata costituita peccatrice; ma Dio, nella Sua grazia, ha stabilito che per l’ubbidienza dell’ultimo Adamo, Gesù, possiamo ricevere la salvezza. Questo per noi è un grande privilegio e un onore, perché non c’è nulla di meglio che stare alla Sua presenza, rimanere nel corpo di Cristo e ricevere la Parola. Per questo vogliamo anche valutare la nostra vita passata perché, se desideriamo cambiare il futuro deve cambiare qualcosa nel nostro presente. Gesù dice in Matteo 7:24: “Perciò, chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica…”. Ascoltare la Parola è importante, ma viverla lo è ancora di più, affinché non siamo uditori dimentichevoli, ma persone in cui la Parola scende e rimane nel cuore. Gesù continua: “Perciò, chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica… io lo paragono ad un uomo avveduto”, cioè lungimirante, consapevole che l’ubbidienza di oggi produrrà benedizione domani. Quest’uomo “ha edificato la sua casa sopra la roccia. Cadde la pioggia, vennero le inondazioni, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa; essa però non crollò, perché era fondata sopra la roccia”. Questa è la ricompensa dell’ubbidienza: ogni atto ubbidiente porta con sé una ricompensa. Al contrario, Gesù afferma: “Chiunque invece ode queste parole e non le mette in pratica… sarà paragonato ad un uomo stolto, che ha edificato la sua casa sulla sabbia. Cadde poi la pioggia, vennero le inondazioni, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa; essa crollò e la sua rovina fu grande”. Entrambi ascoltano la Parola, ma il risultato dipende da ciò che facciamo con ciò che ascoltiamo. Per quest’anno abbiamo ricevuto il rhema “Crescere verso il Capo”, che implica crescita spirituale e maturità nelle relazioni con il corpo di Cristo. Per la chiesa locale, invece, Dio ha parlato di un “Evangelismo Esplosivo”, di una gloria che coinvolge e di crescere nell’unità, non nell’uniformità. Vedere persone confessare Gesù porta gioia in cielo e nel nostro cuore. Sappiamo così dove stiamo andando, secondo le parole profetiche per questo tempo, e siamo esortati a fare un resoconto spirituale della nostra vita davanti a Dio, con responsabilità e fede. In questo tempo siamo chiamati a fare un rapporto di progresso e a chiederci dove siamo arrivati spiritualmente, perché è giusto, all’inizio di un nuovo anno, fermarci e porci domande sincere. Dopo pochi giorni dall’inizio dell’anno siamo ancora in tempo per chiederci se stiamo crescendo spiritualmente, se stiamo avanzando nel nostro cammino e se stiamo portando frutto, ricordando che Gesù ha detto che il nostro frutto deve essere un frutto duraturo. Come esseri umani siamo abituati a fare buoni propositi, come perdere peso, eliminare zuccheri, prenderci cura del corpo e fare esercizio, e sono tutte cose buone, ma senza la grazia di Dio non possiamo realizzare nulla di veramente stabile nella nostra vita. Abbiamo bisogno del favore di Dio per rendere efficaci anche i buoni propositi. Dio, nel creare ogni cosa, ci ha donato il tempo, dividendolo in passato, presente e futuro, e se non esistesse il futuro vivremmo senza speranza, schiacciati dagli errori del passato. Dio invece è il Dio di ogni speranza, pensa per noi pensieri di pace e non di male, non è il nostro nemico ma il nostro alleato, per darci un avvenire e una speranza. Proprio perché Dio ci dona il futuro, nel presente siamo chiamati a prendere decisioni di cambiamento, perché decisioni giuste oggi producono un futuro glorioso. Per questo leggiamo in Aggeo 1:5: “Perciò ora dice l’Eterno degli eserciti… Considerate bene il vostro comportamento!”. Non è un uomo che parla, ma Dio stesso, che ci invita a fermarci, guardare con onestà la nostra vita, esaminare scelte, priorità e risultati, senza fuggire o fare finta di niente. Il verso 6 spiega il motivo: “Avete seminato molto, ma avete raccolto poco; mangiate, ma non fino a saziarvi; bevete, ma non fino a soddisfare la sete; vi vestite, ma nessuno sta al caldo; chi guadagna un salario, lo guadagna per riporlo in una borsa forata.” E il verso 7 ribadisce: “Così dice l’Eterno degli eserciti: «Considerate bene il vostro comportamento!»”. Collegandoci a Matteo 7, comprendiamo che la stoltezza consiste nel continuare a fare le stesse cose aspettandosi risultati diversi. Se vogliamo risultati diversi nella nostra vita, nella famiglia, nella pace che è Gesù, nella prosperità e nella libertà da pesi e oppressioni, dobbiamo decidere di fare cose diverse. Dio opera per tempi e stagioni, e anche l’attesa della venuta di Gesù dimostra che tutto avviene nel compimento dei tempi. Ogni nuova stagione porta speranza perché Dio ha creato il futuro e non ci lascia come siamo ma ci offre la possibilità di cambiare e di guardare avanti con fiducia. Un nuovo tempo porta con sé tre realtà fondamentali che rivelano il cuore di Dio verso di noi e il Suo desiderio di vederci avanzare.

La prima realtà sono le nuove opportunità perché un nuovo anno apre porte e possibilità che prima non vedevamo e ci ricorda che Dio è colui che dona occasioni nuove alla nostra vita e per questo diciamo grazie a Gesù.

La seconda realtà sono le alte aspettative perché Dio mette dentro di noi una speranza viva che ci spinge a credere che il futuro può cambiare realmente. Per questo siamo chiamati ad alzare le nostre aspettative, credendo che il matrimonio può migliorare, che la malattia può essere guarita, che i nostri figli possono servire Dio e che situazioni bloccate possono trasformarsi. Questa attesa genera fede e ci porta ad avere una visione diversa del domani e di ciò che Dio può fare.

La terza realtà sono le istruzioni, perché Dio ci chiama a non fare le stesse cose aspettandoci risultati diversi, ma a cambiare direzione e stile di vita. Se desideriamo nuovi risultati, dobbiamo fare cose nuove, chiedendo allo Spirito Santo di rivelarci quali passi intraprendere. A volte è necessario tagliare amicizie infruttuose, ricordando che le cattive compagnie corrompono i buoni costumi, e scegliendo di essere testimoni della verità. Non basta combattere senza cambiare nulla, perché il cambiamento nasce dall’ubbidienza e da decisioni concrete. Se ci aspettiamo cose nuove nella nostra vita, dobbiamo cercare Dio, la Sua faccia e la Sua presenza, facendo scelte diverse oggi per vedere frutto domani.

Proprio per questo ci sono “cinque aree” nelle quali Dio ci sta dicendo: “Esaminatevi, esaminiamo la nostra vita”, perché altrimenti la borsa rimarrà sempre forata; e quella borsa deve essere sanata, affinché ciò che vi mettiamo dentro, e non parliamo soltanto a livello economico, ma in ogni area della nostra vita, non vada perduto. In altri termini, i nostri impegni e i nostri sacrifici non vanno perduti, ma trovano un fondamento solido sul quale appoggiarsi.

La prima area è la fede.

Questa area richiede tutta la nostra attenzione, perché la fede è il pilastro su cui si regge la nostra relazione con Dio. In 2 Corinzi 13:5 leggiamo: “Esaminate voi stessi per vedere se siete nella fede; …”, e questo significa provare e approvare noi stessi. Abbiamo iniziato il nostro cammino con Gesù credendo per fede e vedendo Dio operare, ma dobbiamo chiederci se dopo certe situazioni stiamo vivendo per ciò che vediamo o per ciò che Dio dice. A volte arrivano delusioni, crediamo per un miracolo che non è ancora arrivato, crediamo in relazioni che ci feriscono, e rischiamo di scoraggiarci. La domanda è se stiamo ancora camminando per fede o se alcune esperienze hanno spento la nostra fiducia. Abbiamo creduto nella restaurazione della nostra casa e del nostro matrimonio, nella guarigione da una malattia e nella crescita esponenziale del nostro lavoro, che significa moltiplicazione e non semplice aumento. Quando però vediamo lotte continue e nessun cambiamento immediato possiamo perdere speranza. Per questo dobbiamo chiederci se ci sono cose in cui prima credevamo e oggi non crediamo più. Se la risposta è sì allora qualcosa è successo e dobbiamo tornare alla vera fede combattendo l’incredulità. Dio non cambia, è lo stesso ieri oggi e per sempre, e le Sue promesse restano valide. Un giorno renderemo conto a Dio della nostra vita, della nostra famiglia, del nostro servizio e del nostro proposito; quindi, il timore dell’Eterno deve essere in noi.

La seconda area è la trasformazione.

Questa area ci invita a riflettere sul cambiamento nella nostra vita, perché la vera trasformazione rivela la qualità della nostra comunione con Dio. In 2 Corinzi 3:18 l’apostolo Paolo ci ricorda che siamo trasformati di gloria in gloria; quindi, siamo chiamati a chiederci a che punto siamo con il rinnovamento della nostra mente. Dobbiamo domandarci se questo processo è attivo, se il nostro modo di pensare sta cambiando e se, di conseguenza, cambia anche il nostro linguaggio perché, quando la mente si rinnova cambiano le parole e cambia il cuore. Le nostre motivazioni stanno migliorando e le scelte che facciamo riflettono una trasformazione reale. Se la nostra vita non cambia, allora non stiamo vivendo una relazione con Dio, ma soltanto una religione, che è apparenza senza sostanza. I religiosi non cambiano, perché si conformano al loro vecchio modo di pensare e continuano a vedersi come falliti. Si conformano perfino alla malattia, arrivando a giustificarla, ma questa è una menzogna, perché Gesù ha portato le nostre malattie e le nostre infermità sulla croce. Noi non dobbiamo conformarci al passato, né alla malattia, né alla povertà e alla miseria, perché il Dio che serviamo è il padrone del cielo e della terra. Spesso l’uomo rincorre i beni materiali, dimenticando che nudi siamo venuti e nudi ce ne andremo; perciò, siamo chiamati a trasformare una mentalità di povertà in una mentalità di prosperità, sapendo che ciò che Dio ci affida durante la nostra vita serve per il Regno. Noi siamo amministratori e renderemo conto a Dio di come gestiamo ogni cosa, perché è Lui che ci dà il lavoro e le risorse. E proprio per questo il conformismo porta a vedere un futuro limitato e ripetitivo, mentre Dio ha per noi un futuro di speranza e un proposito glorioso per la nostra vita.

La terza area riguarda la fedeltà e la lealtà.

Nell’esaminare la nostra vita spirituale, dobbiamo considerare la fedeltà e la lealtà, due concetti spesso confusi ma diversi. La fedeltà significa fare il proprio dovere, essere presenti e portare avanti ciò che è stato affidato, come chi ogni domenica è in chiesa e svolge con costanza il servizio ricevuto, ma questo, pur essendo buono, non è sufficiente. La lealtà, invece, significa non tradire chi ci ha affidato il compito, non essere sleali con Dio né con le autorità che Egli ha posto nella nostra vita. È fondamentale riconoscere chi è sopra di noi, a cui rendiamo conto, chi è accanto a noi come sostegno e forza con cui camminiamo insieme, e chi è sotto di noi, che abbiamo la responsabilità di far crescere, nutrire e aiutare a realizzare le promesse di Dio. Possiamo essere fedeli ma non leali, perché si può servire con costanza e allo stesso tempo parlare male, mormorare e criticare, continuando il servizio ma tradendo nel cuore, ed è per questo che Dio ci chiama a crescere nella lealtà, non solo nella fedeltà. Egli è fedele e non ci ha mai abbandonato nei momenti di crisi o difficoltà; perciò, ci esorta a non essere sleali con Lui né con gli uomini di Dio. Quindi dobbiamo esaminare la nostra vita e chiederci se, pur servendo, mormoriamo, se lavoriamo senza onorare, se siamo fedeli ma amareggiati. Dio cerca uomini e donne integri, perché la fedeltà parla di durata mentre la lealtà parla di integrità. Abramo ne è un esempio: chiamato da Dio a settantacinque anni, ricevette la promessa dopo venticinque anni, quando Dio gli disse: “Cammina alla mia presenza e sii integro”. Anche per noi questa rimane una verifica necessaria della nostra vita. Questo esame richiede sincerità, obbedienza, umiltà e ravvedimento, affinché il nostro servizio sia gradito a Dio, produca frutto e onori pienamente il Suo nome in ogni tempo della vita.

La quarta area è il servizio a Dio.

Questa è un’area da esaminare attraverso una gestione fedele, perché non serviamo Dio solo quando siamo in chiesa, ma in tutta la nostra vita quotidiana. Noi siamo luce e non possiamo diventare tenebre perché, se la luce si spegne, chi illuminerà questo mondo già pieno di tenebre. Gesù ha detto: “Voi siete la luce del mondo, voi siete il sale della terra”, e questo significa che dove siamo noi come figli di Dio portiamo sapore, portiamo gusto, anche nei luoghi di lavoro che sembrano senza sapore. Il servizio a Dio coinvolge quindi l’intera nostra vita e Dio ci chiama a essere buoni amministratori. Dio ci ha affidato tre cose fondamentali: le relazioni, le risorse e il tempo. A livello relazionale siamo responsabili delle persone che Dio mette sul nostro cammino e questo è un tempo di opportunità in cui Dio ci farà conoscere nuove persone e ci darà nuove relazioni. Per quanto riguarda le risorse, Dio ha dato a ciascuno opportunità e possibilità, e siamo chiamati a gestirle con fedeltà. Gesù lo insegna con la parabola dei talenti: a uno furono dati cinque talenti, a un altro tre e a un altro uno, e chi li moltiplicò fu approvato mentre chi nascose il talento fu chiamato servo malvagio. Dio dona risorse a tutti, ma chiede come le amministriamo. Anche il tempo è un dono prezioso, perché i giorni, i mesi e gli anni che passano non tornano più. Se spendiamo ore senza saggezza davanti ai social o alla televisione stiamo sprecando ciò che Dio ci ha dato. Dio ci chiama a essere amministratori fedeli del nostro tempo, perché Egli non affida di più a chi non sa gestire ciò che ha già. Questo deve portarci a riflettere profondamente, perché anche questo è un esame necessario della nostra vita davanti a Dio.

La quinta area è la produttività.

Questa area implica il frutto e la moltiplicazione, e la domanda è se stiamo portando frutto e se ci stiamo moltiplicando. Dobbiamo chiederci se nella nostra casa siamo produttivi, se un marito è produttivo verso la moglie e se una moglie è produttiva verso il marito, e se la nostra presenza produce crescita. Dobbiamo chiederci se siamo produttivi nel servizio a Dio, se stiamo crescendo e migliorando nel servizio che offriamo al Signore, perché a volte si resta nella stessa posizione e poi ci si domanda perché non arriva una promozione. Gesù ha detto che Dio premia la fedeltà: “Chi è fedele nel poco, è fedele anche nel molto; e chi è ingiusto nel poco, è ingiusto anche nel molto.” (Luca 16:10). Dobbiamo chiederci se nell’evangelismo stiamo ancora conquistando persone per Dio oppure se abbiamo smesso di condividere che Dio ama le persone. A volte delusioni, esperienze e ferite ci bloccano, ma il diavolo ci inganna facendoci pensare: dove porto le persone? Questo inganno va spezzato nel nome di Gesù. Questo esame ci aiuta a valutare crescita, frutto e responsabilità.

Andiamo verso la conclusione ricordando che nella nostra vita ci sono state cinque prove ed esami fondamentali: la fede, la trasformazione, la fedeltà e la lealtà, il servizio a Dio attraverso una gestione fedele e la produttività. Dio ha preparato per noi un nuovo tempo, perché esiste una legge spirituale chiamata legge della ricompensa, secondo la quale, se ci esaminiamo e superiamo questo resoconto, riceveremo ciò che Egli ha promesso. In altri termini, la nuova stagione è il risultato della nostra ubbidienza. Oggi molti parlano di espansione, nuovi livelli e porte aperte, ma Dio ci pone la domanda: siamo davvero ubbidienti? C’è sempre una punizione per la disubbidienza, ma c’è anche una ricompensa per l’ubbidienza. Una stagione soprannaturale si manifesta solo attraverso l’ubbidienza. Dio ci dà istruzioni precise: non possiamo continuare a fare le stesse cose aspettandoci risultati diversi e dobbiamo esaminare fino a che punto siamo disposti a ubbidire. I limiti all’ubbidienza li mettiamo noi, mentre Gesù è stato ubbidiente fino alla morte, e alla morte della croce. La ricompensa non viene dagli uomini, ma dal cielo; il nostro servizio non deve dipendere dagli altri, ma dal Re dei re. Quando una nuova stagione arriva, le cose cominciano ad accadere senza forzature, le opportunità diventano normali e le porte chiuse si spalancano: questa è la ricompensa dell’ubbidienza. Senza ubbidienza, continueremo con la borsa forata e perderemo tutto. Dio chiama noi a cambiare, non gli altri perché, se non lo facciamo entreremo nel nuovo anno nelle stesse condizioni e con gli stessi risultati del precedente. Cambiare l’anno non significa cambiare la vita. Per questo Dio chiama il Suo popolo al pentimento, all’umiliazione davanti alla Sua presenza e a un cambiamento reale, concreto e duraturo, perché la nostra vita possa entrare in una stagione di benedizione, prosperità e crescita che deriva dalla fedeltà e dall’ubbidienza a Lui, e non dai nostri desideri o dalle azioni degli altri. La ricompensa dell’ubbidienza è il principio divino che apre il cammino a tutto ciò che Dio ha preparato per noi.

 

 

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