La Visione di Dio per le Anime 2°Parte
LA VISIONE DI DIO PER LE ANIME 2°Parte
Casavatore 13-07-2025 PREDICAZIONE: PASTORE ANTONIO RUSSO
Oggi proseguiamo con la seconda parte del tema "la visione di Dio per le anime", per tutti coloro che non hanno ancora conosciuto la salvezza in Cristo. Parliamo della visione di Dio per lo spirito, l’anima e il corpo dell’essere umano, perché Dio ama ogni persona nella sua totalità e vuole raggiungere ognuno con la potenza del Suo amore. Ci soffermiamo in particolare sull’Evangelo del Regno, un messaggio soprannaturale che supera la logica umana e risponde ai bisogni profondi del cuore dell’uomo. In Isaia 9:5-6 è scritto: “Poiché un bimbo ci è nato, un figlio ci è stato dato; sulle sue spalle riposerà l’impero… sarà chiamato Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre eterno.” Che cosa ci aspettiamo da un bimbo? Ma questo bimbo era un bimbo speciale, era Gesù, e Dio prende le cose impossibili nel naturale e le fa diventare gloriose. Il Regno di Dio è sempre in espansione: lo è stato, lo è e lo sarà sempre. Questo ci fa comprendere che il cuore di Dio è, è stato e sarà sempre per i perduti.
Giovanni 3:16 dice: “Poiché Dio ha tanto amato il mondo che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna.”
In quel “chiunque” ci siamo noi, le nostre famiglie e tutti i perduti: questo è il cuore del Vangelo. Il Regno di Dio è in attacco, non in difesa: non aspettiamo che i perduti vengano a noi, ma andiamo noi da loro; non aspettiamo che i malati guariscano o che gli oppressi siano liberati, ma li guariamo e li liberiamo nel nome di Gesù. La Chiesa non è stata efficace perché ha perso la mentalità dell’espansione, limitandosi alle quattro mura, ma questo non è il cuore di Dio. Il problema è che molti leader non hanno la mentalità del Regno, ma il Regno è espansione: “L’incremento del suo Regno non avrà mai fine.” In questa città ci sono circa due milioni di persone che devono ancora ascoltare il messaggio che trasforma la vita. Per questo dobbiamo abbandonare la nostra mentalità limitata e acquisire quella del Regno: “Crescete, moltiplicatevi, riempite la terra e soggiogatela.” Quando Dio ha dato questo mandato in Genesi, stava pensando alla moltiplicazione di discepoli. Stava pensando alla moltiplicazione di uomini e donne che avrebbero servito Dio, ubbidito Dio e fatto la Sua volontà. Quindi, perché la Chiesa ha perso la mentalità dell’espansione? La settimana scorsa abbiamo parlato di tre motivi.
Il primo motivo: La Chiesa ha perso l’urgenza della seconda venuta di Gesù. I primi cristiani vivevano con l’urgenza del ritorno imminente di Gesù, ma oggi questa urgenza si è spenta.
Il secondo motivo: La Chiesa ha perso la passione per le anime. Se abbiamo davvero il cuore di Dio, ameremo i perduti e predicheremo loro l’Evangelo soprannaturale.
Il terzo motivo: oggi predicano un altro evangelo, sociale o di prosperità, ma non quello del Regno.
Matteo 24:14; “E questo evangelo del regno sarà predicato in tutto il mondo in testimonianza a tutte le genti, e allora verrà la fine».”
Non parlava di un altro evangelo, parlava dell’Evangelo del Regno. Ora, qual è la condizione di questo mondo? Questo mondo è depresso, malato, solo, immerso nella droga e in cerca di una risposta che non riesce a trovare, perché la risposta si chiama Gesù: la risposta è Cristo. Non siamo chiamati a giudicare il mondo, ma ad amarlo e a cercarlo, perché chi ama, cerca; infatti, “Gesù è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto”, e lo farà attraverso di noi. Noi siamo la Chiesa di Dio, il Suo corpo: le mani, i piedi, la voce e la bocca di Cristo, e Lui compirà la Sua opera attraverso di noi; andremo dove ci manderà, a predicare la Sua Parola senza stancarci. Parliamo oggi di evangelismo, riferendoci anche alle etnie, ai popoli e alle nazioni, perché il cuore di Dio abbraccia tutta l’umanità. Tutto ciò che stiamo trattando si collega profondamente anche alla comunione e alla lode che abbiamo vissuto insieme: tutto fa parte di un unico disegno divino. Crediamo che Dio voglia sfidarci, metterci alla prova, spingere la nostra fede a credere che l’impossibile è possibile. Forse qualcuno di noi sta vivendo una situazione senza uscita, una montagna troppo alta da scalare, ma è proprio in quei momenti che Dio comincia a muoversi. Quando le nostre forze finiscono e ci arrendiamo, Dio inizia a operare, manifestandosi con potenza anche attraverso una fede semplice e sincera. Continuiamo il nostro percorso sulla visione di Dio per i perduti, focalizzandoci ora sulla dimensione soprannaturale del Vangelo. Dobbiamo porci una domanda importante: perché la Chiesa ha perso la sua influenza nel mondo? Perché viene percepita come un’organizzazione religiosa tra tante? La risposta è chiara: abbiamo smarrito la mentalità dell’espansione del Regno di Dio e ci siamo lasciati conformare ai pensieri e ai costumi del mondo. Ma la Chiesa, termine che significa “ecclesia” dal greco “i chiamati fuori”, indica proprio coloro che sono chiamati fuori dal peccato, dalla disobbedienza, dalla malattia e dalla ribellione, per essere strumenti di Dio. Purtroppo, però, oggi la Chiesa ha cercato di imitare il modello del mondo, ma noi non siamo chiamati a imitare il mondo. Noi siamo figli di Dio e servitori di Cristo; c’è un potenziale nella Chiesa, e nella nostra vita, che il mondo non ha e nemmeno può immaginare. La Chiesa è l’unica entità sulla terra autorizzata da Dio a manifestare la Sua potenza soprannaturale; non esiste un’altra realtà, perché è attraverso di essa che Dio ha deciso di rivelarla al mondo. Gesù disse in Matteo 28:18: “Ogni potestà e potenza mi è stata data in cielo e sulla terra”, e poi dichiarò: “Io la mando su di voi.” La potenza e l’autorità che Gesù ha ricevuto le ha trasmesse alla Chiesa; per questo noi siamo legalmente autorizzati da Dio, e attraverso di noi Egli guarirà i malati, libererà gli oppressi e salverà i perduti. Tuttavia, molte persone vanno in chiesa malate e tornano a casa ancora malate, vanno depresse e tornano depresse. Perché? Perché c’è un contrattacco: Satana vuole naturalizzare la Chiesa, privarla della sua vera essenza soprannaturale. Dobbiamo allora chiederci: cosa ci aspettiamo quando andiamo in chiesa? Veniamo solo per abitudine? O ci aspettiamo di ricevere un miracolo, una parola, un tocco dal cielo? Dio ci sta dicendo: alzate le vostre aspettative, perché la differenza non la fa chi predica, ma il nostro cuore; altrimenti, come potremmo ricevere ciò che Dio vuole dirci? Gesù ha dato alla Sua Chiesa un mandato preciso: “Andate per tutto il mondo, predicate l’Evangelo ad ogni creatura.” (Marco 16:15) E ancora: “Andate dunque e fate discepoli di tutti i popoli.” (Matteo 28:19) Non lo ha detto ad altri, ma a noi: “Andando, fate discepoli.” Il termine “popoli” in greco è “éthnos”, che significa “etnie”; ogni etnia rappresenta un gruppo da raggiungere. Ora spieghiamo cos’è un’etnia; qualcuno potrebbe dire: “Ma io non riesco a sapere dove si trova la mia etnia.” Ma guardiamoci intorno: solo in questa città ci sono due milioni di persone perdute, e tra loro potrebbe esserci qualcuno che Dio ha stabilito proprio per noi. Ognuno di noi fa parte di un’etnia, “éthnos”, cioè un gruppo di persone che condividono lo stesso linguaggio, cultura, modo di pensare e valori; e quando Gesù disse: “Andate da tutti, in tutte le etnie”, parlava proprio a noi. Sapete, esistono molte etnie: media e social, sport, attività commerciali, religione, istruzione, scienza, tecnologia, medicina, economia, arte, legge, politica e governo, ognuna con il proprio linguaggio e la propria cultura. Gesù ha detto: vai nella tua etnia, cioè testimonia Cristo e predica l’Evangelo nel contesto in cui ti muovi ogni giorno, perché ogni ambito ha un linguaggio specifico che solo chi ne fa parte può comprendere. Per esempio, un fotografo parla di luce, angolazioni, focus; un medico usa termini come "algia" o "disartria", che risultano chiari solo a chi è del settore. Quando due persone parlano lo stesso linguaggio, si capiscono subito, anche se per altri può sembrare incomprensibile: appartengono alla stessa etnia. Gesù ci ha incaricati di predicare l’Evangelo alla nostra etnia, insegnandoci che il linguaggio spirituale deve adattarsi alla realtà in cui operiamo, perché solo così possiamo usare parole comprensibili che parlino al cuore di chi ci ascolta. Ma Dio vuole fare ancora di più: nella raccolta finale, Egli sta innalzando una generazione capace di parlare a ogni etnia. Anche se non conosciamo i termini medici, possiamo imporre le mani nel nome di Gesù e vedere le persone guarite. Dio sta iniziando un movimento soprannaturale, e noi dobbiamo allinearci alla Sua volontà, perché potremo parlare con ogni tipo di etnia. Non deve essere per forza un avvocato a parlare a un avvocato, ma se manifestiamo la potenza di Dio, quell’avvocato sarà sconvolto. Il medico che dice: “Questa malattia ti condurrà alla morte” e poi vede un miracolo, riconoscerà l’intervento di Dio, e allora noi potremo dire: non conosco il nome della malattia, ma conosco l’Iddio potente che l’ha guarita. Dio vuole portarci a varcare i confini della nostra etnia e a raggiungerne altre, e lo farà per mezzo dello Spirito Santo.
Zaccaria 4:6; “« … Non per potenza né per forza, ma per il mio Spirito», dice l'Eterno degli eserciti.”
Non importa se siamo giovani o anziani, Dio si muoverà attraverso di noi. Esistono chiavi per ministrare a un mondo malato, triste, dipendente da droghe, alcol, sesso. Queste persone, spesso, sono nella nostra casa, nella nostra famiglia, e dobbiamo sapere come ministrare nella loro vita. Una persona che ha bisogno sta aspettando una risposta, e noi abbiamo quella risposta; il bisogno è una porta: chi è disperato ci ascolterà. Un’altra chiave è identificarci con il dolore altrui: se qualcuno è ferito, lasciamoci toccare dalla sua ferita; se soffre, diventiamo suoi amici senza giudicare né condannare, ma amandolo, perché come Dio ha amato noi, anche noi dobbiamo amare chi soffre. Siamo chiamati a essere testimoni con prove tangibili del soprannaturale, perché non conquisteremo il mondo con formule particolari, metodi speciali o buone intenzioni; il bisogno del mondo richiede la potenza soprannaturale di Dio, non una formula. Predicare e testimoniare senza prove è un insulto alla croce, perché noi siamo la testimonianza vivente dell’opera di Cristo e del Suo sacrificio, compiuta nel momento in cui Gesù è andato sulla croce per guarirci, liberarci e benedirci. La nostra testimonianza ci rende credibili, e non dobbiamo vergognarci di raccontare ciò che Dio ha fatto per noi. Se siamo stati guariti dal cancro, se eravamo schiavi e siamo stati liberati, se eravamo perduti e ora siamo salvati, dobbiamo raccontarlo, perché come Dio ha fatto con noi, lo può fare anche con altri. La nostra vita è la nostra testimonianza; se è credibile, porterà frutto, e se raccontiamo cosa Dio ha fatto in noi, le persone ci ascolteranno e crederanno.
1°Corinzi 2:4-5; “La mia parola e la mia predicazione non consistettero in parole persuasive di umana sapienza, ma in dimostrazione di Spirito e di potenza, 5 affinché la vostra fede non fosse fondata sulla sapienza degli uomini, ma sulla potenza di Dio.”
Quello che Paolo ci chiarisce è che i suoi discorsi non erano di umana sapienza, perché la fede non deve fondarsi sugli uomini, ma sull’Iddio Onnipotente. In Occidente si parla molto ma si dimostra poco, mentre in altri Paesi, se non dimostriamo quello che diciamo, non siamo credibili, infatti in alcuni luoghi ci dicono: “Se voi non dimostrate quello che dite, vi uccidiamo.” Questo ci fa comprendere quanto sia essenziale la dimostrazione della potenza di Dio. Ricordiamoci che, all’inizio, abbiamo detto che quando Gesù è andato in cielo ha dichiarato: “Quello che ho ricevuto, io lo mando su di voi.” Quindi, non possiamo giustificarci dicendo che non abbiamo autorità e potenza, perché le abbiamo: Dio ci ha autorizzati. Non teniamo per noi quello che Dio ha fatto, ma testimoniamo, raccontando il miracolo ricevuto. Quando lo facciamo, dicendo che eravamo ciechi ma ora vediamo, eravamo malati ma siamo stati guariti, eravamo perduti, schiavi del peccato, tormentati dai demoni ma siamo stati liberati, chi ascolta penserà che, se Dio lo ha fatto con noi, può farlo anche con lui. Una cattiva dimostrazione del Vangelo è predicare Gesù senza miracoli, mentre Dio vuole operare attraverso la nostra vita.
Marco 16:17-18; “E questi sono i segni che accompagneranno quelli che hanno creduto: nel mio nome scacceranno i demoni, parleranno nuove lingue; 18 prenderanno in mano dei serpenti, anche se berranno qualcosa di mortifero, non farà loro alcun male; imporranno le mani agli infermi, e questi guariranno».”
Questi segni accompagneranno quelli che hanno creduto nel mio nome, non solo apostoli o pastori, ma tutti coloro che hanno creduto. Inoltre, quando preghiamo prima dei pasti, i cibi vengono santificati, e anche se contenessero veleno, non ci danneggerà, perché saranno purificati dalla preghiera. È illegale predicare Cristo senza la potenza di Dio, perché Gesù stesso disse in Atti 1:8: “Ma voi riceverete potenza quando lo Spirito Santo verrà su di voi.” La parola greca per “potenza” è “dýnamis”, da cui deriva il termine “dinamite”, che per esplodere ha bisogno di una miccia: quella miccia è la nostra fede, e quando la accendiamo, la potenza si attiva. Inoltre, Gesù non disse che avremmo semplicemente parlato in lingue, ma che avremmo ricevuto potenza; le lingue sono solo l’evidenza iniziale, perché la vera promessa è la potenza, ed è la persona dello Spirito Santo che verrà su di noi. Perciò dobbiamo andare a guarire i malati, cacciare i demoni e predicare la Parola, perché, come diceva l’apostolo Paolo, dobbiamo farlo a tempo e fuor di tempo, perseverando senza basarci sui risultati, poiché il nostro compito è predicare la Parola, e sarà Lui a salvare, liberare e guarire. Se stiamo facendo questo, abbiamo la prova che la potenza di Dio è dentro di noi, non solo perché parliamo in lingue, ma perché guariamo gli infermi. Siamo stati investiti del "grande mandato" perché Gesù ha detto che se ne sarebbe andato, ma avrebbe inviato su di noi ciò che era stato mandato su di Lui. La potenza e l’autorità che sono state date a Lui ora sono su di noi, per questo Dio ci chiama a muoverci nel soprannaturale, a vivere i miracoli e a vedere la Sua potenza manifestata. Abbiamo già detto che la Chiesa parla tanto ma è inerme, mentre Dio non ci ha chiamati solo a parlare, ma a operare, perché non basta dire che uno parla bene o è profondo, ma quanto siamo disposti a manifestare la potenza di Dio. Ad esempio, se si presenta una persona che ha il cancro, dobbiamo pregare e scacciarlo nel nome di Gesù. Molti parlano dal pulpito, ma pochi pregano per i malati e si prendono davvero cura delle persone, invece, Dio ci ha chiamati a manifestare la Sua potenza alla nostra etnia e oltre. Abbiamo bisogno del soprannaturale perché ci sono promesse che Dio ci ha fatto che non si realizzeranno mai con la forza umana, ma solo con la Sua potenza. Se abbiamo ricevuto una parola profetica che ci sembra impossibile, è perché viene dal soprannaturale e solo vivendo in esso possiamo vedere che si compia. Una Chiesa senza potenza è irrilevante; quando arriva una persona malata, invece di mandarla dal medico, dobbiamo dichiarare che, per le lividure di Gesù, è guarita, perché Dio dice che abbiamo ricevuto potenza e autorità nel Suo nome. Non importa cosa dice la gente, quello che conta sono i fatti perché senza potenza non si va avanti. Ci saranno circostanze come montagne da scalare, diagnosi terribili, perdita del lavoro e depressione, tutte situazioni che con la sola forza umana non riusciremo a superare. Per questo abbiamo bisogno del soprannaturale, perché senza la potenza di Dio manifestata nella nostra vita si muore. Tutto questo ci fa capire che abbiamo bisogno della protezione e della manifestazione soprannaturale, perché affronteremo circostanze impossibili da risolvere senza un miracolo di Dio. Quando i problemi familiari sembrano distruggere tutto, è il soprannaturale che ci fa andare avanti, perché è un livello più alto che ci dà risposte al di sopra del cancro, dell’infermità e di ogni difficoltà; è il soprannaturale di Dio.
Sai qual è il nome di questa potenza? È la potenza della resurrezione, quella che dà vita proprio lì dove tutto sembra impossibile.
