Passaggio di Manto e di Testimone
PASSAGGIO DI MANTO E DI TESTIMONE
Palermo 19-10-2025 PREDICAZIONE: APOSTOLO LIRIO PORRELLO
In occasione dell’investitura a Pastore senior del Pastore Joe Porrello, in questo servizio di culto abbiamo seguito la diretta della mattinata in cui l’Apostolo Lirio ha passato il testimone al figlio, aprendo il messaggio, adatto al momento, intitolato un “Passaggio di Manto e di Testimone”, confidando nel Signore e in tutti coloro che lo hanno sostenuto e interceduto per lui. L’Apostolo ha ringraziato Dio per la Sua fedeltà nel passato e per le opere che continua a compiere nel presente, evidenziando come nuove missioni e chiese si aprano costantemente, a testimonianza che il movimento resta vivo e il fuoco del Suo Spirito non si è spento. Quello di cui parleremo, oltre a celebrare la fedeltà di Dio, prepara al futuro, ricordando che tutti noi che serviamo Dio custodiamo un tesoro in vasi di terra; il tesoro è eterno, il vaso no.
2°Corinzi 4:7; “Or noi abbiamo questo tesoro (che è il ministero) in vasi di terra, affinché l’eccellenza di questa potenza sia di Dio e non da noi.”
Sapete, non c’è successo senza successione, e il compito dei ministeri è equipaggiare altri, perché il nostro successo è il successo di chi viene dopo di noi. Dio ragiona con la mentalità dell’eternità e punta sul tesoro, mentre il vaso ha una scadenza; il nostro corpo fisico nasce, invecchia e muore, ma la grazia e la potenza di Dio ci sostengono al di là dei nostri anni, come dimostra Mosè, che a centovent’anni aveva ancora la vista perfetta. Oggi è l’ultimo messaggio dell’Apostolo Lirio come Pastore senior della Parola della Grazia, ma egli continuerà a predicare e svolgere il ministero apostolico, presente tra noi, mostrando fedeltà e ubbidienza a ciò che Dio ha donato. Il passaggio di consegna tra padre e figlio si concretizza con il Pastore Joe che assume le redini come Pastore senior di Palermo, nel tempo stabilito da Dio, senza attendere il calare delle forze dell’Apostolo, come fece Mosè trasferendo tutto a Giosuè mentre era ancora in vita. Quindi, dobbiamo affrontare le emozioni dei cambiamenti con maturità e comprendere l’importanza di preparare il futuro nel tempo giusto, ricordando che la Chiesa non è nostra ma appartiene al Signore Gesù Cristo e che il fondamento rimane Cristo.
1°Corinzi 3:11; “Nessuno può porre altro fondamento diverso da quello che è stato posto, cioè Gesù Cristo.”
Oggi è il 19 ottobre 2025, ventottesimo giorno del mese di Tishrì, e il numero 28 è multiplo di 7 (7x4), simbolo della completezza e del tempo divino del passaggio. E, come fecero i quattro amici che portarono il paralitico a Gesù, quattro apostoli hanno presentato il Pastore Joe davanti a Dio, onorandolo e comunicandogli che è giunto un cambio di stagione, con nuova unzione e sapienza per guidare il popolo affidatogli da Dio. Il giorno non è una coincidenza: il 19 è anche il giorno in cui l’Apostolo Lirio è nato nel calendario ebraico (6 marzo, Adar), collegando passato e presente in un disegno divino di continuità e fedeltà. Infatti, ogni passaggio, ogni successione, ogni dono ministeriale testimonia che il tesoro eterno rimane e che Dio, nel Suo tempo e nella Sua sapienza, prepara la guida e la crescita del Suo popolo, affinché ogni generazione custodisca e trasmetta la Sua gloria, fedeltà e progetto senza interruzione. La celebrazione di oggi dimostra che la Chiesa, unita online e nella diretta nazionale ed estera, onora Dio, riconosce la successione e accoglie la nuova stagione con fiducia, ubbidienza e gratitudine. Crediamo che questo tempo abbia un significato molto importante, come il numero quaranta, che sancisce l'anniversario dell'opera della PDG di Palermo, perché stiamo vivendo tutto questo proprio nell’anno quarantesimo, e il quaranta nella Scrittura rappresenta transizione, cambiamento, nuove prove, conquiste e nuove stagioni. Riflettiamo su tre esempi di transizione nella Scrittura che mostrano il passaggio di leadership e ci insegnano come Dio opera attraverso generazioni diverse per compiere il Suo piano.
Il primo esempio è Giosuè che riceve da Mosè il mandato di guidare il popolo. Dio disse a Mosè: “Tu devi imporre le mani su Giosuè, lo devi fare davanti a tutti, affinché tutti sappiano chi ho scelto come tuo successore.” (Numeri 27:18–20).
Mosè lo fece mentre era ancora nel pieno del suo ministero.
Deuteronomio 31:7; “Poi Mosè chiamò Giosuè e gli disse in presenza di tutto Israele: «Sii forte e coraggioso, poiché tu entrerai con questo popolo nel paese che l'Eterno giurò ai loro padri di dar loro, e tu lo darai loro in eredità. 8 Inoltre l'Eterno stesso cammina davanti a te; egli sarà con te; non ti lascerà e non ti abbandonerà; non aver paura e non sgomentarti».” ;
Mosè riconosce la propria impossibilità e dichiara che sarà Giosuè a portare a compimento ciò che Dio ha stabilito, obbedendo con umiltà e fedeltà. Questo passaggio segna l’inizio di una nuova stagione, dove ciò che è stato sognato e non realizzato si compirà attraverso il cambiamento, con l’impartizione pubblica di autorità e l’equipaggiamento da parte di Dio.
Deuteronomio 34:9; “Allora Giosuè, figlio di Nun, fu ripieno dello spirito di sapienza, perché Mosè aveva imposto le mani su di lui; così i figli d'Israele gli ubbidirono e fecero come l'Eterno aveva comandato a Mosè.”
La benedizione del predecessore è una grande grazia e camminare nell’ordine spirituale è fondamentale, poiché il ministero comporta sfide e critiche, e chi guida deve ascoltare la voce di Dio e non le opinioni umane, poiché Egli dice:
Giosuè 1:5; “Nessuno ti potrà resistere tutti i giorni della tua vita; come sono stato con Mosè, così sarò con te; io non ti lascerò e non ti abbandonerò.”
Il secondo esempio è Elia ed Eliseo. Eliseo era un proprietario terriero che lavorava personalmente e Dio lo chiamò mentre era attivo nel suo lavoro, mostrando che nel Regno di Dio tutti devono essere operosi. Quando Elia getta il mantello su Eliseo, simbolo della chiamata e del trasferimento dell’autorità profetica, Eliseo dimostra umiltà e dedizione, offrendo le sue attrezzature a Dio e distribuendo la carne al popolo. Quando Elia gli chiede: “Cosa vuoi che io faccia per te prima che me ne vada?”, Eliseo risponde con chiarezza: “Voglio la doppia porzione del tuo spirito.” Questo evidenzia il desiderio di ricevere la primogenitura spirituale e la piena unzione, riconoscendo che il ministero richiede sacrificio, lavoro e dedizione. La Scrittura mostra che i passaggi di leadership e l’impartizione della benedizione del predecessore sono fondamentali per la continuità del ministero e la manifestazione della potenza di Dio attraverso chi è chiamato, con obbedienza, fede e disponibilità a servire il popolo, sempre guidati dalla sapienza divina e dalla volontà del Signore. In altri termini, per ogni generazione che passa, l’unzione della generazione precedente non è più sufficiente, perché ci vuole il doppio dell’unzione. Il doppio rappresentava la primogenitura, come a dire: noi siamo primogeniti e al primogenito tocca la primogenitura, vogliamo il doppio, ci spetta il doppio. Eliseo, ad esempio, compì miracoli doppi rispetto a Elia, e l’ultimo miracolo lo realizzò da morto, risuscitando un uomo; questo dimostra che Dio non valuta come ci sentiamo, anche se ci percepiamo come morti, perché il potere appartiene a Lui e l’unzione dello Spirito Santo opera indipendentemente dalle nostre condizioni. Noi siamo solo strumenti, Lui è la sorgente, e spesso riceviamo grandi cose quando non ci sentiamo in forma, perché non ciò che conta è il nostro stato ma l’azione di Dio. Ogni chiamata e ogni ministero sono parte di un piano divino e, anche se all’inizio possono sembrare insignificanti o difficili da percepire, Dio ha già stabilito il corso e il successo finale.
Il terzo esempio di continuità, è Davide e Salomone: Davide prepara il terreno e i materiali per il tempio, ma Dio decide che sarà Salomone a costruirlo, perché Davide aveva le mani sporche di sangue, mentre Salomone, il cui nome deriva da Shalom, uomo di pace, sarebbe stato l’ideale costruttore. Questo insegna che Dio dà l’unzione secondo il Suo piano e che ciascuno ha un ruolo specifico: Davide eccelleva nelle battaglie, Salomone nella sapienza e nell’organizzazione. Davide rappresenta il tempo della Chiesa in cui dobbiamo combattere spiritualmente, mentre Salomone prefigura il "Regno Millenniale" dove Cristo regnerà come Principe della pace. La sapienza, donata dall’alto, ci preserva da battaglie inutili, prevenendo conflitti e guidandoci nelle decisioni. In 1°Cronache 28:20, Davide incoraggia Salomone dicendo: “Sii forte e coraggioso… non ti lascerà e non ti abbandonerà finché tu non avrai terminato tutto il lavoro per il servizio della casa dell’Eterno.” Il ministero richiede lavoro incessante, coraggio, resistenza alle pressioni spirituali e umane, e l’approvazione divina deve prevalere su quella umana; il nostro obiettivo principale è piacere a Dio, non agli uomini. Le pressioni e le critiche ci saranno sempre, ma dobbiamo imparare a camminare per fede, sentendo l’approvazione di Dio e confidando nella Sua guida, perché ciò che Egli ha iniziato in noi lo porterà a compimento. Infine, l’esempio di Paolo alla chiesa di Efeso sottolinea l’affidamento divino della comunità: in Atti 20:32 dice, “Ed ora, fratelli, io vi raccomando a Dio e alla parola della sua grazia…”, preparando i credenti alla continuità e alla protezione divina dopo la sua partenza. La chiamata non è umana, ma divina; nessuno può decidere la vocazione al posto di Dio. Come rivelato anche nel caso del Pastore Joe, la chiamata può essere percepita fin dall’infanzia, quando Dio mette una sensibilità speciale per il Suo servizio, anche se all’apparenza non ci sono attitudini visibili. La Scrittura e questi esempi mostrano che l’unzione e il ministero passano di generazione in generazione, e che la benedizione del predecessore è fondamentale. L’obbedienza, la sapienza e il coraggio sono essenziali, perché la chiamata divina guida ogni passo, affinché il lavoro iniziato sia portato a compimento secondo il piano di Dio, non secondo la percezione o il desiderio umano, ma con la Sua potenza e il Suo Spirito. Ogni generazione deve accogliere la responsabilità di crescere e moltiplicare ciò che ha ricevuto, riconoscendo che il successo non è personale, ma il risultato della cooperazione tra l’unzione divina e la nostra obbedienza. Quando camminiamo in fedeltà e rispetto del disegno di Dio, nulla potrà fermarci, e la gloria finale sarà sempre del Signore. Il ministero, il servizio e la chiamata devono essere compresi nella prospettiva dell’eternità: ciò che è iniziato da Dio si perpetua, i vasi sono temporanei ma il tesoro è eterno, e la continuità del Regno e della Chiesa dipende dall’allineamento con la volontà divina. La responsabilità di ogni credente e di ogni leader spirituale è quindi di camminare in umiltà, coraggio, fedeltà e dedizione, sapendo che Dio usa strumenti imperfetti per compiere la Sua opera perfetta, e che la sua guida e la sua presenza ci permettono di completare ciò che Egli ha iniziato in noi. Come Dio disse a Geremia, “Io ti ho costituito”, e questa certezza non deve mai venire meno nella nostra vita: sapere chi ci ha chiamato è fondamentale, perché quando conosciamo la nostra chiamata non abbiamo bisogno dell’approvazione degli uomini, ma solo di quella di Dio. Geremia era giovane e timoroso, ma Dio gli assicurò:
Geremia 1:19; “Essi combatteranno contro di te ma non ti vinceranno, perché io sono con te per liberarti, dice l'Eterno».”
Pietro scrive: “Crescete nella grazia e nella conoscenza del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo. …” (2°Pietro 3:18), ricordandoci che, nonostante i nostri fallimenti, la grazia di Dio è superiore. Egli esorta tutti gli anziani a pascere il gregge volontariamente, non per costrizione, e a essere esempio del gregge, perché la leadership più forte non è quella che impone autorità, ma quella che ispira gli altri a voler essere come il pastore. Solo chi conosce la propria identità, chiamata e assegnazione può diventare esempio, guidando gli altri verso la destinazione stabilita da Dio. Il popolo tende a fare paragoni, ma Dio non fa copie, fa originali; non possiamo paragonare gli originali, ma la diversità di doni e ministeri è una ricchezza, come spiega Paolo, che smantella il culto alla personalità: “Chi è dunque Paolo e chi è Apollo, …? 6 Io ho piantato, Apollo ha annaffiato, ma Dio ha fatto crescere.” (1°Corinzi 3:5-6). Siamo servi, non padroni, e il successo non dipende dalle nostre capacità, ma dall’azione di Dio, che usa persone imperfette per la Sua gloria, purché siamo disponibili. Anche l’apostolo Lirio riconosce i propri errori e la sua imperfezione, ma Dio lo ha usato per la Sua opera, e anche noi ci meraviglieremo del Suo operato nelle nostre vite. Efesini 4:11 ci ricorda che per manifestare il ministero di Gesù ci vogliono cinque ministeri: apostoli, profeti, evangelisti, dottori, pastori, perché i doni manifestano lo Spirito Santo, ma i ministeri manifestano Cristo, il fondamento della Chiesa. Il pastore immutabile è Gesù Cristo, il Sommo Pastore, ieri, oggi e in eterno; ogni pastore è sottoposto alla Sua guida e protezione. Gesù è il Buon Pastore: “E nulla vi mancherà”, provvede per il nostro bene, conformandoci alla Sua somiglianza, e ogni ministero pastorale deve essere esercitato con pazienza. Ogni pastore riceve agnelli da custodire, riconoscendo che tutti sono in un processo di crescita e maturazione; un cuore pastorale sa rispettare i tempi altrui, perché ciascuno necessita di tempi diversi per cambiare e maturare. La leadership, quindi, richiede fede nella chiamata, umiltà, esempio e guida secondo l’approvazione divina, non umana, sapendo che ogni credente e pastore è strumento nelle mani di Dio. È la Sua grazia e fedeltà che permettono di adempiere tutto ciò che Egli ha progettato, usando la nostra imperfezione per la Sua gloria, guidando con pazienza e lungimiranza, e riconoscendo sempre che il successo e la crescita spirituale dipendono dal Signore, il vero pastore e fondamento della Chiesa. Ci sono persone che crescono rapidamente perché hanno un’attitudine straordinaria, e questo ci insegna che in tre anni qualcuno può maturare più di altri in trent’anni. Quando alcuni dissero che Timoteo era troppo giovane, Paolo rispose: “Nessuno disprezzi la tua giovinezza”, perché ciò che conta non è l’età, ma l’unzione che Dio ci dona per adempiere il Suo proposito. Ogni pastore deve rispettare i processi nella vita delle persone e avere il cuore di Davide, perché nella mentalità ebraica il pastore governa, conduce e porta avanti le pecore. Davide, come pastore d’Israele, affrontò nemici come il leone, l’orso e Golia, dimostrando che chi ha l’unzione di Dio supera ogni ostacolo e che i giganti servono a farci salire di livello, poiché “tutte le cose cooperano al bene per coloro che amano Dio e sono chiamati secondo il Suo proposito.” Davide sapeva anche fare un passo indietro quando Dio lo chiedeva, dimostrando che siamo sotto il Sommo Pastore e che l’ubbidienza è la nostra regola: ciò che Dio dice non si discute, si ubbidisce. Il pastore è un dono ministeriale di Dio e va rispettato; per questo chiediamo alla Chiesa di pregare, intercedere e sostenere i pastori. In questi giorni è stata insegnata l’importanza dell’apprezzamento verso gli apostoli e i ministeri, riconoscendo sacrifici, rinunce e dedizione. I doni di Dio ci fanno crescere e ogni crescita è legata a relazioni che ci hanno aiutato a maturare; senza chi ci ha evangelizzato, guidato o confermato profeticamente non saremmo quelli che siamo. Per questo, siamo diversi, ma ciascuno deve essere sé stesso: ogni ministro deve camminare nella propria unzione e grazia, non essere una copia di altri. In questa diversità c’è ricchezza, non competizione. Ascoltando altri ministri, dobbiamo essere grati per l’abbondanza che Dio dona alla nazione, perché molti servono fedelmente nel silenzio, portando anime nel Regno di Dio, anche senza fama, ma con i loro nomi scritti nel Libro della Vita.
Concludiamo con un motto: “insieme per una nuova stagione”. Continueremo a camminare insieme come strumenti nelle mani di Dio, perché senza Chi ci suona, non avremmo significato. Dio ci prepara, ci plasma, aggiusta e lima, preparando ognuno per il Suo scopo. Egli vede la fine fin dal principio e porta a compimento ciò che ha iniziato, perché è il Re e il Signore, degno di ogni onore, gloria, ringraziamento e adorazione.
