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Preparati, lo Spirito Santo vuole infiammare la chiesa

Preparati, lo Spirito Santo vuole infiammare la chiesa

 

PREPARATI, LO SPIRITO SANTO VUOLE INFIAMMARE LA CHIESA

Casavatore 29-03-2026                                                                             PREDICAZIONE: PASTORE ANTONIO RUSSO

Oggi continuiamo nel percorso che stiamo vivendo in questo tempo, centrati sullo Spirito Santo, desiderando entrare in ciò che Lui vuole compiere nella nostra vita. Il tema che ci guida è questo: “Preparati, lo Spirito Santo vuole infiammare la Chiesa”, perché Egli desidera accendere in noi una passione viva per il Suo Regno e per la Sua opera. Noi crediamo che, quando Dio trova cuori affamati e disponibili, il cielo si apre e le Sue benedizioni si riversano con potenza sulla nostra vita. Per questo scegliamo di predisporci, di allinearci e di aprire il nostro cuore, affinché ciò che lo Spirito Santo desidera fare non rimanga solo una promessa, ma diventi una realtà viva in mezzo a noi, lasciando che la fame di Dio ci spinga a cercarlo con tutto noi stessi. E quando la Chiesa si risveglia, anche la nostra città viene salvata. Le persone non hanno bisogno di una religione, ma dell’intervento dello Spirito Santo che scuote le loro vite; ed è proprio per questo che noi siamo strumenti di Dio e vogliamo renderci disponibili affinché la città venga scossa. Quando ci arrendiamo a Lui, la Sua presenza produce un movimento spirituale che porta trasformazione e vita. Senza lo Spirito Santo abbiamo solo una forma di cristianesimo senza sostanza, e la forma non cambia nessuno; per questo desideriamo sostanza. La Scrittura in Atti 1:8 afferma: “Ma voi riceverete potenza quando lo Spirito Santo verrà su di voi, e mi sarete testimoni …”. Questa potenza è dunamis, una dinamite spirituale che, come ogni dinamite, ha bisogno di essere attivata: la miccia è la nostra fede e il fuoco è lo Spirito Santo. Quando attiviamo la fede, quella potenza si manifesta e produce il suo effetto. Noi siamo una potenza accumulata di Dio, ma senza fede non vedremo la Sua azione; per questo dobbiamo credere e agire su ciò che Dio ci dice. Il risveglio non nasce da sforzi umani, ma da una visitazione dello Spirito Santo; infatti, quando Dio trova cuori affamati, la Sua potenza si manifesta. Dio ha cambiato nazioni, città e generazioni quando ha trovato uomini e donne affamati. La Chiesa non deve vivere solo di attività, ma della presenza dello Spirito Santo. Gesù ha detto che senza di Lui non possiamo fare nulla; senza lo Spirito Santo avremo parole senza potenza, forma senza fuoco e incontri senza trasformazione, mentre noi vogliamo potenza, fuoco e vite cambiate. Il risveglio nasce quando i cuori tornano ad avere fame della Sua presenza, quando si umiliano e la preghiera diventa un bisogno reale. Per questo non preghiamo per parlare, ma apriamo il cuore davanti a Lui con sincerità. Il risveglio nasce quando la Chiesa dice: “Signore, abbiamo bisogno di te, non vogliamo la forma, vogliamo te più di ogni altra cosa nella nostra vita.” Questa fame deve diventare costante nella nostra vita, perché senza desiderio della Sua presenza non vedremo cambiamento. Noi scegliamo di cercare Dio ogni giorno e di non accontentarci di meno. Vogliamo vedere la Sua opera oggi e non solo ascoltare ciò che ha fatto nel passato, ma vivere ora la Sua realtà con potenza e verità nella nostra esperienza quotidiana davanti a Lui sempre. Dio con noi ha stabilito una comunione dei beni, dicendo che ciò che è nostro è Suo e ciò che è Suo è nostro. Noi abbiamo dato a Gesù tutte le nostre malattie, peccati, problemi e infermità, e in cambio abbiamo ricevuto le Sue ricchezze, le Sue benedizioni, le Sue guarigioni e il rinnovamento della nostra mente, comprendendo il proposito divino per la nostra vita. È per questo che sappiamo di non essere nati per caso, ma secondo la Sua volontà, e che Egli ha un piano preciso per ciascuno di noi. Quando una Chiesa è affamata, arresa e disponibile, lo Spirito Santo si muove, i cuori si riaccendono e ciò che sembrava spento ritorna alla vita. Il Salmo 85:6 afferma: “Non ci darai nuovamente la vita, affinché il tuo popolo possa rallegrarsi in te?”, e sappiamo che la risposta di Dio è sì. Il risveglio porta vita nelle nostre case, nella Chiesa, nel lavoro e in ogni area della nostra esistenza. Il primo grande risveglio è quello della Chiesa del primo secolo, la Chiesa degli Atti degli Apostoli, una Chiesa che nasce risvegliata. La Scrittura in Atti 1:8 dichiara: “voi riceverete potenza quando lo Spirito Santo verrà su di voi …”, e in Atti 2 questo si compie. Gli apostoli erano in attesa senza conoscere i tempi; Gesù aveva detto loro soltanto di aspettare in Gerusalemme finché non fossero rivestiti di potenza. In Atti 2 lo Spirito Santo viene effuso, Pietro predica e tremila persone si convertono, mostrando che la Chiesa nasce da una visitazione dello Spirito di Dio, non da una struttura. In Atti 2:47 leggiamo: “lodando Dio e godendo il favore di tutto il popolo. E il Signore aggiungeva alla chiesa ogni giorno coloro che erano salvati.” Il risveglio nasce quando un popolo prega, aspetta la promessa di Dio e lo Spirito Santo si manifesta. In seguito, nel 1700, Dio suscitò John Wesley e George Whitefield in Europa e in America, in un tempo in cui la Chiesa era fredda e superficiale, piena di forma ma senza sostanza. Essi iniziarono a predicare all’aperto, denunciando la freddezza spirituale e proclamando la necessità di un intervento soprannaturale. Whitefield, perseguitato nelle chiese, predicava nelle strade a folle di ventimila, trentamila persone, e la sua voce era udita chiaramente persino a cinquecento metri di distanza, simile a un tuono. Il risultato fu straordinario: migliaia di persone salvate e una trasformazione sociale evidente, con un impatto significativo anche sulla formazione degli Stati Uniti. Questi risvegli mostrano che la potenza di Dio si manifesta quando trova cuori affamati e disposti a riceverla, cuori che pregano e cercano sinceramente la Sua presenza. Il risveglio non nasce da strategie umane, ma dalla visitazione dello Spirito Santo che porta vita, trasformazione e cambiamento. Noi siamo chiamati a essere una Chiesa affamata e disponibile, a desiderare più della Sua presenza che di ogni altra cosa, e a vivere una comunione profonda con Lui, perché ciò che Dio ha iniziato vuole portarlo a compimento nelle nostre vite e nella storia della Chiesa. La nostra responsabilità è aprire il cuore, pregare con sincerità e lasciare che lo Spirito Santo operi, affinché la Sua potenza, come nel passato, possa trasformare noi, la nostra comunità e le generazioni future. Il risveglio cambia nazioni, città, famiglie e rioni, e le persone non restano più le stesse. Il principio fondamentale è che il risveglio arriva quando la predicazione torna a essere potente, perché come afferma Romani 10:17: “La fede dunque viene dall'udire, e l'udire viene dalla parola di Dio.” Non una parola qualsiasi, ma la Parola che porta potenza e vita. Il risveglio del Galles nel 1904, contemporaneo alla Pentecoste di Azusa Street, iniziò con un giovane di ventisei anni, Evan Roberts, che pregava con fervore per la sua nazione. In pochi mesi centomila persone si convertirono. I bar chiusero, la criminalità crollò e nelle miniere il linguaggio degli uomini cambiò così radicalmente che persino i cavalli dovettero imparare un nuovo modo di essere guidati. Lo Spirito Santo opera un cambiamento reale quando trova un popolo affamato, umile, pronto a ravvedersi, liberato dall’orgoglio e desideroso della Sua presenza e della Sua gloria. Il risveglio di Azusa Street a Los Angeles dimostra ancora una volta che Dio usa cuori affamati. Un uomo di colore, ostacolato dalle barriere del razzismo, cercò Dio con tutto sé stesso, e lo Spirito Santo si manifestò con il battesimo nello Spirito, il parlare in altre lingue, guarigioni e miracoli. Da quel movimento nacque il pentecostalismo moderno, mostrando che il risveglio avviene quando lo Spirito Santo ha libertà di muoversi, perché dove c’è lo Spirito del Signore, lì c’è libertà. Il risveglio di Pensacola nel 1995 conferma gli stessi principi: Dio visitò una piccola chiesa in Florida e milioni di persone vennero convertite. I culti erano segnati da un profondo pentimento e da una fame di Dio così intensa che le persone aspettavano ore, persino giorni, in fila per entrare nella presenza del Signore. Ciò che accomuna tutti questi risvegli è evidente: una fame di Dio più forte di ogni altra cosa, una preghiera intensa e perseverante nel “Tameion”, una predicazione potente e autorevole, e l’opera dello Spirito Santo che si manifesta con miracoli, guarigioni, vite trasformate e conversioni di massa. Il risveglio non nasce da iniziative umane, ma dalla visitazione divina, dalla potenza dello Spirito che trasforma tutto. Nella storia della Chiesa, la perseveranza nella preghiera, la ricerca sincera della presenza di Dio e la disponibilità a lasciarsi plasmare dal Suo Spirito hanno prodotto cambiamenti radicali: centinaia di migliaia di persone salvate in pochi mesi, società trasformate, abitudini e leggi morali modificate. Nel 1700, quando raggiungere un miliardo di persone era già straordinario e la vita media era più breve, chi cercava Dio lo faceva con maggiore intensità. Oggi, con una popolazione di otto miliardi, la fame di Dio deve essere altrettanto intensa, perché il risveglio continua a nascere quando il Suo Spirito trova un popolo pronto, umile, perseverante e disposto a vivere nella Sua presenza, permettendo alla potenza divina di cambiare città, nazioni e generazioni. Parliamo di questo perché desideriamo che nel nostro cuore nasca una fame nuova, una fame che ci spinga a smettere di perdere tempo e a iniziare a cercare con decisione la presenza di Dio. Ci chiediamo: perché non oggi? Dio è cambiato? Lo Spirito Santo è cambiato? No, Lui è lo stesso. La Scrittura in Atti 2:39 afferma: “Poiché la promessa è per voi e per i vostri figli e per tutti coloro che sono lontani, per quanti il Signore Dio nostro ne chiamerà».” Questa promessa ci include, riguarda la Chiesa di oggi e di domani, perché Dio estende la Sua promessa di generazione in generazione. Per vedere il risveglio oggi dobbiamo comprendere anche ciò che non dobbiamo fare: il risveglio non arriva per caso, non succede all’improvviso, non nasce da una buona atmosfera di una sera o da un evento speciale. Il risveglio arriva quando la Chiesa smette di giocare con le cose di Dio e torna a cercarlo veramente. Ciò che determina il risveglio nella vita di una persona è tornare alla presenza di Dio, alla preghiera perseverante e sincera, al Vangelo del Regno, lasciando libero lo Spirito Santo di muoversi come vuole ed uscendo per le strade per evangelizzare. Possiamo parlare di risveglio, cantarlo, profetizzarlo, ma se non facciamo ciò che Dio ci dice, resterà solo un linguaggio di fuoco senza vite infuocate. Noi vogliamo vite infuocate per Dio e per la Sua opera. La Scrittura in Atti 3:19 dichiara: “Ravvedetevi dunque e convertitevi, affinché i vostri peccati siano cancellati, e perché vengano dei tempi di refrigerio dalla presenza del Signore.” I tempi di refrigerio sono il risveglio, e vengono dalla presenza del Signore. Il ravvedimento significa cambiare strada, riconoscere che quella via non è giusta, voltarsi e ritornare a Dio, alla Sua presenza. Quando il popolo torna a Dio, arriva la presenza, l’uomo si ferma, Dio diventa il centro, i protagonismi spariscono e il Regno, la gloria e l’onore appartengono a Lui. Non servono programmi, ma presenza; a volte Dio ci chiama semplicemente a stare davanti a Lui, ad adorarlo e lodarlo, anche senza predicazione, perché sta facendo qualcosa di più profondo. La prima crisi della Chiesa non è organizzativa: possiamo avere programmi perfetti, eventi strutturati e comunicazione efficace, ma se manca la presenza di Dio stiamo solo riempiendo spazi con attività religiose. Il centro rimane uno solo: la presenza, e noi vogliamo tornare lì. Il bisogno di ritornare alla presenza nasce dal fatto che nella Scrittura ogni vero risveglio comincia quando il popolo torna davanti a Dio, ristabilendo l’ordine e ricostruendo l’altare. Molti cercano il fuoco, ma senza un altare il fuoco non scende. Gesù ha preparato per noi un altare e ci ha mostrato che seguirLo significa morire ogni giorno a noi stessi. Ci chiama a prendere la nostra croce e camminare dietro di Lui, ricordandoci che chi vuole trattenere la propria vita finisce per perderla, mentre chi la dona per causa Sua la ritrova davvero. E avverte che nessuno può essere Suo discepolo se mette al primo posto affetti o legami terreni: chi antepone padre, madre, figli o figlie alla Sua chiamata non è pronto per il cammino della croce. Solo chi accetta di seguirLo fino in fondo è degno di Lui. Qui Gesù parla di ordine nelle priorità, perché l’altare è proprio questo: mettere Dio al primo posto. Se vogliamo il fuoco, dobbiamo costruire l’altare, perché è sull’altare che scende il fuoco. Quando Noè uscì dall’arca, la prima cosa che fece fu costruire un altare; solo dopo venne la vigna. Prima viene la fame, poi la gloria; prima la presenza, poi la potenza, perché senza fame la gloria resta teoria. La potenza di Dio non è un dettaglio, mentre tutto il resto può esserlo: può mancare un servizio, un gruppo lode, un’organizzazione, ma non può mancare la presenza. Mosè disse: “Signore, se tu non vieni con noi, non farci partire da qui”. Senza presenza la predicazione diventa informazione, la lode musica, il servizio fatica, la Chiesa un edificio e il credente vuoto. Tornare alla presenza significa non vivere di ricordi, perché la cenere è solo il segno di un fuoco passato. Dio non è cambiato, ma siamo noi che dobbiamo disporci a Lui, perché la fede è al presente: non basta sapere ciò che Dio ha fatto, vogliamo vedere ciò che fa oggi. Tornare alla presenza significa ricostruire una vita di altare, arrendersi, avere fame di Dio, piegare le ginocchia e cercare la Sua faccia senza aspettare che qualcuno ce lo ricordi. Significa meno fretta, meno carne, meno spettacolo, perché una chiesa senza presenza continua a muoversi ma non trasforma nessuno. Il mondo non ha bisogno di una chiesa impegnata, ma visitata da Dio. Il Dio degli Atti è il Dio di oggi, e se ha visitato altre nazioni, può visitare anche la nostra.

 

 

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