Quando non tocchi più il fondo
QUANDO NON TOCCHI PIÙ IL FONDO
Casavatore 16-08-2026 PREDICAZIONE: PASTORE ANTONIO RUSSO
Oggi parleremo del tema “Quando non tocchi più il fondo”, un messaggio che ci deve far riflettere perché ci ricorda che Dio non ci chiede semplicemente di fare di più, ma di andare più in profondità nella Sua meravigliosa presenza. In Ezechiele 47 vediamo un fiume che nasce dalla presenza di Dio e diventa progressivamente più profondo. Il profeta, guidato da un angelo, sperimenta quattro tappe: prima l’acqua arriva alle caviglie, poi alle ginocchia, poi ai fianchi e, infine, diventa così profonda che non riesce più ad avere piede e deve nuotare, lasciandosi andare nel fiume. Questa è una meravigliosa immagine del nostro cammino con lo Spirito Santo. Possiamo accontentarci di stare sulla riva, oppure possiamo decidere di entrare nel fiume e lasciarci guidare dalla Sua corrente. Arriva però un momento in cui, se vogliamo andare più in profondità, non possiamo più controllare tutto né dipendere dalle nostre capacità e dalle nostre sicurezze. Dobbiamo imparare a fidarci dello Spirito Santo, della Sua presenza, e permetterGli di portarci là dove Lui vuole, non dove vogliamo noi. Più entriamo nel fiume, meno dipendiamo da noi stessi e più impariamo a dipendere dalla Sua presenza. Ezechiele 47:1 dice: “Egli mi condusse nuovamente all’ingresso del tempio, ed ecco delle acque uscivano da sotto la soglia del tempio verso est …” Questo fiume parte direttamente dalla presenza di Dio e rappresenta l’opera dello Spirito Santo nella nostra vita: decidere di non volerci guidare da noi stessi, ma scegliere di lasciarci guidare da Lui. Lo Spirito Santo è già stato dato nel giorno della Pentecoste e non deve scendere nuovamente: dobbiamo riceverLo ed essere ripieni della Sua presenza. In Atti 2:1-4 è scritto: “Come giunse il giorno della Pentecoste, essi erano tutti riuniti con una sola mente nello stesso luogo. E all'improvviso venne dal cielo un suono come di vento impetuoso che soffia, e riempì tutta la casa dove essi sedevano. E apparvero loro delle lingue come di fuoco che si dividevano, e andarono a posarsi su ciascuno di loro. Così furono tutti ripieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, secondo che lo Spirito dava loro di esprimersi.” Gesù non ci ha lasciati orfani: ha promesso lo Spirito Santo, che rimane con noi per sempre. Lo Spirito Santo vive in ogni credente e vuole guidare la nostra vita, mostrarci la volontà del Padre e aiutarci ad adempierla. Quando siamo nati di nuovo e abbiamo ricevuto Cristo nel nostro cuore, Dio ha preparato un proposito per la nostra vita. Ma non possiamo raggiungerlo attraverso le nostre capacità e le nostre forze: dobbiamo imparare a dipendere dallo Spirito Santo, lasciarci guidare dalla Sua presenza e arrenderci a Lui. Questo è un processo che benedirà grandemente la nostra vita. Perciò, attraverso le quattro tappe di Ezechiele 47, impareremo che cosa significa lasciarci andare nel fiume dello Spirito e permettere a Dio di portarci là dove Lui ha stabilito di condurci.
Quindi partiamo con la prima tappa: “l’acqua arriva alle caviglie.”
In Ezechiele 47:3 è scritto: “L’uomo avanzò verso est con una cordicella in mano e misurò mille cubiti; poi mi fece attraversare le acque: mi arrivavano alle caviglie.” Stiamo parlando di pochi centimetri da terra. Questa rappresenta il minimo di Dio nella nostra vita: non possiamo ancora dire di essere entrati nel fiume, ma soltanto di essergli stati vicino, di averlo toccato e forse di averne percepito la temperatura. Nella misura in cui noi ci diamo a Dio, Dio dà a noi; nella misura in cui ci arrendiamo allo Spirito Santo, Dio può operare nella nostra vita. Purtroppo, ci sono credenti che vogliono rimanere al minimo con Dio: “Signore, ti ho dato la vita, mi hai salvato, gloria a Dio, però finiamo qui. Vado in chiesa la domenica, ma deve finire qui”. Questi sono quelli che possiamo chiamare “credenti da parcheggio”, perché non vogliono andare oltre con Dio, ma Egli non vuole che rimaniamo fermi. Se andiamo oltre, sperimenteremo cose che fino ad oggi non abbiamo mai vissuto. Per questo, se siamo ancora alle caviglie nella nostra vita spirituale, dobbiamo cominciare a fare passi concreti. Dobbiamo sviluppare un rapporto più intimo con la presenza del Padre: pregare ogni giorno e non cercare Dio soltanto quando abbiamo un problema. Abbiamo bisogno di dedicare ogni giorno del tempo alla Sua presenza, di riscoprire il Tameion, il luogo segreto, e di stare con Lui. Oltre alla preghiera, abbiamo bisogno della meditazione e della lettura della Parola di Dio. Non dobbiamo vivere soltanto di ciò che riceviamo al culto della domenica, perché Dio ci ha lasciato la Sua Parola, l’Antico e il Nuovo Testamento, affinché la conosciamo e la sperimentiamo nella nostra vita. Gesù disse: “Le parole che io vi dico sono spirito e vita”. La Parola porta vita laddove c’è morte, malattia, depressione, infermità, ansia e paura. Dobbiamo quindi aprire quotidianamente la Bibbia, leggerla e meditarla ogni giorno. Come leggiamo in Giosuè 1:8, quando il libro della legge non si dipartirà dalla nostra bocca, allora prospereremo e saremo benedetti. Dobbiamo anche andare oltre nella vita della Chiesa, perché Essa è una famiglia: non siamo perfetti, conosciamo i pregi e i difetti gli uni degli altri, ma siamo la famiglia di Dio. C’è tanto bene nel corpo di Cristo che possiamo sperimentare soltanto vivendo la comunione con i fratelli e le sorelle. Non limitiamoci quindi a venire al culto: viviamo la vita della Chiesa, inseriamoci nel discepolato, partecipiamo agli incontri di preghiera e cominciamo a servire. Gesù ci ha insegnato che c’è più gioia nel dare e nel servire che nell’essere serviti. Dobbiamo chiederci: “Dove possiamo renderci utili? Chi possiamo aiutare? Come possiamo servire il Regno di Dio? Come possiamo compiere la Sua volontà?” Le caviglie sono solo l’inizio: Dio non ci sta facendo uscire dal fiume, ma ci sta dicendo di fare il prossimo passo. Non accontentiamoci del minimo che Dio ha preparato per noi: Egli vuole che cresciamo, maturiamo, serviamo e andiamo più in profondità. Dio non ci mostrerà i prossimi cinque o dieci anni, ma ci mostrerà il prossimo passo e, un passo alla volta, arriveremo alla meta e raggiungeremo la volontà di Dio per la nostra vita.
La seconda tappa: “l’acqua arriva alle ginocchia.”
In Ezechiele 47:4 è scritto: “Misurò altri mille cubiti, poi mi fece attraversare le acque: mi arrivavano alle ginocchia. …” A questo punto cominciamo a sentire la corrente del fiume, che ci spinge e vuole portarci più avanti. Questa tappa rappresenta quei credenti che vivono soprattutto di sensazioni ed emozioni, i “credenti yo-yo”: oggi sono “dalle stelle alle stalle”, pieni di entusiasmo e desiderosi di fare grandi cose con Dio, mentre domani sono scoraggiati e nelle profondità più basse. Ma Dio non vuole che siamo credenti yo-yo. Abbiamo già fatto alcune esperienze con la fede, ma dobbiamo ancora imparare a vivere per fede e di fede in fede. Non sapremo mai ciò che Dio ha preparato per noi, se non iniziamo a vivere per fede nelle Sue promesse e nella Sua volontà. Se l’acqua è alle ginocchia nella nostra vita, dobbiamo imparare a non vivere di sensazioni. Possiamo sentire emotivamente la presenza di Dio, ma ci saranno anche momenti in cui non sentiremo nulla. Tuttavia, abbiamo la certezza della Sua Parola: “Io non ti lascerò e non ti abbandonerò mai”. Quando passeremo nel fuoco, non saremo bruciati, e quando passeremo per l’acqua, non saremo sommersi, perché Lui sarà con noi. Anche Davide scrive: “Quand’anche camminassi nella valle dell’ombra della morte”, ma la nostra certezza è: “Io so che Tu sei con me”. Non perché lo sentiamo emotivamente, ma perché Dio lo ha detto. Per questo dobbiamo continuare a cercare la Sua presenza anche quando non sentiamo niente, continuare a pregare, a servire e a camminare con Lui. Dobbiamo ubbidire anche quando non comprendiamo tutto, perché Dio ci mostrerà il prossimo passo e, un passo alla volta, arriveremo al proposito che ha stabilito per la nostra vita. Anche dopo un ritiro spirituale glorioso non dobbiamo limitarci a dire: “È stato bello”. Con Gesù ogni giorno è bello, soprannaturale e speciale, perché Lui è sempre presente nella nostra vita. La crescita spirituale non significa sentire sempre Dio, ma continuare a credere, ubbidire e seguirLo anche quando apparentemente non sentiamo nulla. Quando l’acqua arriva alle ginocchia, sentiamo la forza della corrente, ma abbiamo ancora i piedi sul fondo. Abbiamo ancora alcune sicurezze umane e vogliamo mantenere il controllo. Dio, però, ci dice: “Non fermarti alle sensazioni. Fidati di Me e fai il prossimo passo”. Durante il ritiro abbiamo ricevuto proprio questa parola: Dio ci avrebbe mostrato il prossimo passo da fare, e lo ha fatto mostrando a ciascuno di noi il passo che dobbiamo compiere. La tendenza di questa seconda tappa è voler ancora toccare il fondo e avere tutto sotto controllo. Molti vivono delusione e confusione perché non vogliono lasciarsi andare, ma Dio ci dice: “Non ti fermare qui, vai oltre”. Abbiamo iniziato a sentire la corrente e a sperimentarne la forza, ma per la nostra vita c’è ancora molto di più. Dio vuole farci camminare nel soprannaturale, mostrarci la Sua gloria e portarci più profondamente nella Sua presenza. Se questo non accade, non dipende da Lui, ma dal fatto che vogliamo ancora rimanere nelle nostre sicurezze umane. Per questo, dobbiamo imparare a lasciarci andare completamente nelle braccia di Dio.
La terza tappa: “l’acqua arriva ai fianchi.”
In Ezechiele 47:4 è scritto: “…Misurò altri mille cubiti, poi mi fece attraversare le acque: mi arrivavano ai fianchi.” Qui iniziamo a entrare in una dimensione più profonda dello Spirito. La Parola non rimane soltanto nella mente, ma raggiunge il cuore e trasforma la nostra vita. In questa tappa cresciamo nella conoscenza di Dio e della Sua Parola, comprendiamo cosa significa camminare per lo Spirito e iniziamo ad assumerci responsabilità nel Regno, diventando portatori dell’Evangelo della grazia e del Regno di Dio. Tuttavia, ci manca ancora il coraggio di andare oltre i nostri limiti, ma Dio ci dice: “Andate oltre i vostri limiti”. Anche se l’acqua è ai fianchi, sentiamo ancora la terra sotto i piedi e continuiamo a combattere con le nostre forze, cercando di controllare ogni situazione attraverso il ragionamento, l’intelligenza e le nostre capacità. Ma con Dio non possiamo ragionare nello spirituale come ragioniamo nel naturale. Dobbiamo imparare a lasciare il controllo, affidare a Dio ciò che non possiamo controllare e smettere di voler risolvere ogni cosa con le nostre forze. Dobbiamo fare il passo che rimane da fare: se Dio ci ha chiamati a servirLo, serviamoLo; se dobbiamo evangelizzare, andiamo ad evangelizzare. Assumiamoci le nostre responsabilità, prendiamo una decisione e non permettiamo alla paura di paralizzarci. Non dobbiamo aspettare di avere tutte le certezze o di vedere l’intero percorso prima di partire. Dio ci mostrerà il prossimo passo, non tutta la strada. Per questo dobbiamo imparare a dipendere dallo Spirito Santo. Prima di agire, chiediamo il Suo aiuto: Lui è il Paracleto, il nostro Aiuto, Consigliere, Incoraggiatore, Esortatore e Avvocato. Affrontiamo ogni situazione insieme a Lui e non con le nostre forze naturali. Quando l’acqua arriva ai fianchi, la corrente è più forte, ma possiamo ancora resistere perché i nostri piedi toccano il fondo. Ed è proprio qui che Dio ci dice: “Smettetela di voler controllare ogni cosa. Figli, fidatevi di Me”. È scritto in Zaccaria 4:6: “… Non per potenza né per forza, ma per il mio Spirito», dice l'Eterno degli eserciti.” La vera profondità comincia quando le nostre capacità non sono più la nostra sicurezza e lo Spirito Santo diventa la nostra dipendenza. Dobbiamo imparare a dire: “A me basta essere il ‘pappagallo’ dello Spirito Santo”, ripetendo ciò che Lui ci dice e imparando a morire a noi stessi per permettere a Lui di vivere nella nostra vita. L’invito di Dio è chiaro: “Non confidate nelle vostre forze. Non confidate nelle vostre capacità. Mettete la vostra fiducia in Me e lasciatevi andare”. Perché Geremia ci ricorda: “Maledetto l’uomo che confida nell’uomo”, anche quando quell’uomo siamo noi stessi, mentre “Benedetto l’uomo che confida nell’Eterno”.
La quarta tappa: “non tocchiamo più il fondo, dobbiamo solo nuotare.”
Questo è quello che accade nel fiume dello Spirito. In Ezechiele 47:5 è scritto: “Misurò altri mille cubiti: era un fiume che non potevo attraversare, perché le acque erano cresciute; erano acque nelle quali bisognava nuotare: un fiume che non si poteva attraversare.” Quando iniziamo a nuotare nelle acque profonde, non tocchiamo più il fondo. A questo punto cambia tutto, ed è proprio qui che Dio ci vuole portare. Finché tocchiamo il fondo, possiamo ancora decidere noi dove andare, ma quando non lo tocchiamo più dobbiamo affidarci al fiume. Questo è il fiume dello Spirito Santo: l’immagine di una vita completamente arresa a Lui. Dobbiamo perdere il controllo della nostra vita e darlo a Lui, lasciandoci guidare, trasportare e condurre dallo Spirito Santo. È come l’aquila che smette di combattere contro il vento e utilizza le correnti ascensionali per salire sempre più in alto. In Isaia è scritto che quelli che sperano nell’Eterno, cioè coloro che ripongono la propria aspettativa in Lui, acquistano nuove forze, si innalzano con ali come aquile, corrono senza stancarsi e camminano senza affaticarsi. Dio vuole che impariamo a togliere le nostre aspettative da noi stessi e a riporle in Lui, senza fare affidamento sulle nostre forze. Ritornando a Ezechiele, al versetto 6 l’angelo gli disse: “Hai visto, figlio d’uomo? …” Questa domanda è importante, perché quando ci lasciamo andare alla corrente dello Spirito e permettiamo allo Spirito Santo di trasportarci, iniziamo a vedere ciò che prima non riuscivamo a vedere. Cominciamo a vedere le Sue meraviglie, ciò che ha preparato per noi e realtà spirituali che non avremmo mai visto rimanendo sulla riva. È ciò che accadde all’apostolo Paolo, che, in 2 Corinzi 12:2, riferendosi a sé stesso, disse: “Io conosco un uomo in Cristo, che quattordici anni fa (se fu col corpo non so, né so se fu senza il corpo; Iddio lo sa), fu rapito fino al terzo cielo”, e vide cose inconcepibili alla mente umana. E quando entriamo in questa dimensione dello Spirito, iniziamo a vedere gli effetti della Sua presenza nella nostra vita e attorno a noi. E dove arrivano queste acque accade qualcosa di straordinario: Ezechiele vede alberi verdeggianti e pieni di vita; quelle acque attraversano il deserto e arrivano fino al mare, e le acque vengono risanate. Ezechiele 47:9 dice: “E avverrà che ogni essere vivente che si muove, dovunque il fiume arriverà, vivrà; ci sarà grande abbondanza di pesce, perché vi giungono queste acque e risanano le altre; ovunque arriverà il fiume tutto vivrà.” Dove arriva il fiume di Dio porta vita e guarigione: dove non c’era frutto cominciano a crescere alberi e dove sembrava non esserci futuro nasce qualcosa. Questo è ciò che lo Spirito Santo vuole fare nella nostra vita: “Imparate a dipendere dalla Mia presenza. Non trattenetevi, lasciatevi andare nelle acque dello Spirito”. Il mondo non ha bisogno di semplici chiacchiere, ma del fiume dello Spirito che è dentro di noi. La Chiesa ha la responsabilità di portare il fiume della vita; non dobbiamo limitarci a dire: “È stato bello”, perché Dio vuole manifestare la Sua presenza attraverso di noi. Finché le acque sono alle caviglie, alle ginocchia o ai fianchi, sperimentiamo qualcosa di Dio; ma quando decidiamo di scendere nel fiume, iniziamo a vivere quotidianamente nella realtà della Sua presenza e della Sua potenza. Lo Spirito Santo non ci è stato dato per vivere soltanto un’esperienza personale, ma perché possiamo portare il fiume al mondo che sta morendo attorno a noi. Dobbiamo quindi chiederci: “Dove ci troviamo? Abbiamo iniziato a lasciarci andare nel fiume dello Spirito?” Dio non ci sta chiedendo semplicemente di fare di più, ma ci sta chiedendo di andare più in profondità.
Quanti di noi vogliono andare più in profondità con Dio?
