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Strategie del nemico degli ultimi tempi

Strategie del nemico degli ultimi tempi

 

STRATEGIE DEL NEMICO DEGLI ULTIMI TEMPI

Casavatore 02-08-2026                                                                              PREDICAZIONE: PASTORE ANTONIO RUSSO

Oggi parleremo di strategie e, più precisamente, delle "Strategie del nemico negli ultimi tempi". La Parola di Dio ci insegna che stiamo vivendo gli ultimi tempi e che dobbiamo essere vigilanti, saggi e preparati. Già duemila anni fa si parlava degli ultimi tempi, ma la Scrittura ci ricorda: “… per il Signore un giorno è come mille anni, e mille anni come un giorno.” (2 Pietro 3:8), perciò, dal punto di vista di Dio, sono trascorsi soltanto pochi giorni. Il ritorno di Cristo è vicino e vogliamo comprendere due strategie che il nemico usa contro i credenti: la distrazione e la delusione. Conoscere queste strategie ci aiuta a riconoscere ciò che sta accadendo e a sapere come reagire. L’obiettivo del diavolo è fermare la nostra vita spirituale, renderci infruttuosi e impedirci di raggiungere il proposito che Dio ha preparato per noi. Gesù ci ha chiamati a portare molto frutto e un frutto duraturo, mentre il nemico vorrebbe farci diventare soltanto piante ornamentali, capaci solo di fare ombra. Ma noi non siamo nati per caso: Dio ci ha creati con un proposito e vuole che entriamo pienamente in ciò che ha preparato per la nostra vita. La Bibbia ci insegna che dobbiamo essere fedeli amministratori e ricordare una cosa importante: le persone non sono i nostri nemici; i nostri familiari, i nostri fratelli e le nostre sorelle non sono i nostri nemici. La Scrittura ci parla invece di tre nemici spirituali: la carne, il presente malvagio secolo, cioè il mondo, e il diavolo. Gesù ha già trionfato sul diavolo; a noi spetta sottomettere la carne e non lasciarci ingannare dal mondo, che promette tanto ma alla fine lascia vuoti. Sapete, il diavolo non è creativo: usa sempre le stesse strategie, e quando conosciamo il suo modo di operare possiamo resistergli e vincere. Una delle sue strategie è farci credere di essere soli nelle nostre sofferenze; infatti, a volte diciamo: "Succede tutto a me", ma la Bibbia ci insegna che le stesse sofferenze e prove si compiono nel corpo di Cristo. La storia di Elia ci ricorda questa verità: dopo aver sconfitto i profeti di Baal, fuggì pensando di essere rimasto solo, ma Dio gli disse: "Elia, non sei solo; ci sono settemila persone che non hanno piegato le loro ginocchia davanti a Baal". Il nemico vuole isolarci, ma Dio ci ricorda che apparteniamo a una famiglia spirituale che combatte insieme a noi.

La prima strategia è quindi la distrazione.

Leggiamo dalla versione Amplificata la parabola del seminatore riportata in Matteo 13:19, dove Gesù dice: "Quando qualcuno ascolta la Parola del Regno e non la comprende e non ne afferra il significato, il maligno viene e porta via ciò che è stato seminato nel suo cuore. Questo è il seme seminato lungo la strada." La distrazione impedisce di comprendere ciò che Dio vuole comunicarci. Anche durante la preghiera possiamo essere distratti dal telefono, dai social o dalle notifiche, permettendo che qualcosa di momentaneo diventi più importante dell’incontro con Dio. Per questo dobbiamo vigilare, perché il nemico cerca di rubare la Parola seminata nel nostro cuore e impedirci di portare frutto. Facciamo attenzione alle distrazioni, perché il diavolo cerca di impedirci di comprendere ciò che Dio vuole dirci; infatti, quando non comprendiamo e non afferriamo il significato della Parola, il maligno viene e porta via ciò che è stato seminato nel nostro cuore. Questo è il seme seminato lungo la strada: il nemico vuole rubare quel seme prima che possa produrre frutto. Gesù, nel verso 20 della parabola del seminatore, parla del seme caduto nei luoghi rocciosi: "Quello sul quale il seme è stato seminato nei luoghi rocciosi è colui che ascolta la Parola e subito la riceve con gioia." Ma poi, nel verso 21, dice: "Tuttavia non ha in sé una radice profonda, ma è soltanto temporaneo, incostante e dura solo per un po'..." Il terreno roccioso rappresenta una persona che riceve la Parola con entusiasmo, ma ha un cuore superficiale nelle cose di Dio, perché non permette alla Parola di scendere in profondità nella propria vita e di mettere radici profonde. Come una piantina che cresce tra le rocce, può essere bella da vedere, ma non ha stabilità perché le radici non riescono a svilupparsi. Il verso continua: "...quando poi sorgono difficoltà, afflizioni o persecuzioni a causa della Parola..." Infatti, dopo aver ricevuto Gesù, arriveranno anche le persecuzioni e, molto spesso, i primi a perseguitarci saranno proprio quelli di casa nostra. E continua dicendo: "...immediatamente inciampa e cade, abbandonando Colui nel quale avrebbe dovuto confidare." Ciò significa che, quando questa persona si trova davanti a difficoltà, afflizioni o persecuzioni a causa della Parola, inciampa e cade, abbandonando Colui nel quale avrebbe dovuto confidare. Nel verso 22 Gesù parla del seme seminato fra le spine: “Quello sul quale il seme è stato seminato fra le spine, è colui che ascolta la Parola, ma le persecuzioni e le distrazioni del mondo e l'inganno delle ricchezze … soffocano la Parola ed essa diventa infruttuosa.” Le ricchezze possono diventare un inganno, perché molte persone non possiedono semplicemente il denaro, ma è il denaro a possederle, diventando il padrone della loro vita e soffocando la Parola di Dio. Eppure, la Parola di Dio è un seme potente e, quando trova un buon terreno, produce il risultato per il quale è stata mandata. Tutti i terreni ascoltano la stessa Parola e ricevono lo stesso seme, ma la differenza è nel cuore che la riceve. Nel verso 23 leggiamo: “Quello invece sul quale il seme è stato seminato nella buona terra è colui che ascolta la Parola, la comprende e ne afferra il significato; e gli porta realmente frutto e produce: uno cento volte tanto, un altro sessanta e un altro trenta.” La Parola ascoltata, compresa e custodita porta frutto; per questo dobbiamo chiederci non soltanto che cosa ascoltiamo, ma anche che cosa permettiamo che occupi il nostro cuore. Il nemico non deve necessariamente togliere la Parola dalla nostra vita; gli basta soffocarla attraverso distrazioni, pensieri e preoccupazioni che prendono il posto di Dio. La distrazione spirituale non significa smettere di ascoltare la Parola, ma permettere ad altre cose di occupare il nostro cuore e la nostra mente, impedendoci di custodire ciò che Dio ci ha detto. Per questo, dopo la lode, l’adorazione e la preghiera, dobbiamo continuare a rimanere concentrati sulla Parola ricevuta. Il diavolo cerca di rubare la Parola perché sa che essa ha il potere di trasformare la nostra vita. Le persone rappresentate da quei terreni non hanno necessariamente abbandonato Dio: sono nella chiesa, ascoltano la Parola, ma si sono distratte; questa è una delle strategie più pericolose del nemico. Sapete, oggi viviamo in una società fondata sull'intrattenimento, dove tutto è studiato per catturare la nostra attenzione e impedirci di riflettere sulle cose veramente importanti. Artisti, personaggi dello spettacolo, influencer e sportivi riescono a coinvolgere milioni di persone, trasmettendo spesso un messaggio implicito: “distraiti, non pensare alle cose importanti e non riflettere sul senso della tua esistenza.” Il problema della distrazione, però, non è soltanto perdere tempo, ma perdere la direzione della nostra vita. Possiamo essere molto occupati e, allo stesso tempo, non avanzare spiritualmente. La cosa sorprendente è che anche le cose buone possono diventare distrazioni. Il lavoro, per esempio, è una benedizione, perché la Bibbia ci insegna l'importanza di lavorare, ma può diventare un problema quando prende il posto che appartiene a Dio. Ci sono persone che hanno pregato chiedendo al Signore un lavoro e, dopo averlo ricevuto, hanno permesso che quel lavoro diventasse il loro padrone. Lo stesso può accadere con le responsabilità, la famiglia o altre benedizioni ricevute. In altre parole, hanno preso il dono e hanno dimenticato il Donatore. Non dobbiamo mai dimenticare che Dio è l'essenza della nostra esistenza e della nostra vita; per questo dobbiamo porci una domanda importante: "Quella cosa che all'inizio era una benedizione, mi sta portando lontano dal proposito di Dio?" Dio può benedirci attraverso il lavoro e molte altre cose, ma non vuole che nulla prenda il Suo posto. L'apostolo Paolo dichiara in Filippesi 3:13: "Fratelli, non ritengo di avere già ottenuto il premio, ma faccio una cosa: dimenticando le cose che stanno dietro e protendendomi verso le cose che stanno davanti." Questo non significa perdere la memoria del passato, ma scegliere di non permettere che esso continui a influenzare e determinare il nostro futuro. Molti rimangono prigionieri delle esperienze vissute, delle ferite e delle delusioni, ma Dio ci chiama a guardare avanti. Paolo stesso aveva alle sue spalle grandi errori, come il consenso dato alla morte di Stefano, quando aveva ascoltato le sue parole: "Ecco, io vedo i cieli aperti e il Figlio dell’uomo in piedi alla destra di Dio." Dopo l'incontro con Gesù, però, decise di non vivere prigioniero né dei suoi fallimenti né dei suoi successi, ma di continuare a correre verso la meta, come un corridore che tende il proprio corpo verso il traguardo. Per questo scrive in Filippesi 3:14: "Proseguo il corso verso la mèta, verso il premio della suprema vocazione di Dio in Cristo Gesù." Paolo aveva una meta davanti a sé ed era determinato a portare avanti ciò che Dio gli aveva affidato. Vivere così significa essere determinati, concentrati e in movimento nella fede. Non permettiamo quindi che il passato paralizzi il nostro presente e il nostro futuro, perché Dio ha un piano meraviglioso per la nostra vita. Lasciamo ciò che ci blocca alle nostre spalle e iniziamo a camminare verso il proposito che Lui ha preparato per noi. Non possiamo afferrare pienamente ciò che Dio ha preparato se continuiamo a vivere guardando indietro. Non dobbiamo permettere né alle ferite del passato né alle vittorie ricevute di bloccare il nostro cammino. Il passato deve diventare una testimonianza, perché siamo chiamati a vivere la fede nel presente. Gloria a Dio per le vittorie ricevute, ma non permettiamo ai ricordi del passato di condizionare la nostra vita. Dobbiamo chiederci: dove stiamo investendo il nostro tempo? Che cosa occupa i nostri pensieri? Che cosa sta consumando le nostre energie? Ricordiamoci che il tempo è prezioso e che la vita è una sola e ha un grande valore. Il problema spesso non è la mancanza di tempo, ma la mancanza di priorità. Nella versione Amplificata, in Luca 21:34, Gesù disse: "Ma state in guardia e fate attenzione a voi stessi, affinché i vostri cuori non siano appesantiti dagli eccessi, dall'ubriachezza e dalle preoccupazioni, dalle ansietà e dalle distrazioni della vita quotidiana, e affinché quel giorno non venga improvvisamente su di voi come una trappola." Gesù ci mette in guardia dalle distrazioni, dalle ansie e dalle preoccupazioni che possono appesantire il nostro cuore. Per questo ricordiamo le Sue parole: "...basta a ciascun giorno il suo affanno." (Matteo 6:34) Il nostro obiettivo deve essere quello di cercare Dio, stare nella Sua presenza e avere sempre più fame della Sua Parola. La distrazione diventa pericolosa quando ciò che è temporaneo occupa così tanto spazio nel nostro cuore da farci perdere sensibilità verso le cose eterne. Anche se vivessimo cent'anni sulla terra, sarebbero comunque nulla in confronto all'eternità. Perciò dobbiamo pensare alle cose di lassù, dove Cristo è seduto alla destra di Dio, per ricevere rivelazione della Sua presenza e imparare a camminare come Cristo ha camminato. Gesù ci chiama a rimanere svegli, concentrati e spiritualmente pronti. Quando riconosciamo di esserci distratti, ritorniamo al proposito originale, riprendiamo il posto che abbiamo perso e ricominciamo ad avanzare.

L'altra strategia del nemico è la delusione.

La delusione nasce quando le nostre aspettative non vengono soddisfatte: quando abbiamo pregato, creduto e aspettato, ma la risposta non è arrivata nei tempi che immaginavamo, dobbiamo però imparare a conoscere i tempi di Dio. Anche le ferite ricevute dalle persone e le promesse non mantenute possono generare delusione. La Scrittura dice in Proverbi 13:12: "L'attesa differita fa languire il cuore, ma il desiderio adempiuto è un albero di vita." La speranza rimandata indebolisce l'uomo interiore, le motivazioni, la gioia e il coraggio, mentre il desiderio realizzato porta ristoro, forza e nuova vita. Per questo non dobbiamo permettere alla delusione di prendere il controllo del nostro cuore, perché Dio opera secondo i Suoi tempi perfetti e ciò che tarda non significa che Dio abbia dimenticato la Sua promessa. La delusione è una delle strategie che il nemico usa per fermarci e paralizzarci. Non permettiamo alla delusione di diventare il luogo nel quale rimaniamo bloccati, perché essa non ci permette di vivere pienamente e indebolisce il nostro cuore, il nostro uomo interiore creato a immagine e somiglianza di Dio. Forse abbiamo pregato, abbiamo creduto e abbiamo aspettato, ma la risposta non è arrivata nei tempi che immaginavamo. Tuttavia, dobbiamo ricordare che i nostri tempi non sono i tempi di Dio. Non fermiamoci perché non abbiamo ancora visto risultati, ma continuiamo a perseverare nella preghiera e nella fede. Il ritardo non significa rifiuto, perché Dio opera secondo i Suoi tempi perfetti. “Marta disse a Gesù: Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto." Ma Gesù le diede speranza dicendo: " Non ti ho detto che se credi, vedrai la gloria di Dio?" Poi davanti alla tomba di Lazzaro gridò: "Lazzaro, vieni fuori!" e Lazzaro uscì. Questo ci insegna che Dio rimane fedele anche quando non comprendiamo i Suoi tempi, perché le Sue promesse rimangono stabili e sicure. Il nemico, però, quando siamo delusi, cerca di riempire la nostra mente con pensieri sbagliati: "Dio ti ha abbandonato", "Tutti ti hanno lasciato", "Non cambierà mai nulla". Il suo obiettivo è bloccare la nostra vita e impedirci di vedere ciò che Dio vuole ancora fare. Per questo dobbiamo chiederci: C'è una delusione che sta governando la nostra vita? Se permettiamo alla delusione di dominare il nostro cuore, anche la nostra vita spirituale ne risentirà. Non lasciamo che ciò che non è accaduto ieri ci impedisca di vedere ciò che Dio farà domani, fissiamo invece gli occhi su Cristo. Molte volte rimaniamo delusi perché abbiamo riposto le nostre aspettative negli uomini. Questo accade perché le persone possono fallire, ferire e sbagliare, ma Cristo rimane sempre fedele, perché Lui è il Fedele. Per questo dobbiamo domandarci: dove abbiamo rivolto il nostro sguardo? Gli uomini possono deluderci, ma Dio non fallisce mai. Ricordiamo Pietro: quando uscì dalla barca e iniziò a camminare sull'acqua, finché tenne gli occhi fissi su Gesù rimase saldo; ma quando guardò il vento e le onde, iniziò ad affondare. Il vento e le onde erano presenti anche prima, ma ciò che lo sosteneva era lo sguardo rivolto a Gesù. Per questo la Scrittura dice in Ebrei 12:2: "Tenendo gli occhi su Gesù, autore e compitore della nostra fede..." Quando spostiamo lo sguardo dalle promesse di Dio alle circostanze, iniziamo a perdere forza. Forse abbiamo iniziato il nostro cammino per fede, ma poi abbiamo guardato troppo alle difficoltà, alle persone e alle cose che non sono accadute, e questo ha prodotto delusione nella nostra vita. Allo stesso tempo, se siamo stati delusi, fermiamoci anche a riflettere: chissà quante persone abbiamo deluso noi, e forse non ce ne siamo nemmeno accorti. Forse sarebbe una buona preghiera dire: "Signore, perdonami per tutte le delusioni che ho provocato e per tutte le volte in cui ho ferito qualcuno; non voglio che un giorno, nel libro della vita, siano scritte queste cose, e se Tu mi mostrerai le persone che ho ferito o deluso, aiutami ad andare da loro e a chiedere perdono.” Sapete, Pietro era un pescatore e sapeva nuotare, eppure, mentre stava affondando, gridò: "Signore, salvami!" e subito Gesù stese la mano, lo afferrò e gli disse: "Uomo di poca fede, perché hai dubitato?" (Matteo 14:30-31) Perché ciò che iniziamo per fede dobbiamo continuare a viverlo per fede; non possiamo portarlo avanti con le nostre sole forze. Gesù è vicino a noi anche oggi e la Sua mano è ancora tesa per rialzarci; perciò scegliamo di tornare a tenere gli occhi fissi su Gesù. Lui è la nostra sicurezza, la nostra speranza e la nostra forza in ogni stagione della vita. Anche quando non comprendiamo tutto ciò che accade, possiamo continuare ad avanzare con fiducia, sapendo che Colui che ci ha chiamati non ci abbandonerà mai e porterà a compimento la Sua opera nella nostra vita.

 

 

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